Malvolti: “Un nuovo modo di fare banca è possibile, più vicino alle famiglie e alle imprese”

“Le banche possono ritornare a svolgere la loro funzione di sistema e sostenere, così, l’economia reale e gestire il risparmio delle famiglie, dopo i diversi abbagli della finanza.
Molti erano i bancari che hanno riempito le piazze di Milano, Roma, Palermo e soprattutto Ravenna, dove hanno partecipato i reggiani e dove si è tenuta la manifestazione più significativa davanti alla sede della Cassa di Risparmio di Ravenna, la banca del Presidente dell’Abi Patuelli.

(Un dato: la percentuale di partecipazione ha raggiunto quasi il 90%, con il 95% delle filiali chiuse. Lo sciopero è, inoltre, stato preceduto da assemblee unitarie molto partecipate in provincia di Reggio concluse, giovedì 29, con quella nel capoluogo nelle quali si sono dibattuti i temi del contendere).

In esse è emerso che non ci interessa essere parte di un sistema dove la banca pensa solo al massimo profitto. Si è quindi trattato di uno sciopero indetto anche per i clienti delle banche e per le imprese che ringraziamo per aver sopportato i disservizi temporanei causati dalla chiusura delle agenzie: ma il nostro obiettivo è quello di avere un nuovo modo di fare banca.

Infatti, se l’obiettivo dichiarato della protesta sindacale è il rinnovo del contratto nazionale di categoria disdettato unilateralmente dall’Abi più di un anno fa, è oltremodo d’attualità il tema di “riportare le banche a svolgere quella che dovrebbe essere la loro funzione originale, cioè sostenere concretamente l’economia reale e gestire il risparmio delle famiglie.

Purtroppo negli ultimi dieci anni abbiamo, invece, soprattutto assistito ad un aumento ingiustificato delle retribuzioni dei manager, seppur in un contesto di crisi economica e recessione, ed a scandali finanziari ripetuti di mala gestione degli istituti bancari. Contemporaneamente, oltre 60.000 bancari hanno dovuto lasciare la propria azienda in crisi o in ristrutturazione e questo, insieme alla continua riduzione dei dipendenti in servizio nelle filiali, ha tuttora un impatto sulla qualità dei servizi erogati ai clienti e alle imprese.

Chiediamo ai banchieri di assumersi le loro responsabilità di fronte ai dipendenti e ai clienti  tornando a sedersi al tavolo negoziale con spirito costruttivo e senza pregiudiziali che porterebbero, invece, ad un ulteriore inasprimento della vertenza. Non ne hanno bisogno i bancari, non ne hanno bisogno le aziende bancarie e, soprattutto, non ne ha bisogno l’economia nazionale proprio alla vigilia di quello che sembra l’inizio di una possibile ripresa economica”.

Luciano Malvolti, segretario Fiba-Cisl Unicredit a Reggio Emilia

Be Sociable, Share!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *