Che non si sappia in giro. Tre politici del Pd emiliano sino al collo nella maxi inchiesta Grandi opere. Coopsette inguaiata

17/3/2015 – C’è anche l’ex assessore regionale ai trasporti  Alfredo Peri fra i 51  indagati dell’inchiesta sulle grandi opere che ha portato all’arresto del dirigente del ministero delle Infrastrutture Ercole Incalza e di Stefano Perotti, che Nodavia (all’epoca controllata da  Coopsette di Castelnovo Sotto ) nominò direttore dei lavori della stazione Tav e dell’attraversamento sotterraneo di Firenze. Ex sindaco si Collecchio, Peri è stato assessore regionale a trasporti e alla mobilità dal 2000 al 2014.
Anche se la notizia è finita curiosamente in archivio ancora fresca, nondimeno insieme a Peri sono indagati altri politici emiliano – romagnoli di area Pd: l’ex  consigliere regionale di Ravenna Miro Fiammenghi e l’ex presidente della Provincia di Modena ( ed ex sindaco di Sassuolo) Graziano Pattuzzi in qualità di presidente della società Autostrada Cispadana. Sono accusati di tentata induzione indebita a dare o promettere utilità in relazione alla promessa di un incarico da direttore dei lavori a Stefano Perotti, da parte di Autostrada regionale Cispadana Spa.
La Cispadana è una società di scopo nata per realizzare la bretella autostradale regionale tra il casello di Reggiolo
Rolo della A14 e la barriera di Ferrara della A13. Controllata al 51% da Autobrennero, figurano tra i soci principali l’impresa Pizzarotti di Parma e la stessa Coopsette, entrambe col 19,30% delle azioni. 

L ‘indagine grandi opere è uno sviluppo su larga scala dell’inchiesta giudiziaria sulla Tav di Firenze, che coinvolge per varie ipotesi di reatoalmeno nove dirigenti , quasi tutti ex, di Coopsette, all’epoca capofila del mega appalto da 770
milioni di euro. Poi la cooperativa di Castelnovo Sotto, travolta dalle difficoltà finanziarie, ha ceduto la maxi commessa. 
Altro legame tra Coopsette e la nuova inchiesta “Sistema”  della procura  fiorentina è costituito da Fulvio Saraceno, nominato a suo tempo presidente del Consorzio Nodavia, di cui la coop presieduta da Fabrizio Davoli deteneva il 70%. 

Uno dei nodi dell’inchiesta riguarda ben venti milioni di euro che mancano all’appello nei compensi pattuiti con la Dilan
Fidi di Perotti. Il compenso previsto dal contratto con Rfi era di 40 milioni di euro, di cui la metà non è stata corrisposta. Secondo la procura il tesoro sarebbe stato utilizzato “probabilmente per pagare prestazioni o servizi mom dovuti e che non potevano essere comunque riconosciuti nel contratto come voci di costo autonome”.

Naturalmente sarà interessante ricostruire l’intreccio dei rapporti tra Autostrada Cispadana e Coopsette con Alfredo Peri
e gli altri due esponenti del PD Emiliano Romagnolo. 
   
Tra gli indagati anche Giulio Burchi, presidente di Autocisa, progettista e tecnico dei trasporti e di infrastrutture, collaudatore del forno inceneritore Iren di Parma.

M5S: FARE CHIAREZZA SUL RUOLO DI BURCHI. BERNAZZOLI E IL PD DEVONO RISPONDERNE POLITICAMENTE

18/3/2015 – “La notizia dei provvedimenti di ordinanza di custodia cautelare, emessi su richiesta della Procura della Repubblica di Firenze, nei confronti di quattro persone tra cui il super manager del Ministero dei Lavori pubblici Ercole Incalza, è l’evidente nonché ormai noto problema di quello il M5S denuncia da quando si è insediato in Parlamento, ovvero la presenza di un articolato sistema corruttivo che non solo rallenta la realizzazione di importanti Grandi Opere nel nostro Paese ma che ne fa lievitare inesorabilmente il costo di circa il 40% garantendo lauti guadagni a chi facilita l’accoglimento delle pretese degli esecutori dell’opera in termini di minori controlli. Maggiori spese e un aggravio di costi per le opere pubbliche che andranno a ripercuotersi inevitabilmente sulle spalle dei cittadini onesti già vessati da una pressione fiscale tra le più alte d’Europa”. 
Lo dichiara Elisa Bulgarelli, senatrice del Movimento 5 Stelle membro della Commissione parlamentare antimafia. ” E’ inaccettabile – aggiunge –  che gli stessi parlamentari che applaudono alle parole del discorso di insediamento del Presidente della Repubblica quando si è soffermato sulla centralità del Parlamento e dell’importanza della lotta alla corruzione siano gli stessi a votare compatti contro la richiesta di discutere con la massima urgenza il provvedimento”. “Dalle inchieste emerge anche anche un nuovo particolare che ci riporta in Emilia-Romagna. Uno degli indagati, Giulio Burchi colui che come scrive il GIP “racconta anche al dirigente ANAS ingegner Massimo Averardi che Stefano Perotti ha assunto il figlio del Ministro Lupi”- nel 2011 era stato nominato dalla Provincia di Parma a guida del Pd Bernazzoli come collaudatore dell’inceneritore Iren di Parma”. “Sul ruolo di Burchi ora occorrerà fare chiarezza e Bernazzoli e gli esponenti provinciali del Pd sono chiamati a risponderne politicamente” continua la Bulgarelli.

“L’importante risultato raggiunto nell’operazione odierna fa bel sperare e auguro sia solo l’inizio di un percorso che conduca a restituire trasparenza e rispetto della Legge negli appalti pubblici – continua la Bulgarelli- Per questi motivi non posso che ringraziare la Procura di Firenze per come ha condotto le indagini e le donne e gli uomini delle Forze dell’ordine per l’impegno e l’immenso lavoro che costantemente profondono nello svolgimento del loro servizio. Senza dimenticare che molte volte la politica cerca di lasciarli soli e in condizione di operare con esiguità di mezzi e di risorse”.

“Auspico che con questa inchiesta si sia aperta una stagione in cui si possa fare chiarezza su ogni collegamento fra l’ormai noto “mondo di mezzo” e mondo politico e che sia data priorità alla legge anti-corruzione nell’agenda dei lavori del Parlamento. Spero inoltre il mondo politico non eserciti nessun tipo di pressione per tagliare o soffocare tronconi di indagini scomode, garantendo così che la legalità possa averla vinta nel contrasto alla corruzione, un male che insieme al cancro della mafia tengono in ostaggio il nostro Paese” conclude la senatrice del M5S.

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