Pagliani in libertà vuole vederci chiaro: “Contro di me errore giuridico folle, perchè hanno colpito un innocente?”

20/2/2015 – “Ben vengano tutte le indagini sulla criminalità organizzata, le cosche vanno stroncate, però diventa problematico quando si coinvolgono persone che non c’entrano nulla. 
Questa operazione è importante per la sua finalità: sconfiggere la mafia. Ma perde credibilità se colpisce un innocente. E io non posso perdonare l’ errore  giuridico folle che mi ha portato in carcere a Parma per 22 giorni, due ore d’aria al giorno, con addosso un’onta schifosa: perchè la ndrangheta fa schifo”. 
Con queste parole Giuseppe Pagliani, l’avvocato di Arceto arrestato la notte del 28 gennaio nell’ambito dell’operazione Aemilia, e rimesso in libertà ieri dal Tribunale del Riesame di Bologna, senza alcuna riserva, conferma la volontà espressa subito dopo la liberazione di dedicare ogni sua energia per dimostrare l’infondatezza di ogni accusa a suo carico. 
Anche ieri nello studio di via Pilastrello è stato un via vai di amici, conoscenti, colleghi e collaboratori per felicitarsi con lui. Telefono dell’ufficio e cellulari sono stati tempestati da una miriade di chiamate. 
Pagliani, determinato più che mai e anche visibilmente sollevato dopo aver riposato nel suo letto, mostra un paio di fogli: “Ecco, questa è l’ordinanza di scarcerazione – dice – Ma il problema è che non doveva esserci la carcerazione”. 
Ora si attendono le motivazioni della sentenza, anchense di per sè   l’annullamento su tutta la linea della custodia cautelare appare come un colpo serio alle tesi dell’accusa. Dà ragione a chi sin dal primo giorno, letta l’ordinanza del Gip con gli stralci delle intercettazioni, aveva espresso delle perplessità che somo cresciute giorno dopo giorno anche per il fatto che il pm Mescolini a oggi non ha ancora risposto alla richiesta di interrogatorio avanzata da Pagliani attraverso i suoi legali, già 24 ore dopo l’arresto. 
“Accuse inconsistenti – aveva detto l’avvocato Romano Corsi – Il patto con Nicolino Sarcone? Pura fantascienza”. Ora, a certificare l’inconsistenza delle accuse è il Tribunale del Riesame. Ed è un fatto di non poco conto, visto che Pagliani è stato l’unico politico messo dentro nell’inchiesta Aemilia. 

L’avvocato ed esponente di Forza Italia, consigliere comunale a Reggio e consigliere provinciale (sospeso temporaneamente da entrambe le cariche) ora ripercorre le tappe ” dell’incubo”. 
“Ho visto più volte finire in galera degli innocenti, ma vivere personalmente questa esperienza è una follia. Ben vengano le indagini sulla criminalità organizzata, ma è terribile quando si coinvolgono degli innocenti. La spettacolarizzazione è un maleficio, e io  posso dire soltanto di  aver subito una violenza inaudita, un calvario che non auguro veramente a nessuno. 
Ho passato le mie giornate a studiare gli atti, a cercare di comprendere per quale ragione hanno colpito me, un incensurato, io che della legalità ha fatto la bandiera del mio impegno anche politico sin da quando ero un ragazzino. Non sono ancora riuscito a trovare una risposta;  e non ne faccio una questione politica, ma di libertà, perchè una tragedia del genere potrebbe capitare a chiunque.
Io – aggiunge – ho avuto la fortuna di avere il sostegno totale della famiglia, dei miei genitori meravigliosi che non hanno dubitato un solo istante di me, dei miei soci e collaboratori che hanno portato avanti lo studio, di aver potuto contare su due difensori straordinari come Romano Corsi e Sivelli. Devo ringraziare un mare di persone che mi sono state vicine in mille modi, soprattutto con lettere, mail, messaggi.
Ma pensate solo un istante ai danni enormi dal punto di vista relazionale, famigliare, professionale: ho rischiato la rovina”. 

La cosa più difficile? “Forse è dove sopportare l’alone infame di un’accusa così schifosa: è una cosa che impaurisce, e non c’è niente di peggio che essere accusati di una vicenda così schifosa in base a un teorema folle. A questo si aggiunge tutto il fango lanciato addosso in modo vigliacco”. 
Momenti di sconforto? “Mai, piuttosto di rabbia di fronte al fatto che il pm non mi convocava”. 

Ora Pagliani ha la possibilità di smontare “un teorema accusatorio al quale non crederebbe neppure mia zia” . Lo farà, punto per punto, in una conferenza stampa nelle prossime ore”. 
Alcune cose però le anticipa ai giornalisti, e riguardano essenzialmenfe  la famosa cena agli Antichi Sapori, il locale di Pasquale Brescia a Gaida.
“Sono andato a quella cena, come ho partecipato a mille iniziative pubbliche. C’erano 87 persone, miei colleghi di partito e anche una giornalista. Io non sapevo chi fosse quella gente, però ho interrotto i rapporti dopo aver parlato con gli avvocati Sarzi Amadè e Caterina Arcuri”. 
Ma non ammette di aver agito con leggerezza? “È vero. Se avessi saputo chi c’era e chi era Nicolino Sarcone, mi sarei guardato bene dall’andare a quella cena.  Faccio notare però che persone molto meglio informate di me sono andate a Cutro: io non ci sono andato e non ci andrò. E comunque tutti erano interessati e quelle vicende. Il sindaco Delrio ha addirittura portato dal prefetto i consiglieri cutresi, io mi sono limitato ad ascoltare”. 
E l’incontro nell’ufficio di Sarcone? “Intanto non è avvenuto da Sarcone, ma in un bar, dove urlavano tutti. Era stato un vecchio militante a chiamarmi come avvocato perchè in quel momento revocavano i porto d’armi.  Ricordo che accanto a me c’era Salvatore Salerno, che non conoscevo, e che Paolini voleva organizzare un sit in davanti al Comune. Il referente politico di quel gruppo era Rocco Gualtieri.  Io andai, come andai alla cena, perchè mi premeva capire come mai dopo 30 anni si era rotto l’asse tra la  cooperazione rossa e subappaltanti calabresi.  Tutto finì li. Ma come si fa a concludere che quel giorno del marzo 2012 nacque un patto con Sarcone, patto destinato a durare tre anni e che sarebbe arrivato a compimento quando andai alla trasmissione Poke Balle, a Telereggio, in un momento in cui tutti mi sparavano addosso? 
In quanfo all’accusa di voler colpire il prefetto, è veramente una sciocchezza: io non ho mai detto una parola contro Antonella De Miro” .
(pierluigi ghiggini) 

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