Record di disoccupati in provincia: sono 34 mila. Allarme Cgil: la ripresa non si vede, meno cassintegrati ma più senza lavoro

24/2/2015 – “Anche a Reggio Emilia si delinea un panorama dove non si intravede una ripresa in tempi brevi e dove la crisi sembra aver messo radici”.

Altro che ripresa. La Cgil di Reggio Emilia, dati alla mano, traccia un quadro pessimistico sull’economia e la situazione sociale della provincia: e almeno in questo il sindacato di via Roma condivide le preoccupazioni della maggioranza degli imprenditori locali.
Oggi la Camera del Lavoro, con il segretario Guido Mora e la responsabile Mercato del lavoro Vanna Gelosini, ha presentato il suo report 2014: “Una fotografia della crisi, in cui diminuisce l’utilizzo degli ammortizzatori sociali mentre crescono disoccupazione e precarietà”.
Veniamo alle cifre.

Il 2014, secondo le elaborazioni della Cgil reggiana, si è chiuso registrando una diminuzione, rispetto al biennio precedente, del numero delle aziende che hanno fatto ricorso agli ammortizzatori sociali (-29,6%) e di lavoratori coinvolti (-27,1%). Al tempo stesso la crisi ha provocato la chiusura di 4.040 imprese contro le 3.699 nuove iscritte, con un saldo di 341 aziende in meno.
Le procedure fallimentari sono state 197, di cui 39 concordati o liquidazioni coatte, contro le 223 del 2013.
Ma il dato più grave è quello rilevato dai Centri per l’impiego: in un anno la disoccupazione è aumentata del 12,6%. “In termini assoluti parliamo di 3 mila 802 persone in più rispetto al 2013 – dichiarano Mora e Vanna Gelosini – che vanno a comporre un bacino di 33 mila 903 disoccupati nella nostra Provincia. Rispetto al 2008 il dato è cresciuto al 125,3%. Il 41,1% dei disoccupati ha un’età compresa tra i 15 e i 39 anni.

E anche sul fronte degli ammortizzatori sociali i dati non sono confortanti: dal 2011 a oggi hanno riguardato uno “zoccolo duro” mai inferiore alle 11 mila persone. Solo per la cassa integrazione ordinaria, nel 2014 l’Inps ha autorizzato 7 milioni 970 mila 629 ore per oltre diecimila lavoratori di 224 aziende: il 63,8% riguarda l’industria.
“In questi anni – sottolinea Il segretario Mora – le persone avviate al lavoro sono state sempre meno, passando da 64 mila 975 del 2008 a 51 mila 564 del 2014 (-13 mila 411), un dato che dimostra un arretramento della nostra base produttiva e una sempre più scarsa dinamicità della stessa, a beneficio di un sistema bloccato”.

Da qui l’affondo politico. Da una parte c’è una responsabilità degli imprenditori locali che non investono (fatta salva la cospicua eccezione delle imprese vocate all’export, “dove infatti i risultati si vedono”), ma dall’altra le scelte del governo Renzi non faranno, secondo Mora, che aggravare le condizioni dei lavoratori. “Le scelte in materia di lavoro, dal Jobs Act a quanto previsto nella legge di stabilità 2015, disegnano un futuro nel quale le lavoratrici e i lavoratori saranno talmente precari e facilmente licenziabili da consentire alle aziende di non dover ricorrere agli ammortizzatori sociali perchè il problema non esisterà più”.

A ciò si aggiunge “l’ulteriore scossone” delle previste riduzioni delle coperture degli ammortizzatori sociali: “Nel  2015 la Cig in deroga potrà essere concessa sino a un massimo di cinque mesi, viene abrogata la cassa integrazione straordinaria per le imprese che cessano in tutto o in parte l’attività produttiva, non sono finanziati i contratti di solidarietà per le imprese con meno di 15 dipendenti. Dopo un anno di govermo Renzi possiamo affermare che nulla è cambiato”.

Condividi

Una risposta a 1

  1. franco Rispondi

    25/02/2015 alle 18:20

    Analisi precisa e veritiera di CGIL reggiana. I ” comunicatori” sanno vendere bene anche il fumo! Ma i disoccupati e la classe media impoverita hanno sufficiente capacità di non confondere le “sparate” comunicative dai fatti ?
    Siamo ancora figli di quelli che bevevano le filippiche dal noto balcone ?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *