Se la ndrangheta è penetrata in profondità, di chi sono le responsabilità politiche? Minoranze all’attacco in consiglio comunale

2/2/2015 – Gianluca Vinci, Lega Nord, lo ha definito come un intervento “insipido ma condivisibile”. Più severo il giudizio di Claudio Bassi,  diventato capogruppo di Forza Italia a seguito della sospensione di Pagliani, secondo il quale il discorso del sindaco Vecchi sulla ndrangheta a Reggio è stato “all’acqua di rose”. Parole testuali. Secondo Bassi,  che non ha fatto alcun accenno all’affaire Pagliani (a riprova del fatto che gli azzurri si sono spaccati) esistono precise responsabilità politiche di chi ha governato la città nel livello di penetrazione delle mafie raggiunto a Reggio. Il buon senso gli dà ragione, in considerazione della valanga di cemento targata Cutro che ha sepolto la provincia negli anni Duemila, però non ci sono nè sindaci ne assessori o ex sindaci inquisiti, di conseguenza Luca Vecchi ha avuto buon gioco nel rinfacciargli che l’unico politico in carcere, ad oggi, è un esponente di Forza Italia. 
Tuttavia le  responsabilità del sistema Reggio sono state sottolineate anche dalle altre minoranze: per Bellentani, lista Magenta, “servono una svolta e un forte cambio di mentalità”, mentre Cinzia Rubertelli ha affermato che “quello che è accaduto non è una sorpresa, ma è frutto anche delle scelte urbanistiche e della colata di cemento che ha investito la città in vent’anni” e che quindi a monte della metastasi ndrangheta  vi sono “responsabilità politiche precise”. 
Gioco facile anche per Gianluca Vinci nel dimostrare che Reggio ha sì reagito, “ma solo dopo il 2010 con le intedittive antimafia del prefetto De Miro”. Ora si attende che qualcuno esca dalla trincea e faccia autocritica:   appuntamento rinviato al prossimo consiglio comunale straordinario. 

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