Sogno Reggiana: perchè L’Aquila è un test decisivo
Intervista a mister Colombo,
innamorato della città e della tifoseria granata

La Reggiana cerca il riscatto nella trasferta contro L’Aquila dopo le deludenti, recenti, esibizioni col Pro Piacenza e il Santarcangelo. Mister Colombo ricorda: “Non siamo stati costruiti per vincere il campionato, ma abbiamo fatto così bene che ora i tifosi e la città si aspettano molto da noi. Siamo delusi, ma vogliamo rilanciarci. Abbiamo fatto un buon mercato e io a Reggio vivo una bellissima avventura grazie ad una tifoseria esemplare.”

di Carlo Codazzi

Il campionato della Reggiana è giunto ad un bivio: dopo la sconfitta di Piacenza e il pareggio interno con il Santarcangelo i granata devono svoltare cercando la vittoria in trasferta contro L’Aquila che, a sua volta, non attraversa un buon momento. Un nuovo stop sarebbe deleterio in vista del finale di stagione che potrebbe proiettare la Reggiana verso la promozione in serie B o deludere le aspettative che gli uomini di Colombo hanno fatto nascere nei tifosi per quanto i granata sono stati capaci di fare prima delle ultime due, sfortunate, esibizioni. Con Alberto Colombo, tecnico della Reggiana, l’uomo che è stato capace di cambiare volto alla squadra della nostra città e di farne, inaspettatamente, una pretendente al salto di categoria accendendo entusiasmi sopiti da anni,  parliamo a ruota libera della formazione granata, del momento che quest’ultima attraversa, del mercato fatto, del prossimo delicato match con L’Aquila e di come il tecnico sta vivendo l’avventura di Reggio Emilia. Colombo si concede di buon grado all’ampia chiacchierata.

Reggiana, l'allenatore Colombo

Reggiana, l’allenatore Colombo

Mister, ci descriva l’umore dello spogliatoio granata dopo la sconfitta di Piacenza e il pari casalingo col Santarcangelo.

C’è delusione perché non abbiamo raggiunto i risultati che ci eravamo prefissati prima delle gare che lei ha citato. Siamo, comunque, consapevoli dei pregi e difetti della nostra squadra e sappiamo chi siamo e cosa possiamo fare. Allo stesso tempo abbiamo voglia di riscatto, ma alla resa dei conti valgono soltanto i fatti e dobbiamo dimostrare con l’Aquila di poter ambire a posizioni di vertice. Dobbiamo dare una scossa alla nostra classifica e reagire al meglio perché l’ambiente reggiano si esalta facilmente e altrettanto facilmente si deprime.

Nel dopo gara col Santarcangelo lei, inusualmente, si è mostrato arrabbiato più verso i media per le critiche mosse alla squadra che verso i suoi ragazzi. Si tratta di un cambio di strategia comunicativa?

Siamo tutti delusi tuttora del risultato maturato col Santarcangelo però mi sembra che si travisi quello che ho sempre fatto nel dopo partita. Nel match di lunedì scorso siamo stati capaci di creare 6-7 palle goal, quindi, la squadra non ha fatto così male. Per un’ora abbiamo giocato bene poi, dopo aver segnato, siamo calati e ci siamo espressi male. Sono critico per l’ultima mezzora di partita, ma ricordo che non siamo stati costruiti per vincere il campionato. Mi sono arrabbiato con i media perché carenze e mancanze che noto nella Reggiana le noto anche nelle altre avversarie, a parte l’Ascoli forse, per questo pretendo equilibrio di giudizio anche da parte dei media come cerco io di essere equilibrato nel giudicare la mia squadra. Ci si dimentica che dopo partite tipo quella giocata a Carrara in cui siamo stati in sofferenza per tutto il secondo tempo, avendo vinto, siamo stati ricoperti di elogi e ho letto di ”una grande Reggiana”, ma in realtà non fu così. Io ero critico quando si giocava male e si vinceva ugualmente, allo stesso modo non sono negativo se non si vince ma si gioca benino. Occorre saper analizzare la gara senza guardare al risultato scaturito, altrimenti si cade in errore.

Cosa manca alla Reggiana, a suo parere, per fare il salto di qualità che potrebbe darle anche il primo posto?

Se osserviamo gli ultimi campionati di Lega Pro notiamo che le formazioni che sono arrivate prime non erano squadre “giovani”. Ne consegue che avere esperienza è indispensabile per gestire certi momenti della stagione. Prendendo in esame il match col Santarcangelo penso che i ragazzi avvertissero il fatto di dover vincere per forza e quando hanno trovato il vantaggio devono aver provato o la sensazione di aver raggiunto l’obiettivo, oppure è subentrato in loro il “peso” del dover vincere ed è arrivata la paura di non riuscirci. Tutto ciò è dipeso dall’inesperienza che non ci permette di gestire appieno certe situazioni. La risposta alla domanda, in sostanza, è che ci manca esperienza.

La città di Reggio e i tifosi vengono da anni di delusioni e c’è tanta voglia di Reggiana da vertice e di serie B.  Il pubblico vi segue con simpatia e passione, ma adesso si aspetta tanto perché siete stati bravi. Avvertite pressione psicologica per questo?

E’ proprio per quello che è riportato nella sua domanda che ho cercato di stemperare e difendere i ragazzi in sala stampa lunedì. Ci si scorda tutti, pubblico compreso, di ciò che si diceva di noi ad inizio stagione, vale a dire che dovevamo salvarci e cercare di fare un campionato dignitoso. Capisco, comunque, che adesso i tifosi si aspettino risultati importanti , ma, come detto, ci manca qualcosina per competere a d alto livello e non intendo illudere nessuno ora. Non l’ho fatto quando eravamo in testa, figuriamoci adesso. E’ certo che pretendere cose difficili o impossibili può creare malumori nella squadra, allo stesso tempo, se i tifosi si aspettano la promozione in serie B e quest’ultima non arriva sopraggiunge in loro tanta delusione. Ripeto a tutti che si deve ricordare da dove siamo partiti quest’anno.

Ci descriva il suo rapporto con la nostra città e i tifosi granata. Ci spieghi come vive l’avventura in questa piazza.

La vivo in modo inaspettato per me. Sono alla seconda esperienza da allenatore nei professionisti e mi avevano detto che avrei incontrato tante difficoltà ad allenare in una piazza come quella di Reggio Emilia. Fortunatamente, fino ad ora, la tifoseria ha dimostrato un’intelligenza esemplare come si è visto alla fine della partita di lunedì quando i ragazzi della Sud hanno chiamato la squadra sotto la curva per ringraziarli di quanto avevano fatto. Ho l’impressione, in questa esperienza granata, di aver vinto 3 campionati in 1 grazie a quello che i nostri supporter hanno fatto: ci hanno riservato una stupenda accoglienza al ritorno delle vittoriose trasferte di Ferrara e Carrara e ci hanno ospitato meravigliosamente alla festa organizzata all’Italghisa. Era la festa delle “Teste Quadre”, se non ricordo male, e mi sono entusiasmato e sentito molto coinvolto come mai avrei immaginato perché sono un tipo schivo. Mi sono sorpreso di questo e mi sono affezionato ai tifosi granata che non voglio illudere perché li apprezzo molto.

Come si sono inseriti i nuovi acquisti di gennaio nei meccanismi di squadra? Quanto possono essere determinanti per raggiungere l’obiettivo play off e, magari, la promozione?

Giannone lo conoscevo perché l’ho avuto lo scorso anno a Busto. Luca è un giocatore di categoria superiore, ma la stagione passata aveva altre mire, voleva andare in una squadra di serie B. Ha talento ed è uno che può fare la differenza come ha dimostrato da quando è arrivato a Reggio, pur essendo qui da poco. Vacca è giovane, ma non troppo, ha esperienza ed è bravo. E’ importante il fatto che abbia maturato esperienza in piazze importanti perché è in grado di gestire situazioni psicologiche difficili. Petkovic sta facendo un pò più fatica ad inserirsi, questo perché ha giocato meno prima di arrivare da noi rispetto a Giannone e Vacca. Si allenava, ma giocava poco e non si sentiva parte del progetto della squadra da cui proviene. Deve solo crescere atleticamente. Riguardo gli altri acquisti, abbiamo preso Messetti e altri giocatori giovani che sono di prospettiva. Direi che Petkovic rappresenta una via intermedia tra i giocatori pronti per l’immediato e quelli che sono di prospettiva. Comunque, siamo contenti di come abbiamo operato sul mercato. Il punto è che anche le nostre concorrenti si sono mosse bene e c’è chi ha operato con un numero di acquisti numericamente superiore ai nostri come, ad esempio, L’Aquila, nostro prossimo avversario che ha preso Virdis, Pacini, Pozzebon e altri 4-5 giocatori di categoria superiore.

La sfida con L’Aquila è particolarmente importante visto il momento delicato di entrambe. Che tipo di match si aspetta e quale sarà la chiave per decidere la gara?

Come sempre saranno decisivi gli episodi. Sarà senz’altro una partita difficile per tutte e due le formazioni. Noi non siamo in un momento brillante causa un calo fisico, mentre L’Aquila è un’ottima squadra, ma è incappata in una serie di risultati negativi per motivi che non conosco. Reputo, comunque, pericolosi gli abruzzesi perché hanno un’organizzazione di gioco che mette in difficoltà qualsiasi avversario e perché hanno tanta qualità. Da noi, essendo cambiati i giudizi nei nostri confronti e le prospettive, ci si aspetta molto. I tifosi e gli addetti ai lavori pensavano potessimo fare bottino pieno con Piacenza e Santarcangelo, invece abbiamo conquistato solo 1 punto. Ci troviamo in un girone molto equilibrato in cui si può perdere con chiunque e vincere con tutti.
La Reggiana è costruita per giocare in un certo modo, ossia fare la gara con intensità, e praticare questo in Lega Pro è difficile. Con L’Aquila ci serve un buon risultato per prendere morale in vista delle gare successive. Da un lato è anche bello che si recrimini per il pareggio ottenuto contro il Santarcangelo e spiego perché: gli anni scorsi questo pari sarebbe stato considerato come qualcosa che interrompeva un momento negativo, quindi, le recriminazioni attuali mostrano un lato positivo perché significa che abbiamo fatto così bene che ci si aspetta sempre molto da noi. In ogni caso, ciò che abbiamo realizzato di bello non basta e vogliamo fare ancora meglio.
Ci aspettano 12 partite difficili perché tutte le squadre del girone hanno obiettivi importanti da raggiungere e diventa pericoloso affrontare anche le formazioni in lotta per la salvezza.

Quali sono, secondo lei, i punti forti e i deboli dell’Aquila?

Ritengo che l’aspetto psicologico sia a nostro favore. Tra due squadre in difficoltà che si affrontano quella che gioca in trasferta è avvantaggiata perché ha meno pressione. Attenzione, però, al valore tecnico elevato degli abruzzesi che gioca a loro favore grazie al mercato importante che ha fatto L’Aquila: ora ha una rosa ampia, con forza fisica unita ad un’ottima organizzazione di gioco che abbiamo ammirato anche nella partita di andata.

Cosa pensa della polemica originata dall’Ascoli riguardo la data del recupero di Reggiana-Pisa?

Non voglio polemizzare. L’Ascoli è la più forte e non ha bisogno di giocare su questo piano per vincere il campionato. Tanto il risultato di Reggiana-Pisa lo sapranno prima o poi perché, comunque, si giocherà. Considero una perdita di tempo commentare situazioni di questo tipo.

Un’ultima domanda per lei mister. La Reggiana gioca in uno stadio di proprietà di un club  di serie A che non è di Reggio Emilia. Una situazione strana che vede appassionati reggiani seguire il Sassuolo perché gioca in un torneo di 2 categorie superiore a quello in cui milita la squadra della loro città. Vi capita di avvertire un po’ di fastidio per questo confronto col Sassuolo?

Per quanto mi riguarda no. Avverto astio nei confronti del Sassuolo da parte dei tifosi che sono attaccati al “campanilismo”. Io prendo il buono di questa situazione: giochiamo su un campo che è sempre perfetto ed è una fortuna poter giocare in uno stadio di serie A. Non avverto alcuna pressione e non provo astio verso il Sassuolo, ma “sento” in proposito l’umore dei tifosi granata che vorrebbero, comprensibilmente, che al “Città del Tricolore” giocasse solo la propria squadra e che ne fosse la proprietaria.

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