Volare in dirigibile nella stratosfera. A Reggio il meeting finale del progetto europeo Maat-Dumas

24/2/2015 – È giunto a conclusione il progetto di ricerca internazionale MAAT (Multibody Advanced Airship for Transport) che ha studiato in questi anni un sistema non convenzionale di trasporto mediante dirigibili. Un sistema concepito dal professor A. Dumas di Unimore, coordinatore internazionale del progetto, che in un futuro non lontano permetterà di partire in dirigibile da una città qualsiasi, praticamente dal parco sotto casa, e raggiungere qualsiasi altro luogo del mondo, attraverso un sistema di navette collegata a una piattaforma in navigazione nella stratosfera. Il tutto con il minimo dispendio energetico, perchè verrebbero sfruttate le correnti ascensionali e l’energia solare.

UNIMORE, l’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, attraverso il Dipartimento di Scienze e Metodi dell’Ingegneria – sede di Reggio Emilia, ha coordinato questo progetto innovativo destinato a modificare il futuro del trasporto aereo. Per illustrare i risultati della ricerca, è in programma un incontro pubblico domani, mercoledì 25 febbraio all’aula magna P. Manodori della sede universitaria di Reggio Emilia, in viale Allegri. Inizio ore 10.

Il progetto MAAT (Multibody Advanced Airship for Transport), coordinato da UNIMORE e a cui hanno collaborato diverse università e centri europei, ha studiato in questi anni un sistema non convenzionale di trasporto mediante dirigibili basato sull’innovativa architettura cruiser-feeder. Nonostante preveda l’uso di dirigibili a idrogeno, esso si presenta, come dimostrato nel corso del progetto, più sicuro e meno inquinante di qualsiasi altro sistema di trasporto.

Il Progetto, finanziato dalla Commissione Europea e coordinato dal gruppo di ricerca ERMETE (Exergetic Research, Management of Energy, Thermofluiddynamics Exchanges) del Dipartimento di Scienze e Metodi dell’Ingegneria – DISMI di Reggio Emilia di UNIMORE, ha visto coinvolti 12 partner provenienti da tutto il mondo: Europa, Russia e Sud America, tra cui Universidade da Beira Interior – UBI – Portogallo, LogisticNetwork Consultants GmbH, (LNC); The University of Hertfordshire (UH) – Engys Ltd. (ENGYS) – University of Lincoln (UoL), Regno Unito, Southern Federal University – SFEDU – Russia, Esponential design Lab. S.A., EDL, Uruguay, Vrije Universiteit Brussel, VUB, Belgio; Aero Sekur SpA, ASKR, Politecnico di Torino e Università di Bologna Italia.

Il progetto di ricerca ha studiato la fattibilità di un sistema di trasporto aereo tramite un dirigibile di nuova concezione in totale assenza di emissioni energetiche: si è trattato non di un progetto avveniristico, ma di uno studio destinato a rivoluzionare il concetto di trasporto aereo, come evidenziano i risultati raggiunti dopo 42 mesi di lavoro.

Il meeting finale del progetto si caratterizzerà come un momento di riflessione aperto al pubblico per mostrare i risultati conseguiti e le implicazioni sulle prospettive future nel settore aerospaziale. Interverranno tra gli altri il professor Antonio Dumas di Unimore, coordinatore del progetto, Andreas Wiesinger, ufficio europeo che ha finanziato il progetto, i partner internazionali, Gaetano Bergami, Presidente Cluster Tecnologico Nazionale Aerospazio (CTNA) – Emilia Romagna e Aimone Storchi Presidente di Reggio Emilia Innovazione.

“Siamo particolarmente lieti – dichiara il prof. Eugenio Dragoni, Direttore del Dipartimento Scienze e Metodi dell’Ingegneria – DISMI – di presentare i risultati del progetto MAAT che ha visto il nostro Dipartimento coordinare un ambizioso lavoro di ricerca internazionale di altissimo livello. Iniziato nel 2011 e sostenuto a livello europeo, il Progetto ha permesso di esplorare idee innovative in materia di trasporto aereo. Questo ci rende particolarmente orgogliosi, perché vede riconosciuto quel lavoro su cui la nostra sede universitaria investe quotidianamente per incrementare la ricerca di base e applicata anche in collaborazione con Reggio Emilia Innovazione che, non a caso, è uno dei partner del progetto”.

Un sistema di trasporto cruiser-feeder, con un feeder capace di muoversi in verticale in prossimità del suolo ridefinirà le nostre abitudini di trasporto, permettendo di decollare all’interno dei centri abitati senza scomodi trasferimenti verso lontani aeroporti. Il cruiser, capace di muoversi lungo rotte prestabilite, e autosufficiente energeticamente mediante energia fotovoltaica, garantisce un livello di comfort e spazi a disposizione dei passeggeri impensabili per un trasporto aereo tradizionale. Il progetto permette di introdurre il nuovo concetto di “slow comfort transport” con una minore velocità rispetto agli aerei (200 km/h), ma con elevatissimi livelli di comfort.

“Il progetto – afferma il prof. Antonio Dumas di UNIMORE, coordinatore del progetto MATT – ha permesso un notevole lavoro tecnologico e scientifico, con lo stesso spirito pionieristico che animava i fratelli Wright o Gianni Caproni o Henry Coanda. MAAT si connota come un progetto di frontiera, un laboratorio di idee, similarmente a quanto è avvenuto negli anni precedenti il primo conflitto quando sono stati definiti i concetti base degli aerei che tutti conosciamo”.

Durante tutti questi mesi di lavoro il gruppo di ricerca internazionale ha affrontato un tema completamente nuovo: un dirigibile energeticamente autosufficiente capace di restare in volo per lungo tempo, connesso al suolo mediante un altro dirigibile, capace di portarsi alla quota di ricongiungimento mediante la sola spinta aerostatica senza il bisogno di propulsione tradizionale, se non per mantenere il proprio assetto.

“Unendo le diverse peculiarità, competenze e sensibilità dei partner – continua il prof. A. Dumas – il progetto ha permesso di sperimentare innovazioni sostanziali sia nei metodi di progettazione, sia nella definizione di nuovi concetti in tema d’immagazzinamento energetico che possono configurarsi come una ‘pietra miliare’ verso il futuro dell’aeronautica elettrica. Il Progetto MAAT ha permesso di esplorare inoltre l’evoluzione dei materiali per i dirigibili del futuro così come di ‘inventare’ nuovi sistemi per il recupero termico; infine ha permesso di ridefinire gli spazi e i materiali della cabina in vista di un futuro trasporto a elevato comfort e a misura d’uomo e di concepire procedure di utilizzo dell’idrogeno ad elevatissimo grado di sicurezza. Tutti questi risultati sono riportati in numerosi articoli scientifici pubblicati su riviste e/o presentati a congressi internazionali e gran parte di queste innovazioni contenute esplicitamente nel design finale del sistema sono già oggi possibili mediante soluzioni tecnologicamente disponibili”.

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