Baby gang, arrestati quattro ragazzini reggiani. Rapinavano gli studenti e se ne vantavano su Facebook

24/4/2015 – Ragazzi normali di famiglie normali, italiani, minorenni, senza particolari problemi. Qualcuno studiava, qualcuno aveva lasciato la scuola. Quattro amici di rapine, ma abbastanza fanfaroni da farsi beccare attraverso i social network, dove si vantavano delle loro malefatte facendo i buffoni. Sono i ragazzini che aggredivano i coetanei nella zona del Polo scolastico Makallè  (ancora una volta) per sottrargli i telefonini: naturalmente sceglievano bene, smartphone costosi come iPhone e Samsung, e non si sa neppure se li vendessero. Rapinavano così, tanto per rapinare; si divertivano a deridere le loro vittime subito dopo averle circondate e spogliate di tutto, ostentando poi i “trofei” direttamente sui social network.

I quattro della baby gang, piccoli delinquenti nella realtà e ingenui ragazzoni nella second life dei social network, sono stati incastrati dai carabinieri della stazione di Reggio Emilia Santa Croce, che li hanno arrestati in esecuzione dei provvedimenti restrittivi cautelari emessi dal Gip su richiesta della Procura presso il Tribunale per i minorenni, che ha condiviso le risultanze investigative dei Carabinieri.

Seduti: al centro il comandante provinciale dei carabinieri, colonnello Paolo Zito, a destra il capitano Nardò, a sinistra il maresciallo Olindo

Seduti: al centro il comandante provinciale dei carabinieri, colonnello Paolo Zito, a destra il capitano Nardò, a sinistra il maresciallo Olindo

L’operazione è illustrata questa mattina dal comandante provinciale dei Carabinieri, colonnello Paolo Zito, dal comandante della compagnia di Reggio Emilia capitano Nardò e dal comandante della stazione di Santa Croce maresciallo Olindo.

I quattroarrestati, tutti residenti in città, erano diventati il terrore degli studenti del grande polo scolastico di via Makallè. Numerosi i giovanissimi che, accompagnati dai genitori, si sono rivolti a militari per chiedere tutela e come comportarsi di fronte ai baby rapinatori. L’organizzazione delle rapine era sorprendentemente accurata, tanto da imporre qualche riflessione inquietante: sopralluogo nel posto per il colpo, per lo più in prossimità dei sottopassi , suddivisione dei ruoli, accurata scelte della vittima, generalmente studenti minorenni isolati dal gruppo, e compimento della rapina.

I carabinieri della Stazione  di via Adua per mesi hanno condotto le indagini arrivando ad identificare, anche grazie all’esame dei social network, i 4 componenti della banda risultati essere tutti minori e in prevalenza italiani, residenti in città. Come ha sottolineato il capitano Nardò, “ormai Facebook è diventato uno strumento fondamentale” per scavare nel mondo giovanile.  Ma si è rivelata preziosa anche la collaborazione delle vittime: “Non abbiamo registrato atteggiamenti omertosi, semmai il contrario: diversi ragazzi si sono presentati spontaneamente da noi, accompagnati dai genitori, per chiedere aiuto”.

Il capitano Nardò, comandante della compagnia Carabinieri di Reggio Emilia

Il capitano Nardò, comandante della compagnia Carabinieri di Reggio Emilia

Le indagini hanno preso spunto dall’ acquisizione dei filmati registrati da una telecamera del Comune proprio in corrispondenza di una della rapine denunciate. Le precise modalità di commissione del reato hanno portato  i Carabinieri sulle tracce di  una banda organizzata e piuttosto precisa nel compimento delle rapine e per questo, ipotizzando che ogni colpo venisse preceduto  da un sopralluogo da parte degli autori, i Carabinieri hanno iniziato a “radiografare” tutti i soggetti controllati in quei luoghi nei giorni precedenti la rapina.

A un certo punto le attenzioni si sono concentrate su uno dei minori poi arrestati, con un monitoraggio attento sui social del suo profilo facebook e relativi contatti, interessi ed amicizie.

Così tra i vari “amici di facebook” viene rintracciato un soggetto che proprio il giorno della rapina pubblica una foto con indosso i medesimi indumenti ripresi dal sistema di videosorveglianza. Da  lì le indagini prendono piede con l’identificazione di tutti gli altri componenti della banda. Nelle  perquisizioni domiciliari eseguite su delega della Procura, i Carabinieri recuperano recuperano parte della refurtiva, nonché gli stessi indumenti utilizzati durante le rapine e ripresi dalle telecamere.

Ma il colpo di scena arriva nel momento dell’individuazione fotografica degli autori: la vittima rivedendo il filmato della rapina, riconosce gli autori del reato però non si identifica nel rapinato, tuttora ignoto; del resto la sua rapina era stata compiuta 5 minuti dopo e 50 metri più avanti, in un raggio d’azione non coperto dalla videosorveglianza. Una coincidenza fortunata, per gli investigatori e non di certo per i giovani bulli.. Una coincidenza comunque che ha portato i militari di Via Adua a considerare la concreta possibilità che oltre ai colpi scoperti ve ne siano molti altri  non ancora denunciati. Su questa strada si stanno ora indirizzando le indagini dei carabinieri per ricostruire la reale portata dall’attività criminosa dei quattro ragazzi.

 

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