Dobbiamo tenerci una via intitolata a Tito, massacratore di italiani: la vogliono i nostalgici del Pd

10/3/2015 – Niente da fare:  i reggiani dovranno tenersi la via intitolata a Josip Broz Tito, il fondatore e presidente della Jugoslavia comunista (crollata alla sua morte) responsabile fra i tanti crimini anche dell’esodo di centinaia di migliaia di italiani dall’Istria, scacciati dalla loro terra e spogliati di ogni cosa. Tito è stato per molto tempo l’icona di un comunismo indipendente da Mosca, e per questa ragione per decenni l’Italia ha chiuso entrambi gli occhi sui massacri compiuti dall’esercito titino e sulla tragedia della foibe. Oggi peró, che il nostro Paese ha ripreso faticosamente il filo della storia e dedica una giornata nazionale ai caduti delle foibe, sappiamo anche Tito è stato un massacratore di italiani, fascisti e antifascisti, soldati e civili. 
Per questo era lecito attendersi un voto unanime del consiglio comunale di Reggio Emilia sulla mozione di Cesare Bellentani (lista Magenta) che chiedeva la soppressione di via Tito (non della strada, va da sè, ma dell’intitolazione), a maggior ragione alla luce dello Statuto comunale che impegna Reggio a contrastare ogni dittatura, del fatto che la città ha intitolato una strada ai Martiri delle foibe (che evidentemente fa a pugni con via Tito) e che la stessa corte costituzionale slovena ha dichiarato non costituzionale l’intitolazione di una via di Lubiana all’antico leader comunista. 
Ma così non è stato: il Pd e la consigliera di Sel hanno bocciato la mozione con sedici voti contro 11. Gli ingenui, che speravano in voto non ideologico, sono serviti. Le opposizioni – Cinquestelle, Forza Italia, Rubertelli, Vinci della Lega Nord – hanno votato compatti per la mozione Bellentani. Unica a distinguersi nel blocco “bulgaro” della maggioranza, la consigliera Maura Manghi che si è astenuta condividendo “in pieno” le motivazioni politiche della mozione. 
Per motivare il no – frutto tardivo di incrostazioni ideologiche molto reggiane e dure a morire – il Pd si è arrampicato sugli specchi con motivazioni abbastanza penose: dal fatto che in Italia esistono innumerevoli vie intitolate a personaggi storicamente discutibili (è stato fatto l’esempio di Umberto Primo) però nessuno si lamenta, sino alle difficoltà che verrebbero create ai cittadini dal cambiamento di denominazione della via Tito. 
Gli hanno fatto notare che da sempre si cambiano i nomi alle strade senza grossi problemi, e che Tito era un capo di Stato straniero che di italiani ne ha fatti ammazzare proprio tanti. Pagliani ha ricordato a Cigarini, intervenuto per il Pd, che Tito fece gettare nelle foibe anche tanti antifascisti e partigiani. 
Niente da fare, il Pd ha votato come avrebbe fatto il Pci 40 anni fa. a voluto distinguersi con l’astensione, come dicevamo, al consigliera Manghi, ma è stata l’unica. Gli altri consiglieri Pd di estrazione cattolica sono stati zitti e trascorso il tempo messaggiando su whatsapp. Poi anche loro hanno votato no. 
Avrebbero potuto ricordargli che oggi nessuno si sognerebbe di intitolare una strada a Josip Broz Tito.  Ma sarebbe stato comunque inutile. 
(p.l.g.) 

BELLENTANI: “CONTINUIAMO A GLORIFICARE UN DITTATORW SANGUINARIO”

“Oggi abbiamo avuto consiglio comunale.
Ho presentato due mozioni, e sono state bocciate entrambe, anche se,
tutto sommato, con risultato onorevole, visto la struttura bulgara del
nostro Consiglio che è per 2/3 PD.
Infatti, la prima, quella con cui chiedevo di cambiare nome a Via Tito,
è stata bocciata con 11 voti a favore e 16 contrari. Ringrazio le forze
di opposizione che hanno votato compatte, così come le due consigliere
del PD che si sono astenute. Purtroppo continuiamo a proclamare con lo
statuto del Comune che il Comune di Reggio Emilia “persegue gli
obiettivi politici e sociali sanciti dalla Costituzione della
Repubblica, …e, in particolare opera per salvaguardare e consolidare i
valori di libertà, …. ED OPERARE CONTRO OGNI FORMA DI TOTALITARISMO…
In realtà, atteso che continuiamo a  glorificare un dittatore
sanguinario come Josip Broz Tito dedicandogli una strada, che quest’uomo ha mandato a morte 15.000 nostri connazionali nelle foibe (avevano commesso il “reato” di nascere Italiani…), nascondendo per anni questi tdelitti sotto la coltre opaca della dittatura, e ha tenuto sotto un maglio d’acciaio sei popoli che non avevano nulla in comune, tant’è che una volta morto lui l’Europa ha conosciuto una guerra tremenda… bene, in questa condizione che facciamo? 
Ci nascondiamo dietro la foglia di fico sostenendo che cambiare il nome di una strada è un costo! 
Se avessimo scoperto che si trattava di un gerarca fascista o nazista
sarebbe stato lo stesso? Ci sono cose che non hanno prezzo…
Ci rendiamo conto che per non dire che i nostri italiani sono stati
massacrati nelle foibe dai partigiani comunisti, abbiamo coniato l’eufemismo “titini”? ma di che cosa stiamo parlando?
Credo si tratti di una grande ipocrisia, detto senza mezzi termini, che nasconde in realtà vecchi amori nostalgici. Riusciremo mai a liberarci di queste ideologie? e questo all’indomani del ritorno degli uomini di Istoreco da Auschwitz, dal viaggio della memoria! Ma allora è proprio vero! esistono morti di serie A e morti di serie B, criminali buoni e criminali cattivi!
Faccio davvero fatica a pensare che nel 2015 riusciamo ancora a raccontarci simili sconcezze. Da civico quale sono ne resto sconcertato!
Scusate l’esternazione, ma qualcuno che dice che il re è nudo deve esserci…”
(Cesare Antonio Bellentani​
Capogruppo Lista Civica Magenta – Consiglio Comunale di Reggio Emilia) 

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Una risposta a 1

  1. Ivaldo Casali Rispondi

    10/03/2015 alle 18:49

    Non dimentichiamoci che alla fine della 2°guerra mondiale e fino agli anni’50,in particolare nelle Regioni del Nord Italia, sono avvenuti crimini efferati nei confronti di persone innocenti, non inferiori a quelli commessi dal boia Tito. Ai cattocomunisti che nel Consiglio hanno votato contro la MOZIONE in questione, mi permetto di rammentare la nota inviata e pubblicata dal “Carlino” il 14 febbraio 2015: …”il compagno Tito aveva scatenato, verso la fine della 2° Guerra Mondiale, nel confine orientale italiano, un moto di odio sanguinario e un disegno annessionistico slavo che assunse i sinistri contorni di una pulizia etnica, con migliaia di vittime innocenti trucidate dai partigiani comunisti nelle Foibe ed attuando un doloroso esodo forzato di oltre 300mila italiani. Nonostante ciò, oltre alle inopportune intitolazioni di strade, al boia comunista Tito, gli è stato conferito anche il rango di Cavaliere di Gran Croce dal Quirinale, come “ringraziamento” delle barbare torture e dei massacri di persone innocenti, gettate nelle Foibe ancora vive”….

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