La violenza sulle donne è di destra o di sinistra? Libro-choc su Marianna Azzolini, che fu violentata e torturata dai partigiani

20/3/2015 – La violenza sulle donne è fascista o comunista? È di destra o di sinistra? La risposta dovrebbe essere scontata e naturale (la violenza del maschio non ha colore nè latitudine), ma non a Reggio Emilia dove il termine “fascista” è utilizzato ancora oggi come passe-partout per ogni manipolazione storica e ideologica, e per giustificare o coprire col silenzio qualsiasi nefandezza. 
IL dito sulla piaga lo mette il libro scritto da Elena Bianchini Braglia “CALVARIO ROSSO. Marianna Azzolini storia di storia di una violenza partigiana”, pubblicato dalle Edizioni 900Storia. Il libro, che ricostruisce una storia vera sotto la forma di romanzo storico, sarà presentato domani sabato 21 a Reggio Emilia, alle 11 all’ Albergo delle Notarie di via Palazzolo 5 (traversa di piazza Prampolini). Intervengono l’autrice  Elena Bianchini Braglia, Luca Tadolini (Centro Studi Italia), Mauro Del Bue (direttore dell’Avanti! online) e Il giornalista Pierluigi Ghiggini di Reggio Report. 

“Il libro di Elena Bianchini Braglia – commenta Luca Tadolini –  rompe un vero e proprio tabù: la violenza dei partigiani nei confronti delle donne prigioniere durante la guerra civile italiana 1943-1945”.  
Il caso esaminato è quello della giovane donna reggiana Marianna Azzolini, sorella dell’ufficiale medico Pietro Azzolini, trucidato da un commando di partigiani comunisti nel Giugno 1944: una delle vicende più oscure della Resistenza. Pietro Azzolini fu messo a tacere probabilmente perchè aveva riconosciuto partigiani un ex ufficiale dell’esercito di Salò che doveva restare “coperto”. 
Marianna venne catturata ed imprigionata per mesi nel famigerato “carcere partigiano della montagna”, dove subi ogni genere di violenze per poi essere portata davanti a un tribunale partigiano: i comunisti la volevano morta come il fratello, anche per coprire le loro malefatte. Il dottor Pasquale Marconi, comandante delle Fiamme Verdi, riuscì a ottenere la sospensione della pena. Marianna Azzolini era una ragazza bella e giovane, quando tornò a casa dopo la guerra aveva i capelli bianchi. 
La storia è stata ricostruita Elena Bianchini Braglia sulla base di documentazione archivistica e di scritti della stessa Marianna.
La Azzolini riuscì a salvarsi e nel dopoguerra lasciò nella sua corrispondenza la drammatica testimonianza della sua vicenda”
Dal dopoguerra ad oggi la verità di quanto accadde durante la guerra civile – aggiunge Tadolini – è stata sacrificata alla sudditanza verso il potere politico dei “vincitori. Ora il muro di omertà e silenzi sui crimini partigiani si sta sgretolando e Marianna è finalmente libera di raccontare la propria storia”.

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