Perchè non dovevano arrestarlo: la sentenza del Riesame che scagiona Pagliani

23/3/2015 – Pubblichiamo di seguito il testo delle motivazioni della sentenza del Tribunale del Riesame di Bologna che ha annullato l’ordinanza di incarcerazione di Giuseppe Pagliani nell’ambito dell’inchiesta Aemilia.

“2Bd. Sulla base delle compendiate emergenze investigative NON POSSONO  giudicarsi acquisiti gravi indizi di colpevolezza a carico del ricorrente in ordine al delitto ascrittogli.

Infatti, a giudizio del Collegio le condotte descritte non integrano un contributo dotato di una effettiva rilevanza causale nella conservazione o nel rafforzamento delle capacità operative dell’associazione, come richiesto dalla costante giurisprudenza di legittimità.

Invero, pur non essendo nota la ragione precisa dell’avvicinamento del Pagliani da parte dell’organizzazione, essa va verosimilmente identificata – come contestato dal Pm e ritenuto dal Gip – nella necessità di reagire all’adozione
delle interdittive prefettizie antimafia adottate nei confronti di imprese riferibili ad associati o a soggetti ritenuti dagli inquirenti contigui al sodalizio.

Nel corso dell’incontro del 2 marzo 2012, il ricorrente molto probabilmente ha promesso il proprio intervento in qualità di
esponente politico per risolvere la grave difficoltà causata dai predetti provvedimenti e comunicatagli dagli altri partecipanti. Tuttavia, successivamente, non ha adottato alcuna iniziativa concreta casualmente idonea a determinare un diverso divisamento da parte del Prefetto.

Inoltre, non risulta né che abbia interloquito personalmente  con quest’ultima Autorità o con suoi stretti collaboratori per propugnare le richieste dei consociati, né che abbia sensibilizzato esponenti politici che per le posizioni occupate avrebbero potuto avere una significativa influenza sul predetto rappresentante del Governo.

Giuseppe Pagliani il giorno della scarcerazione: l'abbraccio con la madre

Giuseppe Pagliani il giorno della scarcerazione: l’abbraccio con la madre

In realtà, l’unica sicura e diretta estrinsecazione dell’incontro del 2 marzo è stata la cena del 21 marzo successivo (la famosa cena agli Antichi Sapori, ndr.).

Peraltro, come si è già sottolineato, quest’ultimo evento non risulta essere stato prontamente pubblicizzato ed esplicitamente utilizzato dal Pagliani per condurre una battaglia politica.

Le motivazioni del Riesame: stralci del testo originale

Le motivazioni del Riesame: stralci del testo originale

Dunque, né l’incontro riservato del 2 marzo, né la partecipazione alla cena del 21 hanno avuto una concreta rilevanza causale nella conservazione del sodalizio e nel superamento del momento di crisi determinato dalle interdittive antimafia.

Del pari, ai fini dell’integrazione del concorso esterno del ricorrente nella consorteria di stampo ‘ndranghetistico operante nel reggiano nonn hanno alcun rilievo né la richiesta di collaborazione alla raccolta di firme per consentire la partecipazione della lista civica guidata alle elezioni comunali di Campegine, né la dichiarazione del ricorrente allegata ai ricorsi presentanti dinnanzi al Tar dall’Avv. SARZI AMADE’ nell’interesse di alcuni sodali colpiti da
interdittiva prefettizia al porto e alla detenzioni di armi.

Sotto il primo profilo, infatti, nessun vantaggio concreto è venuto al sodalizio dalla domanda di aiuto all’istante. Invero, gli esclusivi beneficiari immediati dell’intervento della ‘ndrina sono stati il PAGLIANI e la sua parte politica. L’eventuale profitto della cosca non sarebbe potuto che connseguiore a un buon risultato della lista civica, che non vi è stato, avando “L’ALTRA CAMPEGINE” raccolto poco più del 3% dei voti.

QUANTO  al secondo aspetto, poi, si deve ribadire che la dichiarazione del ricorrente – essendo allegata a un atto giudiziario – era destinata a rimanere riservata e non risulta che sia stata resa pubblica su iniziativa o con il consenso dell’autore.

In realtà, nel settembre 2012, quando il contenuto del documento è stato pubblicato sul quotidiano “Il Resto del Carlino”, i contatti tra i sodali e l’esponente politico erano da tempo interrotti, con grande irritazione del SARCONE (cfr. conv. 1343 R.I.T. 667/12, cit.).

Istant 2
Le reiterate dichiarazioni rilasciate dal PAGLIANI alla stampa locale in seguito alla pubblicità data alla cena del 21 marzo e alla dichiarazione allegata ai ricorsi – pur se formalmente aderenti alla strategia propugnata e adottata dal sodalizio su decisione di  SARCONE Nicolino – non sono tuttavia state tali da integrare un rilevante, effettivo e concreto contributo al consolidamento e alla sopravvivenza del sodalizio in un momento di grave difficoltà.

Infatti, il ricorrente non ha adottato iniziative politiche atte a fornire un reale e significativo sostegno alle rivendicazioni e alle difese degli interessi della consorteria
e dei suoi membri, ma si è limitato a rilasciare interviste e dichiarazioni volte essenzialmente a cercare – peraltro in modo convincente – di sminuire il rilievo politico della cena del 21 marzo 2012, presentata come un evento organizzato da taluni imprenditori di origine calabrese per denunciare atteggiamenti persecutori e discriminatori di cui sarebbero stati oggetto da parte delle Autorità politiche e amministrative locali, oltre che delle cooperative “rosse”.

Orbene, un siffatto atteggiamento del PAGLIANI è stato volto, con altissimo grado di probabilità, a cercare di attenuare gli effetti negativi per la sua posizione politica della scelta (all’epoca verosimilmente già rinnegata, in quanto rivelatasi
pericolosa e non elettoralmente decisiva) di accordarsi con SARCONE Nicolino e con soggetti a lui vicini.

Alla luce delle argomentazioni sopra svolte, si deve concludere che le condotte poste in essere dal ricorrente non integrano né l’elemento oggettivo, né quello soggettiva dalla fattispecie delittuosa in contestazione.

E’ invero, oltre a quanto già esposto, si deve osservare che:

–      dopo il 10 maggio 2012 non risultano esservi stati contatti diretti tra l’indagato e i membri del sodalizio e pertanto non vi è prova che il primo abbia improntato le sue reazioni agli interessi dei secondi e della consorteria;

–      i comunicati stampa inviati dall’istante il 18 e il 19 settembre sono stati precedenti non solo all’intervista di SARCONE Gianluigi del 2 ottobre 2012, ma anche alla telefonata del 20 settembre nella quale, secondo l’impostazione accusatoria, SARCONE Nicolino avrebbe indicato a PAOLINI Alfonso la strategia da seguire (e effettivamente seguita);

Istant3

– La difesa dell’evento del 21 marzo è stata causata dalla necessità di tutelare la propria posizione politica, oggetto di duri attacchi a causa della partecipazione ad esso di personaggi quali SARCONE Nicolino;

– Non essendovi prova che il PAGLIANI fosse a conoscenza del diretto interesse di quest’ultimo indagato nella vicenda, non vi sono indizi univoci che la dichiarazione allegata ai ricorsi giudiziari di alcuni soggetti contro i provvedimenti interdettivi alla detenzione e al porto di armi fondata anche
sulla partecipazione alla predetta cena, sia stata consapevolmente e volontariamente finalizzata a contribuire al rafforzamento della consorteria e non invece ad appoggiare le domande dei singoli ricorrenti (e a tutelare la propria la propria posizione politica);

– i duri e reiterati attacchi al Presidente della Provincia di Reggio Emilia e alle cooperative “rosse”, d’altra parti, sono sempre stati, a quanto emerso dal fascicolo, uno dei dati caratterizzanti l’azione politica del ricorrente; pertanto quelli registrati nel periodo in esame ben potrebbero essere stati un’ulteriore estrinsecazione di tale linea politica e non avere avuto lo scopo di agevolare e di consolidare
l’associazione; ciò tanto più se si considera che i rapporti con i sodali si erano da tempo interrotti o comunque raffreddati, come emerso dalle conversazioni sopra riportate, nelle quali il SARCONE non ha nascosto la sua irritazione per la condotta del PAGLIANI e, dopo l’adozione delle interdittive alla detenzione e al porto delle armi, ha consigliato di rivolgersi all’odierno ricorrente esclusivamente nella sua qualità di avvocato e al fine di risparmiare sulla parcella.

3. Sulla base delle considerazioni sopra esposte, il provvedimento impugnato deve essere annullato.

All’accoglimento del gravame consegue, secondo la costante giurisprudenza che il ricorrente deve essere tenuto indenne dal pagamento della spese della presente procedura incidentale.

P.Q.M

Come da separato dispositivo.

Il Giudice est. Il Presidente”

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2 risposte a Perchè non dovevano arrestarlo: la sentenza del Riesame che scagiona Pagliani

  1. Fausto Poli Rispondi

    24/03/2015 alle 21:20

    Un semplice errore giudiziario…………

  2. Fausto Poli Rispondi

    10/04/2015 alle 20:55

    Ma allora perche’ 3 anni di indagine ?????? Me lo spiegate ?

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