La strana visione di Sonia Masini: l’antimafia come clava per colpire gli avversari politici?

di Pierluigi Ghiggini 
28/2/2015 – Il Carlino Reggio riporta alcune dichiarazioni dell’ex presidente  della provincia Sonia Masini a proposito di ndrangheta, politica e operazione Aemilia: dichiarazioni piuttosto serie, che meritano di essere commentate.
La prima riguarda l’ex procuratore Italo Materia: “Quando ci sono stati i primi sintomi sono andata più volte dall’ex procuratore Materia e lui mi ha sempre rassicurato, dicendo che qui a Reggio (la ndrangheta, ndr.) non era un problema esteso. Quindi, o la situazione si è aggravata negli ultimi dieci anni, oppure c’è stata una sottovalutazione anche da parte degli organi dello Stato”.
Ora, Reggio Emilia è infettata dalla ndrangheta da decenni: è stata teatro di ben due guerre di mafia con una dozzina di morti. Non c’era bisogno di andare da Materia per accorgersene: bastava leggere i giornali. Che una parte della magistratura, una parte dello Stato sino all’arrivo di Antonella De Miro,  e soprattutto gli Enti Locali (con tante
vicende di edilizia e la gestione di certi appalti)  abbiano delle responsabilità nell’aver lasciato degradare la situazione, ci sono pochi dubbi. Diciamo pure che agli enti locali reggiani e ai loro reggitori ha fatto comodo chiudere entrambi gli occhi al fine di assicurarsi il consenso della
potente comunità calabrese.
In ogni caso, mentre Sonia Masini andava a chiedere lumi da Materia, è noto che Enrico Bini non andava a chiedere il permesso in procura per martellare le mafie in solitudine, drammaticamente isolato dal suo partito, il PD. Anzi, un
giorno sì e l’altro pure attaccava pubblicamente i silenzi della magistratura reggiana.
Perciò, se l’ex presidente della provincia per lungo tempo è stata cieca, come del resto grande parte dei politici, non può oggi scaricare le proprie responsabilità su altri. Anzi,
proprio perchè agiva da  un osservatorio privilegiato avrebbe dovuto portare notizie, mettere sull’avviso, chiarire situazioni alla magistratura, e non al contrario  aspettare l’imbeccata.
giuse dueSeconda questione: le affermazioni su Pagliani. “Il Riesame non decide sulla colpevolezza e lui resta indagato per reati gravissimi – ha dichiarato Masini –  Quello che mi è sembrato strano è l’accoglienza. Quella foto in cui il consigliere del Pd Salvatore Scarpino gli stringe la mano mi ha lasciato sorpresa. Come il messaggio di solidarietà del vicesindaco Matteo Sassi… Se come sindaco avessi un vice
che si comporta in questo modo imprudente sarei molto imbarazzato”.
Sonia Masini dà l’impressione, solo l’impressione, di masticare amaro perchè la magistratura ha rimesso in libertà Pagliani dopo ventidue giorni di ingiusta detenzione e un linciaggio che peraltro continua oltre ogni ragionevole dubbio, e di cui i segni resteranno a lungo.
Però lo stato di diritto è una cosa seria: un faro non solo giuridico, ma prima di tutto culturale. Sonia Masini dovrebbe sapere che le accuse, le indagini, le imputazioni non sono il
giudizio, e che l’indagato è presunto innocente sino a sentenza passata in giudicato. È consapevole di questo? È consapevole che persino la Dda può sbagliare nella sua sacrosanta azione di contrasto alle mafie? È consapevole che
22 giorni di ingiusta detenzione, come ha stabilito il Riesame, non sono un pranzo di gala?
L’ex presidente ha dato l’impressione, per carità solo l’impressione, di aver visto volentieri in galera un avversario politico che l’ha contrastata a  visto aperto. È un
atteggiamento come minimo  poco elegante, si converrà. Così come per niente eleganti sono i silenzi persistenti su una vicenda colossale  come l’appalto del Global Service, denunciata ripetutamente in consiglio provinciale proprio da Pagliani, e sull’essersi messa al proprio fianco un assessore provinciale all’urbanistica, ex sindaco,  che ha comprato una
signora villa da mezzo milione di euro da un costruttore locale finito  sotto inchiesta per i rapporti con il clan di Michele Zagaria.
Terza questione, forse la più inquietante. Sonia Masini, nel suo attacco al vicesindaco Sassi per la solidarietà espressa a
Pagliani, afferma: “Non ha pensato, ad esempio, di esprimerla anche a me che sono stata vittima dei suoi attacchi (di Pagliani, ndr,) e di quelli di personaggi arrestati per associazione mafiosa?”.
Qui l’ex presidente sembra introdurre un parallelo inquietante
tra opposizione e mafia. Sembra che chi si è battuto politicamente contro di lei, sia assimilabile alla mafia. O meglio: che le azioni politiche che in qualche modo hanno avversato sul terreno democratico le scelte e i silenzi di Sonia Masini come amministratore, siano riconducibili a un
disegno ndranghetista. Il sillogismo porta a conclusioni da far rabbrividire: chi è contro di me è mafioso. Speriamo che sia soltanto un’impressione sbagliata.
Chi scrive si sente personalmente portato in causa per aver, per primo, rivelato con i propri articoli  l’incredibile vicenda del Global Service: un appalto da 14 milioni assegnato all’unico concorrente rimasto in gara dopo l’abbandono degli altri. Una di queste cordate denunciò per iscritto,  ma inutilmente, diverse irregolarità delle procedure. L’Ati vincitrice comprendeva e comprende anche un consorzio di imprese generato e collegato all’associazione imprenditoriale di cui il  marito di Sonia Masini era ed è il direttore generale. È regolare tutto questo a fil di legge?  
Probabilmente sì, ma politicamente è uno schifo.
Ora, in base al sillogismo Masini, il cronista che scrisse quegli articoli di denuncia dovrebbe essere forse considerato un sodale dei mafiosi? Sarebbe utile un chiarimento, almeno perchè i giornalisti si sappiano regolare in futuro. Minacce e
intimidazioni non sono soltanto quelle strillate dagli ndranghetisti, ma spesso sono molto più sottili, insinuanti e infinitamente più pericolose specialmente quando arrivano da ambienti insospettabili.
A proposito, sul Global Service la Procura di Reggio Emilia aveva aperto un’inchiesta. Che fine ha fatto? Sono stato
assunti provvedimenti, o il fascicolo è in sonno? E perchè Sonia Masini non ha mai risposto alle domande che le sono state rivolte su quella gara d’appalto?

L’antimafia è una cosa molto seria, brandirla come una clava contro gli avversari politici è indegno, un pericolo per la democrazia stessa, specialmente quando si vogliono celare le
travi che albergano nei propri occhi, e che alla fine rendono ciechi.

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3 risposte a La strana visione di Sonia Masini: l’antimafia come clava per colpire gli avversari politici?

  1. Nadia Borghi Rispondi

    28/02/2015 alle 17:38

    Che dire? Ghiggini ha ragione in tutto e per tutto, bravo!

  2. antonietta Rispondi

    28/02/2015 alle 17:43

    Pierluigi Ghiggini ha centrato con grande stile e un pizzico di sarcasmo, che non guasta, il vero problema della politica, soprattutto in questo momento storico dove si spara a raffica pur di emergere, gettando fango anche sulla propria madre. Vorrei chiedere a queste persone, che senza alcuno scrupolo vogliono salire su un piedistallo, se tizio saluta o beve un bicchiere di acqua con un (mafioso) che solitamente non lo ha scritto in fronte e non è neanche menzionato nel documento di identità, a quanto pare avviene come una sorta di metamorfosi, quindi se per puro caso si incontrasse un maiale e gli si da una ghianda, ci si trasforma maiali?

  3. franco Rispondi

    01/03/2015 alle 17:58

    Sonia Masini esiste ancora ? Come mai, dopo essere stata un nulla nei fatti, ha ancora, mi dicono, qualche incarico( e compenso) regionale ? Questi professionisti della politica fino ad una veneranda età hanno un compenso pubblico(paga pantalone) e trovano spazio sulla stampa per alimentare confusioni e creare opinione ? Un suo padre storico , commentando un autore, diceva ” quando verrà il vero giorno?” Che pensasse anche alle future Sonie?

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