Pagliani reintegrato in consiglio comunale. ” Sì, la politica è stata cieca sulla ndrangheta”

24/2/2015 – Giuseppe Pagliani é tornato in Sala del Tricolore. È stato reintegrato ieri, con effetto immediato, nelle sue funzioni di consigliere comunale di Forza Italia a Reggio Emilia e di consigliere provinciale a palazzo Allende.
Una nota in questo senso era pervenuta questa mattina alla segreteria generale del Comune ed è stata comunicata nel pomeriggio al consiglio comunale,  in apertura di seduta, dalla presidente Emanuela Caselli.
Pagliani, pur influenzato, non ha voluto mancare, si è presentato in Sala del Tricolore alle 15,30 e ha ripreso immediatamente il suo posto accanto a Claudio Bassi e Nicolas Caccavo.
Prima, sotto il porticato di Palazzo civico, ha risposto alle domande dei giornalisti, affermando fra l’altro che “la politica reggiana è stata cieca” di fronte alle infiltrazioni delle mafie: “Non avevamo capito il livello di infiltrazione, del resto lo dimostrano i viaggi elettorali a Cutro di Delrio, della Spaggiari, di Filippi. Solo oggi ne abbiamo piena
consapevolezza”.

Pagliani era stato sospeso temporaneamente da consigliere a seguito dell’arresto avvenuto nella notte del 28 gennaio nell’ambito dell’operazione Aemilia, su richiesta della Dda di Bologna. Dopo 22 giorni di ingiusta detenzione, il Tribunale
del Riesame ha annullato su tutta la linea l’ordinanza di custodia cautelare, e giovedì Pagliani è stato scarcerato “senza riserva alcuna” e ha potuto far ritorno a casa ad Arceto.
Al suo posto di Pagliani era subentrata temporaneamente Roberta Rigon, prima dei non eletti in Forza Italia, che per questo ha dovuto dimettersi dal consiglio comunale di Fabbrico.

“LA POLITICA È STATA CIECA DAVANTI ALLE INFILTRAZIONI”
“Il mio è un caso devastante di malagiustizia, il mio arresto uno spettacolo folle. Per me che ho sempre fatto della legalità un faro dell’impegno politico, questa accusa così schifosa mi ha colpito al cuore. Una ferita veramente difficile da rimarginare”.
Pagliani ha esordito con queste parole incontrando i giornalisti poco prima di salire in consiglio comunale, e senza sottrarsi alle domande.
Perchè la riunione riservata prima della cena agli Antichi Sapori?  “Un vecchio simpatizzante politico mi chiese di incontrarlo per un caffè, poi mi portò in posto dove c’era una decina di persono che non conoscevo salvo Pasquale Brescia, che all’epoca lavorava con la sua ditta per la Questura!, Salvatore Salerno che è un ingegnere, una persona integerrima e, appunto, Paolini da me conosciuto anni prima come militante e che avevo perso di vista da parecchio tempo. Sarcone? Non sapevo neanche chi fosse, non l’avevo mai visto nè sentito. Quella sera parlavano tutti, volevano andare a manifestare sotto il Comune, e tutto finì. E non li ho mai più sentiti dopo la cena agli Antichi Sapori”.

Non pensa di aver sbagliato ad andarci? “E Delrio cos’ha fatto? Lui ha portato i consiglieri comunali calabresi direttamente dal prefetto De Miro, e davanti alla Dda non ricordava neanche chi fossero”.

Ma non crede che la politica abbia chiuso gli occhi di fronte alla ndrangheta? “Senza dubbio. Adesso ne abbiamo la consapevolezza, e la battaglia contro le mafie deve vederci uniti senza tentennamenti,  ma   nel nel 2012 non avevamo capito a che livello fossero arrivate le infiltrazioni. Del resto Delrio, la Spaggiari, Filippi e altri candidati andarono a Cutro in campagna elettorale. Io ero candidato ma non ci andai”.
Ha mai pensato a dimettersi? “Neanche per un secondo. Perchè dovrei dimettermi?  Si dimette chi è coinvolto, io non c’entro niente”.

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