Ndrangheta, si prepara un’operazione Aemilia bis. Colpirà il livello politico? L’Antimafia vuol cambiare le interdittive

17/2/2016  – “Non siamo al giorno dopo, siamo al durante” . “Qui la ndrangheta dispone di arsenali, è armata e pronta a sparare. Non lo fa perchè in questo momento non le serve”. Queste due affermazioni del  procuratore distrettuale di Bologna offrono la chiave di lettura della missione emiliana della commissione parlamentare antimafia presieduta da Rosy Bindi, che ieri era a Reggio Emilia e oggi è a Modena per incontrare i rappresentanti regionali delle categorie economiche. 
Questa missione è naturalmente dedicata a raccogliere documentazioni sull’operazione Aemilia che con i suoi 200 fra arrestati e indagati ha di fatto smantellato il clan della ndrangheta “imprenditrice” costruito sull’asse Reggio Emilia-Bassa-Cutro intorno a Nicolino Grande Aracri.
Rosy Bindi, nella conferenza stampa con i giornalisti, ha ammesso che la Commissione si aspettava solo in parte una situazione così grave. “È una conferma per quanti di noi avevano consapevolezza della presenza della ndrangheta in Emilia e nel Nord. Ormai si deve parlare di vero e proprio insediamento. Ma bisogna riconoscere che questa inchiesta fa emergere aspetti e dimensioni inquietanti, in un quadro di ulteriori sviluppi. Tutti gli attori sociali, stampa compresa, sono chiamati a una vigilanza più forte che nel passato”. 
Alla missione emiliana partecipano con Rosy Bindi i deputati Laura Gwravini, Claudio Fava (vicepresidente), Giulia Sarti, Luigi Gaetti (vicepresidente) e i senatori Carlo Giovanardi, Enrico Buemi, Franco Mirabelli, Stefano Vaccari, Giulia Sarti, Elisa Bulgarelli, Mario Michele Giarruso. Tutti presenti alla conferenza stampa in Prefettura a Reggio Emilia fuorchè Giovanardi, partito in anticipo per Modena (assenza che ha fatto ipotizzare contrasti nella commissione). 

Ma veniamo alla parola “durante” pronunciata davanti ai commissari dal procuratore Alfonso. È evidente che si prepada un’operazione Aemilia bis, e  sono tutti preoccupati di sapere se e quanto colpirà il livello politico: “Anch’io ho fatto questa domanda”, ha detto Bindi. La risposta non poteva che essere generica, visto il segreto delle indagini, tuttavia nella commissione si fa strada l’orientamento a considerare l’Emilia quasi una enclave pulits nell’Italia della corruzione e della politica inquinata: “Questa è una terra ricca, hanno  rimarcato Claudio Fava e Mirabelli, quindi la ndrangheta può permettersi anche di bypassare la politica e la mano pubblica  per arrivare direttamente all’economia privata”. Ma qualcuno, colpito dalla portata del teorema (che allora dovrebbe valere anche per Lombardia e Veneto)  gli ha fatto notare che l’economia privata ha bisogno del pubblico per le concessioni edilizie, i piani urbanistici, per chiudere un occhio e anche due su abusi e irregolarità. 
Non che tutti siano d’accordo con il teorema strisciante dell’Emilia inquinata ma politicamente pulita, praticamente un ossimoro. 
Le divergenze nella commissione, infatti, sono emerse sul tema , il ruolo, il coinvolgimento del mondo cooperativo.  “I procuratori hanno detto che al momento non emerge nulla a carico delle cooperative”. Replica di Giarruso: “Volete dire che in 40 anni di insediamento le imprese della ndrangheta non hanno mai incrociato le amministrazioni e le cooperative?”. 
Clamorosa, poi l’accusa di Giurrusu sulla modifica dell’articolo 416 ter che “ha fatto fare un salto indietro alla lotta alla mafia”. Questione sollevata dal procuratore di Bologna a proposito dell’arresto negato dell’ex assessore di Parma Paolo Bernini per voto di scambio.  
Di particolare interesse, infine, per il versante reggiano e non solo, il lavoro della commissione sulle interdittive antimafia, di cui evidentemente sono venuti alla luce alcuni difetti. È una questione sollevata da tempo, con la  consueta irruenza, dal senatore Giovanardi e che non trova insensibile la presidente Bindi:  “Noi proporremo che, laddove ci sia la disponibilità degli imprenditori, prima di emettere l’interdittiva si proceda con una forma di affiancamento delle imprese. Ma sia chiaro: non sono le interdittive che a bloccare l’economia, è la mafia”. E comunque “onore al prefetto Antonella De Miro” che ha portato alla luce l’enorme discarica tossica della ndrangheta a Reggio, di cui tutti sentivano il puzzo ma facevano finta di nulla. 
Certo, si dovrà riflettere anche sul fatto che la critica politica e giornalistica al meccanismo delle interdittive,  per la Dda di Bologna è di fatto equivalente al concorso esterno, al fiancheggiamento, al”patto” con i mafiosi. 

(p.l.g.)

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