Tra Modena e Bologna la disfida del tortellino: via alle primarie per scegliere gli chef

22/1/2015 – Sono più buoni i tortellini di Bologna o quelli di Modena? Per provare a risolvere una questione irrisolta da secoli, torna, dopo il successo dello scorso anno, la disfida del tortellino. Due associazioni di ristoratori, la bolognese ‘Tour-tlen’ e ‘Modena a tavola’, tornano ad incrociare il mattarello nell’ambito dell’iniziativa ‘La sfoglia tira’.

Il confronto (che si svolgerà il 2 febbraio a palazzo Re Enzo a Bologna) si allarga e coinvolgerà quattro specialità: il classico tortellino in brodo, il tortellino reinventato, la lasagna e il tortellone, tutte specialità a base di pasta sfoglia. Le due città eleggeranmo i propri quattro campioni che dovranno difenderne l’onore gastronomico: quattro chef che dovranno misurarsi nelle altrettante specialità di cui si compone il ‘derby’.
Per sceglierli gli organizzatori hanno organizzato le primarie: venerdì 23 a Modena (ristorante Vinicio), domenica 25 e lunedì 26 a Bologna (Palazzo Re Enzo), i pretendenti si sfideranno per scegliere (col voto sovrano dei pubblico pagante e mangiante) i titolari della squadra che si confronteranno nella finale, con la giuria presieduta da Davide Paolini.

L’iniziativa (che quest’anno sarà dedicata a Stefano Bonilli, uno dei fondatori della moderna critica enogastronomica e giurato nella prima edizione) è nata un po’ per gioco e un po’ per campanilismo, ma si è rivelata un ottimo veicolo di promozione di un prodotto a cui le due associazioni organizzatrici vorrebbero, insieme alle Camere di Commercio, far avere la patente di Igp.

Chiunque sia il vincitore ci sarà molto probabilmente una rivincita, da organizzare a Modena in primavera, possibilmente nell’ambito delle iniziative con le quali la gastronomia emiliana cercherà di avere un ruolo da protagonista nell’ambito dell’Expo.

Tuttavia, a questo punto la disfida non può più esaurirsi in una questione di “torri”, tra Modena e Bologna. L’orizzonte va allargato al tortellino di Parma e soprattutto al caplèt di Reggio Emilia, autentico capolavoro tramandato dall’antichità: probabilmente un piatto nato con significati rituali, tanto che i dotti ancora nell’Ottocento lo chiamavano Umbilicus Veneris. Perchè una gara senza l’ombelico di Venere, con tutti i significati erotici che evoca, è monca in partenza.

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