Addio a Ciro Iotti, mitico capo coro del teatro Municipale negli anni Sessanta

 

La scomparsa di Amos "Ciro" Iotti, capo coro del teatro Municipale di Reggio Emilia negli anni Sessanta.  Nella foto da sinistra: Gianrico Becher, Gigetto Reverberi, Amos (detto Ciro) Iotti e Claudio Abbado. Era il 30 gennaio 1962

La scomparsa di Amos “Ciro” Iotti, capo coro del teatro Municipale di Reggio Emilia negli anni Sessanta. Nella foto da sinistra: Gianrico Becher, Gigetto Reverberi, Amos (detto Ciro) Iotti e Claudio Abbado. Era il 30 gennaio 1962

21/4/2015 – Se n’è andato un grande del bel canto, uno che – è proprio il caso di dirlo – ha fatto  la storia della grande musica a Reggio Emilia.

Amos Iotti, 94 anni, conosciuto da tutti come “Ciro”,  capo coro del Teatro Municipale negli anni Sessanta, appassionato di musica e di opera, un vero pilastro del Teatro Valli, è morto ieri, lunedì, all’arcispedale Santa Maria Nuova dopo una breve malattia. I funerali  mercoledì 22 aprile, alle 14.30, al cimitero di Coviolo.

LA DIREZIONE DEL TEATRO VALLI GLI HA DEDICATO OGGI QUESTO COMMOSSO RICORDO

“Bastava dare un occhio a Ciro per sapere cosa ci si poteva aspettare da quell’Opera, bufera o bonaccia. Non c’era nemmeno bisogno di commentare.

Ciro Iotti era un vero pilastro del Teatro, ma di quelli originali, sempre vicino a chi lavorava in teatro, artista o tecnico, ci era vicino sia nei momenti di splendore, che in quelli di difficoltà e tempesta. Ciro amava il teatro e ed era ricambiato dallo stesso amore. Ciro se ne intendeva eccome di musica e di opera in particolare;  la sua vita – una bella vita – l’ha vissuta tra casa e teatro, prima come corista del coro del Teatro Municipale, poi come capo coro negli anni Sessanta e poi come presenza, competente e appassionata, fino all’ultima Stagione che si è appena conclusa.

Ciro era una parte del Teatro Municipale Valli, lo trovavi sempre e ovunque vi fosse un’opera, una prova d’orchestra. Alle prove, seduto su una sedia di fortuna dietro le quinte, oppure appostato seminascosto in barcaccia durante gli spettacoli, lontano dalla mondanità, dal chiacchiericcio e dai foyer. Osservava il gesto del direttore d’orchestra, ascoltava con attenzione. E molti si rivolgevano a lui per “intervistarlo”: “come è andata? E il tenore?”.

Era un’autorità in materia. Mai sentito parlare male di nessun professionista, rispettava troppo il lavoro di chi sta in scena. C’era da imparare sentirlo come si esprimeva anche su chi sbagliava. Misurato, equilibrato, non tollerava la bruttezza e questo lo si capiva se lo vedevi uscire dal teatro scuro in volto.

Si era fatto da solo, come spesso succedeva allora, quando nei cori quelli che sapevano leggere la musica erano una minoranza e si cantava a orecchio.

“Ci stupiva sempre per quanto fosse competente e attento – racconta Francesco Giuseppe Sassi, che da Ciro aveva ereditato il ruolo di capo coro che porterà avanti per 23 anni – d’altra parte aveva passato una vita in teatro”.

Di lavoro era stato impiegato all’Ufficio delle Imposte del Comune, ma il suo ambiente era quello teatrale e operistico: quello di Ferruccio Tagliavini, quello di Gigetto Reverberi.

Ciro se ne è andato a 94 anni dopo una brevissima malattia.

Seminava amore per il teatro anche in casa: i frutti li ha raccolti la figlia Luisa,  corista, maestra collaboratrice del Teatro, che ora lo piange con l’altra figlia, Paola e con i nipoti e con noi del Teatro che, da oggi, non potremo più contare sul suo sorriso”.

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