Teatro Valli, via alla stagione: Dennis Russel Davies dirige la Jugen Deutsche Philarmonie

9/1/2015 – Sabato 10 gennaio apertura della stagione 2015 del Tetro Valli di Reggio Emilia (ore 20.30 precise) con la Jugen Deutsche Philarmonie. Un concerto che offre numerosi spunti di interesse, a partire da un grandissimo direttore, Dennis Russel Davies chiamato a dirigere i giovani musicisti della Junge Deutsche Philharmonie e il violoncello di Julian Steckel.
In programma Three Places in New England di Charles Ives; il Concerto per violoncello e orchestra di strumenti a fiato di Friedrich Gulda; la Suite di danze di Béla Bartók; la Dance Symphony di Aaron Copland.
Un viaggio sonoro che intreccia, in solide trame sinfoniche, musiche popolari ora folcloriche ora jazz, che stanno alla base dell’ispirazione – seppure declinata diversamente da ciascun autore – di tutto il programma. La sorgente popolare alimenta un intero, fondamentale capitolo della modernità musicale del Novecento, vuoi alla ricerca di nuovi suoni e linguaggi, vuoi a stabilire stili ibridi o, come è in voga dire oggi, crossover
Un viaggio che propone altresì una chiara polarizzazione America (del Nord) / Europa (centrorientale).

Charles Ives – compositore nordamericano – giunse a novità sorprendenti e di altissimo valore musicale per vie del tutto originali. Per esempio sovrapponendo musiche “banali”, di strada, marce per banda, canzoni domestiche, in patchwork straordinariamente intricati, irti di dissonanze e poliritmi. Non di rado in anticipo sulle avanguardie europee, Ives riusciva tuttavia a conferire alla propria musica un’estroversa solarità, un’incontenibile voglia di riempire l’aria di suoni. È il caso di Three Places in New England, tre luoghi, appunto, dell’infanzia del compositore, che tornano come ricordi sonori affastellati in altrettanti pezzi sinfonici.

Friedrich Gulda è stato uno dei massimi pianisti del XX secolo e rappresentante dell’alta civiltà musicale viennese classica. Fra i suoi allievi, Martha Argerich. Egli fu anche tuttavia una personalità profondamente antiaccademica, il che lo condusse a praticare il genere musicale forse più lontano dalla classicità che si possa immaginare: il jazz. Lo fece con non minor dedizione e perfezionismo, sia come pianista (celebri i suoi duetti con Chick Corea), sia come compositore. Il Concerto per violoncello è un esempio di tale ambivalenza, con i suoi passaggi apertamente jazz-blues (in organico non manca la batteria) alternati a passaggi di scrittura trasparente che possono ricordare i Divertimenti di Mozart o le musiche per strumenti a fiato di Beethoven.

Oltre che il compositore che conosciamo, Béla Bartók è stato
un pioniere della ricerca etnomusicologica. Portò alla luce, facendo ricerca sul campo, un tesoro inestimabile di musiche di tradizione orale dell’area balcanica e dintorni, indicando anche il metodo per le ricerche successive. Questo è il campo propriamente folk: la musica rurale, contadina, mai fissata su carta, che divenne altresì il codice genetico stesso della musica di Bartók.
A proposito della Suite di danze egli scrive: “…il materiale tematico della composizione è ad
imitazione della musica contadina; lo scopo […] realizzare una specie di musica popolare ideale in modo che ogni parte rappresenti caratteri musicali ben definiti. Mi sono servito di melodie di diversa provenienza: ungherese, valacca,
slovacca, persino araba, talvolta mescolandole”.

Aaron Copland, considerato il decano dei compositori americani, nella sua lunga vita ha  praticato diversi stili, anche i più arditi, ma non c’è dubbio che egli venga identificato con colui che ha celebrato più d’ogni altro autore l’americanità in musica: spirito pionieristico e vastità di spazi distillati in un linguaggio comunicativo e tipico. Non solo il jazz, ma anche la musica popolare bianca dialogano, nella Dance Symphony, con la matrice più propriamente classica. La prima assoluta, diretta da Leopold Stokovsky nel 1931, fu organizzata a beneficio dei musicisti disoccupati di Philadelphia.

Oltre che impegnato nelle maggiori istituzioni sinfoniche e operistiche europee nel repertorio tradizionale (Mozart, Beethoven, Wagner), Dennis Russell Davies, direttore statunitense formatosi a quella fucina di stroardinari artisti che è la Juilliard School, lavora assiduamente con la musica contemporanea, in merito alla quale gli è riconosciuta spiccata sensibilità nell’impaginare programmi originali,
eccitanti e ben strutturati. Ha collaborato con artisti del calibro di Luciano Berio, John Cage, Philip Glass, Laurie Anderson, Keith Jarrett, Philippe Manoury, Aaron Copland, Hans Werner Henze, Arvo Pärt e molti altri.

La Junge Deutsche Philarmonie unisce giovani musicisti di talento provenienti da diverse accademie musicali tedesche selezionati tramite audizioni. È condizione fondamentale alla Junge Deutsche Philharmonie che i membri partecipino a laboratori tematici e campagne informative, in modo da acquisire competenze che vanno al di là della stretta professionalità orchestrale. L’ensemble diventa così un ponte
importante tra gli insegnamenti ricevuti nelle accademie e una più compiuta evoluzione professionale del musicista. L’età dei membri è compresa tra i 18 e i 28 anni.

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