I 5 Stelle portano all’Antimafia lo strano caso della villa di Fabbrico

di Pierluigi Ghiggini

9/2/2015 – Alla Commissione parlamentare antimafia che terrà una sessione straordinaria a Reggio Emilia in prefettura il prossimo lunedì 16 febbriaio , i parlamentari del Movimento Cinque Stelle intendono sottoporre diverse vicende ritenute meritevoli di approfondimento, e fra queste il caso della villa che Roberto Ferrari, ex segretario provinciale del PD, ex assessore provinciale all’urbanistica e soprattutto sindaco di Fabbrico per dieci anni, comprò al grezzo per 500 mila euro nel 2011 dal costrutttore Giuseppe Nocera poi inquisito, arrestato e coi beni sequestrati nell’ambito di un’inchiesta sul clan dei Casalesi, in particolare sugli uomini e gli affari del “cerchio magico” di Michele Zagaria.
 Roberto Ferrari non poteva sapere che l’imprenditore era in odore di camorra, e infatti fu lui stesso a rivelare la circostanza, visibilmente angosciato, al “Giornale di Reggio” in un’intervista subito dopo l’arresto di Nocera, ai primi del 2012. 
Però Ferrari, così come la Giunta  di Fabbrico, il Pd e il sindaco successivo, sapevano che il comune aveva concesso negli ultimi anni a Nocera due piani edificatori per un totale di 30 mila metri quadrati di superficie utile. In uno di questi sorge appunto anche la villa comprata dall’ex sindaco ed ex assessore provinciale. 

Il Movimento 5 Stelle ha presentato il proprio dossier per l’Antimafia (insieme a una serie di proposte anti-corruzione, e un appello per il blocco della Cispadana) nel corso di una conferenza stampa in comune a Reggio Emilia  presenti i parlamentari Alessandro Di Battista, Maria Edera Spadoni e Giulia Sarti con i consiglieri regionali Giulia Gibertoni e Gianluca Sassi, e il gruppo consiliare di Reggio al completo. C’era anche l’ex consigliere Matteo Olivieri, che nelle elezioni del 2009 dichiarò “Io non vado a Cutro” e che nel 2011 dopo l’interdittiva antimafia alla ditta Bacchi, presentò un’interrogazione sulla tangenziale di Novellara “dove venivano ricostruiti – ha spiegato Olivieri – i legami commerciali tra la Bacchi e lo studio Coffrini dell’ex sindaco di Brescello (e padre del sindaco attuale). Legami sciolti solo nel 2014”. 

Ma veniamo ai casi sollevati dai 5 Stelle:

ACQUISTO CASE AL GREZZO E RISCHIO CASALESI
“Un meccanismo sconosciuto ai più per riciclare denaro sporco è anche la compravendita di case al grezzo da ditte che poi risultano essere al centro di inchieste giudiziarie – ha spiegato Giulia Sarti – così com’è da tenere sotto controllo il rischio di infiltrazione dei Casalesi. Abbiamo visto il caso del mancato certificato antimafia della scuola di Montecchio e nel 2001 l’acquisto casuale – sottoliniamo casuale – di una casa dell’allora segretario Pd e sindaco di Fabbrico Ferrari dall’imprenditore Giuseppe Nocera” che gli inquirenti- hanno sottolineato ancora  i parlamentari –  “considerano un prestanome di Michele Zagaria. Il livello di penetrazione e sottovalutazione è stato talmente alto che lo stesso Ferrari consentì a Nocera  in maniera legale di costruire abbondatemente e di urbanizzare Fabbrico”. 

RIFIUTI E MAFIE:  DALLE INTERDITTIVE ANTIMAFIA ALLA DISCARICA DI POIATICA AFFIDATA A CIAMPA. IL CASO AIMERI AMBIENTE

“In questi anni troppi appalti di raccolta rifiuti sono stati affidati da Iren, e prima ancora da Enia e Agac, a ditte coinvolte in inchieste e colpite da interdittive. Come Commissione Antimafia chiederemo accesso agli atti di tutti gli appalti, subappalti e fornitori – ha detto Giulia Sarti – Parliamo dei casi Tradeco e Ramn. Altri appalti che scottano per la discarica di Poiatica, nel 2002 sono stati affidati a ditte come la Ciampà già al centro di inchiesfe per lo smaltimento illecito di rifiuti nel 1999, con sequestro dei beni nel 2001”. “Sempre nele settore rifiuti, dei del Movimento Cinque Stelle così come i sindacati abbiamo sempre denunciato come la società Aimeri Ambiente del gruppo dei Biancamano-Pizzimbome, da sempre legati a Marcello Dell’Utri, non abbia operato al meglio tanto da subire in diverse epoche varie revoche dei contratti sulla raccolta rifiuti a Reggio e Parma. La Aimeri Ambiente in passato ha subito diverse traversie giudiziarie e indagini della Dia di Catania, ed è il caso di ricordare che è arrivata in Emilia tramite un accordo con Manutencoop, che nel 2009 gli cedette il ramo d’azienda ambiente-rifiuti”. 

RISCHIO AMIANTO E BONIFICHE: IL CASO DELLA BIANCHINI

Giulia Sarti e Giulia Gibertoni hanno ricordato il rischio amianto e le denunce contro la Bianchini srl di Modena, il cui patron è stato arrestato nell’ambito dell’operazione Aemilia. Una storia che porta sino a Reggiolo. “È emerso che nella ricostruzione post-sisma 2012, la ditta Bianchini utilizzava l’amianto, miscelato alla terra, per farne materiale da pavimentazione per capannoni, caserme dei pompieri, strutture di accoglienza per gli sfollati, come ha rivelato lo stesso titolare in una telefonata intercettata. “Indagini giudiziarie hanno appurato come in questi anni ci sia stata una consistente importazione di amianto dall’India: é evidente che la Regione non può più sottovalutare questo tema. Deve intervenire subito per i controlli e per l’immediata bonifica di scuole e ospedali”. 

I Cinquestelle inoltre chiedono di fermare  il progetto Cisadana almeno sino alla conclusione delle indagini Aemilia e Tav di Firenze. Puntano il dito su Coopsette, che è nell’Arc della Cispadana, “per i suoi legami – affermano i parlamentari – con ditte coinvolte in inchieste per corruzione e mafia”. 

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2 risposte a I 5 Stelle portano all’Antimafia lo strano caso della villa di Fabbrico

  1. Alessandro Raniero Davoli Rispondi

    10/02/2015 alle 01:13

    E la radioattività? L’autunno scorso, (2014) ho avuto un colloquio molto interessante con un maresciallo dell’Arma, incaricato di servizi speciali e antidroga. Ebbene, il maresciallo, del quale per ovvie ragioni non faccio il nome, tra le altre cose mi ha detto: “Noi sappiamo da anni che Poiatica è radioattiva”. E con noi non intendeva la sua famiglia …
    Gradirei che la Procura di Reggio, intervenuta con competenza e serietà, chiarisse in modo definitivo la reale situazione della discarica IREN.
    La denuncia dei tre parroci: “troppe morti in giovane età, troppi bambini nati malformati …” merita un intervento deciso.
    Alessandro Raniero Davoli

  2. Fausto Poli Rispondi

    13/02/2015 alle 15:37

    È la teoria del mondo di mezzo compà. …. ci stanno . . . come si dice . . . i vivi sopra e i morti sotto e noi stiamo nel mezzo … e allora …. e allora vuol dire che ci sta un mondo… un mondo in mezzo in cui tutti si incontrano… come è possibile… che ne so… che un domani io posso stare a cena con Berlusconi». Parola di Massimo Carminati, ex terrorista di estrema destra dei Nar ed ex membro della Banda della Magliana, numero uno dell’organizzazione criminale decapitata dagli uomini del Ros. Un gruppo, chiamato Mafia Capitale, capace di infiltrarsi e fare business nella gestione dei centri accoglienza per immigrati e dei campi nomadi, di finanziare cene e campagne elettorali o di lucrare sulla raccolta differenziata, come quella dell’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno, tramite la Fondazione Nuova Italia di cui l’esponente di Fratelli d’Italia è presidente. Ma anche di coinvolgere nella Cupola politici di destra e di sinistra.

    Gira intorno a lui, a Carminati, l’inchiesta della procura di Roma su “Mafia Capitale” che sta facendo tremare le fondamenta dei palazzi del potere capitolino. E che potrebbe arrivare a toccare i piani più alti delle istituzioni economico politiche italiane. È lui al centro delle indagini. Il pirata, il cecato, il Re di Roma, imprendibile dalle forze dell’ordine, scampato al carcere persino dopo una rapina, sguardo glaciale, 56 anni, un passato tra i terroristi neri dei Nar, esponente di spicco della banda della Magliana, lo storico gruppo di malavitosi che tra gli anni ’70 e ’80 imperversava per la città con l’appoggio dei servizi segreti e della politica italiana.

    Beh, non lo sapevate ?

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