Ndrangheta a Brescello, il sindaco Coffrini non si schioda e fa disperare il Pd. Ma accetta l’ispezione antimafia

21/3/2015 – Mentre duecentomila persone manifestavano a Bologna in memoria dei morti ammazzati dalle mafie, il sindaco di Brescello Marcello Coffrini ha convocato alcuni giornalisti, guardati a vista da un folto gruppo di supporter convocato per l’occasione,  per annunciare che non pensa minimamente di dimettersi. E ciò in barba alle pressioni di fior di parlamentari, in testa il vice di Rosy  Bindi alla  commissione antimafia, Claudio Fava, che ha persino scritto al Capo dello Stato per caldeggiare lo scioglimento del consiglio comunale di Brescello.
Insomma, Coffrini appare come un problema insormontabile per il Pd reggiano, che non riesce a levarselo dai piedi nel momento in cui il partito deve ricostruirsi un pedigree antimafia perlomeno decente. Del resto nemmeno la Dda ritiene, a quanto sembra, di dover indagare nelle relazioni tra l’mprenditoria calabrese e campana più o meno infetta, e quelle amministrazioni che hanno distribuito concessioni edilizie a piene mani e hanno aggiustato errori, irregolarità e marachelle di varia natura. E infatti la Dda ha mandato un oppositore ingiustamente in carcere per 22 giorni,  non certo uno dei padroni dl vapore. 
Tuttavia Coffrini ha lanciato una ciambella di salvataggio al desperado Andrea Costa,  segretario Pd, accogliendo la richiesta di  una commissione ispettiva esterna per fare luce sull’operato del Comune di Brescello nel corso degli anni, al fine di stabilire se l’attuale o le passate amministrazioni abbiano avuto qualche collusione con la ‘ndrangheta.
Stamani Coffrini ha fatto professione di antimafia: “Idealmente sono alla marcia di Bologna, ma oggi il mio posto è qui, vicino alla mia comunità ferita e colpita da giudizi e pregiudizi che ci umiliano”. Per questo “è arrivato il momento di fugare ogni dubbio” : “È necessario che le istituzioni accertino se l’amministrazione comunale di Brescello abbia elementi di collusione, connessione, dipendenza o sia influenzata dalla presenza sul territorio di esponenti della malavita organizzata”.

Di conseguenza, il sindaco chiederà al prefetto Ruberto di avviare con urgenza la procedura che si adotta nell’iter che porta allo scioglimento di un Comune per infiltrazioni mafiose. Il primo passo è quello della cosiddetta commissione d’accesso, che ento sei mei deve indagare su eventuali connivenze mafiose e valutare ogni atto amministrativo. 


“Da tempo – ha aggiunto – si è accreditato il fatto che il paese sia un territorio abitato da persone che hanno finto, ignorato, non voluto vedere la presenza di fenomeni mafiosi. Questo è accaduto ancor prima delle mie incaute e sbagliate dichiarazioni in ordine alle quali ho reiteratamente riconosciuto l’errore commesso. Nonostante questo è continuata una campagna mediatica aspra e senza tregua, finalizzata all’ottenimento delle mie dimissioni e, nel contempo, volta a qualificare il paese di Brescello in modo del tutto negativo, attribuendo al paese ed alla cittadinanza un epiteto, quello di ‘mafioso’ non accettabile da tutti quei cittadini, ossia la grandissima maggioranza, che vive, lavora, ragiona in modo civile e rispettoso dei principi di legalità”.

Intanto i sindaci Pd riuniti da Costa hanno deciso di intensificare alcune forme di controllo sulle licenze commerciali, utilizzando il Sistema comunicazioni antimafia (Sicenat). Si tratta di una banca dati in grado di dire immediatamente se il richiedente la licenza abbia in corso o abbia avuto procedimenti giudiziari. Con l’obiettivo di aumentare i controlli a monte, ossia prima che un procedimento amministrativo sia gia’ un atto, i Comuni, attraverso le Unioni o attraverso il costituendo ufficio appalti provinciale giungeranno così alla creazione di elenchi di fornitori, andando anche ad intensificare i controlli per quanto riguarda le ditte fornitrici di prestazioni e servizi.
Il tutto nell’attesa di stipulare con la Prefettura un nuovo protocollo antimafia. 

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