I sindaci e l’operazione Aemilia, la montagna ha partorito il topolino

di Pierluigi Ghiggini

La montagna ha partorito il topolino. Il documento approvato ieri all’unanimità dall’assemblea dei sindaci convocata in provincia (ma il testo circolava già da un giorno in ambienti Pd) poteva essere approvato   benissimo prima dell’operazione Aemilia. I sindaci, anzichè mettere il dito sulla piaga di un’infezione che la Dda di Bologna ha dimostrato essere penetrata a grande difficoltà (quande concessioni edilizie hanno dato i sindaci firmatari e i loro precedessori ai costruttori oggi finiti in carcere?) si preoccupano di sottolineare le loro iniziative antimafia e il diffuso senso civico “che ha impedito all’illegalità di tradursi in fenomeno di massa”. Non una parola su quanto accaduto a  Brescello. 
Unico spunto l’impegno a non procedere più con gare al massimo ribasso (ma è già stato detto molte volte) e “l’estensione dei protocolli con le Prefetture per i controlli dei Piani Particolareggiati e gli interventi edilizi diretti nonché quelli, relativi ad opere pubbliche, appaltati e subappaltati sotto le soglie minime stabilite per legge”. 
I sindaci inoltre intendono costituirsi  Parte Civile nei procedimenti per mafia.
 
IL DOCUMENTO APPROVATO DALL’ASSEMBLEA DEI SINDACI”

“Esprimiamo vivissima soddisfazione per l’esito dell’importante operazione antimafia della Direzione Distrettuale di Bologna, grazie alla quale è stato inferto un durissimo colpo alla criminalità organizzata attiva in Emilia Romagna.
 In particolare desideriamo rivolgere un sentito plauso a tutte le Forze dell’Ordine coinvolte e a chi le ha coordinate, nelle persone del Procuratore Nazionale Franco Roberti e del Procuratore Capo Roberto Alfonso.
 Va sottolineato che si tratta di un successo delle istituzioni e della società civile tutta, che in questi anni hanno progressivamente preso coscienza di un fenomeno le cui radici sono estranee alla storia della realtà locale (ma che pure, come si vede, è dotato di virulenta pervasività). E’ un fenomeno contro il quale sono state attivate numerose azioni di contrasto di tipo educativo (mediante campagne di educazione e sensibilizzazione, alleanza reggiana contro le Mafie ecc.) legislativo (legge regionale contro l’infiltrazione malavitosa in edilizia e legge per la promozione della legalità), e istituzionale (condivisione di protocolli antimafia tra Enti Locali, Associazioni d’Impresa e Prefettura, nonché la stessa creazione di una sede territoriale operativa della DIA proprio a Bologna).
 Tale capacità di contrasto, occorre dire, poggia su una consolidata attitudine alla collaborazione tra istituzioni, Enti e associazioni, nonché su un diffuso senso civico, che ha impedito all’illegalità, (a fronte delle sue numerose collusioni) di tradursi in fenomeno di massa, sostenuto dal consenso sociale.
 Oggi, chiunque si rifiuta di chinare la testa o di volgere altrove lo sguardo, di fronte al crimine, trova motivo di conforto e di sostegno, sia esso semplice cittadino o rappresentante delle istituzioni. Quelle istituzioni che, come sembra emergere dall’inchiesta, erano l’obiettivo di una scientifica campagna di discredito da parte della criminalità organizzata, proprio perché le si mostravano attivamente e tenacemente avverse.
 Siamo consapevoli che la lotta contro ogni associazione criminale non finisce qui ma che anzi deve continuare con sempre maggiore impegno e tenacia, consolidando, in collaborazione con la Magistratura, le Forze dell’Ordine e la società civile, gli strumenti fin qui adottati e trovandone di ulteriori, così da rafforzare l’idea che chi commette un reato paga e che nella legalità e nella civile convivenza si fonda l’identità delle nostre comunità. In particolare le istituzioni rinnovano l’impegno, a non utilizzare nelle procedure di gara la formula che prevede il “massimo ribasso”, l’estensione dei protocolli con le Prefetture per i controlli dei Piani Particolareggiati e gli interventi edilizi diretti nonché quelli, relativi ad opere pubbliche, appaltati e subappaltati sotto le soglie minime stabilite per legge. Si valuta inoltre (occorre parere legale) la possibilità di costituirsi in Giudizio come Parte Civile nei procedimenti per mafia a tutela della Comunità.
 Il presente documento, una volta approvato, sarà posto in discussione in tutti i Consigli Comunali ed inviato alle altre istituzioni locali e nazionali, per individuare insieme nuovi luoghi e nuove modalità di intervento coordinato contro la criminalità organizzata

Condividi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *