Maurizio Landini salta il fosso e lancia una nuova “cosa” politica a sinistra del Pd

23/2/2015 – Maurizio Landini, il sindacalista reggiano leader della Fiom, si candida a guidare uno schieramento tra sindacati e sinistra politica “vasto e trasversale” che si opponga in maniera chiara al governo Renzi. Le sue parole di oggi equivalgono al battesimo di una nuova “cosa politica a sinistra”.
Maurizio Landini, a 48 ore dalla sua sortita sul Fatto Quotidiano, scende di fatto in campo, non smettendo i panni del sindacalista e tuttavia alzando il livello dello scontro con Matteo Renzi. E, mentre il caso del segretario della Fiom già agita Cgil, sinistra e minoranza pd, incassando l’investitura di Sel e il gelo dei bersaniani, in serata è lo stesso Landini a tornare sulla sua potenziale discesa in campo, negando ogni aspirazione a fondare un partito ma di fatto  parlando, nella sua replica all’attacco di Renzi, come il padre di un nuovo progetto politico: “Io sconfitto? La Fiom ha 350mila iscritti, più del partito di Renzi. E non facciamo cene da 1000 euro”.

“Io voglio a continuare a fare il sindacalista”, ha chiarito Landini in tv senza arretrare di un millimetro dall’idea di una “vasta coalizione sociale” che si opponga a un premier, che “pur non essendo stato eletto, sta cancellando lo Statuto dei lavoratori. E’ a rischio la tenuta democratica del Paese”.
 Parole che scuotono tutta la sinistra, nella quale, tra i Dem, solo Pippo Civati, finora, spezza chiaramente una lancia a favore del numero uno delle tute blu. “Con Landini parlerò ma di persona. E credo sia il momento che tutti quelli che si interrogano su un nuovo partito a sinistra facciano altrettanto”, è la sua esortazione. 
In pochi, tuttavia, nel Pd al momento sarebbero d’accordo. Non lo sarebbero i bersaniani che con Miguel Gotor tornano a ribadire come la battaglia vada fatta “dentro il partito”, impedendo “una deriva neocentrista che è il cuore del disegno di Renzi”. 
Tace Gianni Cuperlo mentre Stefano Fassina apre al senso della “coalizione sociale” indicata da Landini: “pone un problema vero: il lavoro, nonostante lo sforzo di alcuni di noi e di Sel, non ha un’adeguata rappresentanza”. E un chiaro plauso arriva da Nichi Vendola (“è una risorsa, non certo un problema”) leader di Sel e da mesi impegnato a creare un fronte comune che dentro e fuori il Parlamento si opponga al “renzismo”.
Non mancano gli effetti anche sul fronte sindacale, dove oggi fa rumore l’incontro tra il leader Fiom e il segretario della Cgil Susanna Camusso.  Una cosa, al momento, appare tuttavia chiara: il malcontento di tutte le anime dell’ipotetico fronte di chi è a sinistra di Renzi sul Jobs Act. Una riforma rispetto alla quale Camusso, se da un lato ammette “la sconfitta” sull’art.18 dall’altro promette “reagiremo con gli strumenti necessari”. E con Landini che si dice d’accordo con il segretario Cgil sull’idea di una legge di iniziativa popolare o di un referendum. 
E sempre sul Jobs Act e sul punto dei licenziamenti collettivi, tocca anche a Roberto Speranza, questa sera al Piccolo Orologio di Reggio Emilia, ad alzare la voce contro il suo segretario e sottolineare come Renzi e il governo abbiano “sbagliato” a “non tener conto del parere delle Camere”. Parole, quelle del capogruppo Pd, che fanno trapelare un ritorno all’alta tensione tra Renzi e la minoranza Pd, con possibili ripercussioni sul voto finale sulla riforma costituzionale atteso alla Camera. E non basteranno certo le parole del ministro del Lavoro Poletti (è stata una scelta difficile, non volevamo creare incertezze) a calmare le acque di una sinistra dove il reggiano Landini, un leader sindacale che buca il video come pochi, non è certo una meteora. 

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