“Sarà il Tesoro a salvare Montepaschi. Non pagherà nessuno: a sinistra solo compagni che sbagliano”

di Dario Caselli

17/2/2015 – Il salvatore del Monte dei Paschi si chiamerà Tesoro. Dopo la maxi perdita da 5,3 miliardi annunciata nei giorni scorsi, la banca senese dovrà presto aprire il capitale a via XX Settembre. Lo prevede un tecnicismo del contratto dei cosiddetti Monti bond, il prestito di Stato da 4,07 miliardi (di cui 1,07 miliardi ancora in portafoglio) ottenuto nel 2013. Alla luce del rosso di bilancio, il pagamento degli interessi maturati sul 2014, pari a 243 milioni di euro, dovrà infatti essere corrisposto in azioni e questo, considerati gli attuali valori di borsa, dovrebbe portare il Tesoro al 10% della banca. Lo scorso anno il Monte evitò la circostanza emettendo nuovi Monti Bond, ma oggi una strada di questo genere non è più percorribile. Giunge così ad una  conclusione prevedibile, una delle più scandalose vicende di commistione tra politica e banche. In Italia le banche sono legate strettamente alla politica, non tutte, o meglio a gruppi politici, come non ricordare l’influenza della sinistra democristiana, oggi PD, in una banca importante come Intesa, le simpatie di Profumo, oggi presidente di MPS, per il Pd, siamo pronti a scommettere che lo vedremo candidato al Parlamento, il controllo bipartisan tra Scajola e Burlando, della “sfasciata” Carige, per fare alcuni esempi. Però il controllo del Pci, poi Pds,ecc… sul Monte, è stato sempre indiscusso e ha portato alla rovina della più antica banca italiana, alla distruzione di decine di miliardi di patrimonio e infine alla morte di una gloriosa Fondazione, lasciando cicatrici profonde sul patrimonio dei risparmiatori e sulla pelle dei lavoratori. Indagini sono in corso da molti anni, senza che si siano mai colpiti i “padrini” politici, abbiamo avuto anche un misterioso suicidio, di cui non si sa più nulla. Del più grande scandalo bancario italiano non parla quasi nessuno, del resto la toscana è il feudo di Renzi ed è meglio tacere. Come si tace sul fatto che il premier abbia piazzato il titolare dello studio legale dove lavorava la Boschi, presidente della Fondazione Cassa di Firenze e il fido Carrai nel consiglio . L’avventura del padre della Boschi alla popolare dell’Etruria è invece finita col commissariamento della banca. Siamo sereni. Anzi sicuri che non pagherà nessuno, a sinistra infatti non esistono “malfattori”, ma solo compagni che sbagliano, pagheremo noi, magari attraverso la Bad Bank, la cui direzione sarà affidata ai soliti noti, chessò a Bassanini, Presidente della Cassa Depositi, la cui moglie, senatrice Lanzillotta,è appena transitata da Sciolta civica al Pd tendenza Renzi,.Come si vede, tutto si tiene, nulla si distrugge.La rottamazione si è fermata con l’arrivo al potere.

Be Sociable, Share!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *