Sequestrati 10 milioni a costruttore di Montecchio. Nuova strategia antimafia: colpire i patrimoni della “zona grigia”

Il complesso con piscina  Mille Fiori di Montecchio, del costruttore cutrese Palmo Vertinelli

Il complesso con piscina Mille Fiori di Montecchio, del costruttore cutrese Palmo Vertinelli

21/1/2015 – Una trentina di finanzieri del nucleo di polizia tributaria di Reggio Emilia hanno eseguito il sequestro preventivo, disposto dalla magistratura reggiana, di immobili, società, automezzi e denaro per un valore largamente superiore ai 10 milioni di euro a carico del costruttore Palmo Vertinelli, 54 anni, originario di Cutro e residente a Crotone, ma dimorante a Montecchio, in provincia di Reggio Emilia, dove ha il fulcro dei suoi interessi economici. Il sequestro preventivo riguarda anche i beni della moglie e dei due figli. L’operazione denominata “Millefiori”,  frutto delle indagini della Guardia di Finanza di Reggio, che ha scavato negli affari e nella storia fiscale del costruttore sino al lontano 1993, è coordinata dal procuratore della Pubblica di Reggio Emilia Giorgio Grandinetti, che insieme ai sostituti Maria Rita Pantani e Forte ha firmato le misure preventive patrimoniali.
Palmo Vertinelli, già colpito nel 2010 da interdittiva antimafia emessa dalla Prefettura di Reggio Emilia, è un imprenditore dell’edilizia molto conosciuto e anche molto chiacchierato in val d’Enza.
I sequestri sono avvenuti oltre che a Montecchio anche a Gattatico e in provincia di Parma nei comuni di Montechiarugolo, Busseto e Soragna, e in Calabria a Crotone e Isola Capo Rizzuto.

Si tratta nel complesso di ben 38 appartamenti, una quindicina di garages, un capannone, terreni, automezzi, società e grosse somme di denaro nei conti correnti, al momento non ancora quantificate. Beni che alle valutazioni dell’Agenzia delle Entrate, che sono prudenziale, hanno un valore certamente superiore al 10 milioni di euro.
Nel dettaglio i sequestri hanno riguardato le società Impresa Vertinelli s.r.l., Edilizia Costruzioni GEnerali srl, Mille Fiori s.r.l. , Bar Tangenziale Nord Est sas, dove da questa mattina si sono insediati gli amministratori giudiziali  nominati dalla magistratura reggiana;
un complesso immobiliare di 9 appartamenti e un’autorimessa a Isola Capo Rizzuto (provincia di Crotone);
un complesso immobiliare costituito da 3 appartamenti e 3 autorimesse a Gattatico di Reggio Emilia;
un complesso immobiliare di 8 appartamenti e 3 appartamenti e un terreno a Montecchio;
un appartamento e tre autorimesse a Soragna (Parma) e un appartamento a Busseto;
un secondo complesso a Montecchio costituito da 10 appartamenti, 2 autorimesse e un magazzino;
un terzo complesso immobiliare a Montecchio costituito da un appartamento, un opificio, un magazzino e un negozio: si tratta della struttura con piscina che ospita il ristorante Millefiori in via per Calerno, e che ha dato il nome all’operazione di sequestro;
ancora due appartamenti in stabili diversi a Montecchio, e un terreno in comune di Crotone.
Sequestrati anche due autovetture e due ciclomotori, oltre a un ingente quantità di disponibilità finanziarie in via di quantificazione.
Tutto ha preso il via da una complessa indagine fiscale e finanziaria dove sono saltate fuori anche giri di fatture false con persone legate a giri mafiosi, ma dalla quale è emersa soprattutto la sprorporzione tra il patrimonio accumulato in venti anni e i redditi dichiarati da Palmo Vertinelli, che secondo gli inquirenti avrebbe beneficiato economicamenfe dai rapporti di contiguità con ambienti del crimine organizzato.

L’operazione Millefiori è stata presentata in tarda mattinata, mentre i sequestri erano ancora in pieno svolgimento, nella caserma della Guardia di Finanza dal comandante provinciale di Reggio Emilia, colonnello Ippazio Bleve, dai sostituti procuratori reggiani Maria Rita Pantani e Giacomo Forte, dal maggiore Giuseppe Tondi comandante del nucleo di Polizia Tributaria. Assente perchè impegnato in un processo il Procuratore Giorgio Grandinetti, che ha inviato un messaggio di compiacimento per il lavoro svolto dalla polizia tributaria, messaggio letto da Maria Rita Pantani.

LE INDAGINI: SCAVATI PIÙ DI VENT’ANNI DI AFFARI

Le misure adottate sono esclusivamente di carattere patrimoniale, che sono anche le  più temute. In questo caso è in ballo un patrimonio enorme, senza considerare conti correnti e provviste finanziarie ancora in fase di conteggio. Il pm Maria Rita Pantani ha confermato che non sono in atto misure cautelari personali nei confronti di Palmo Vertinelli nè dei famigliari.
Vertinelli in passato era stato arrestato per una presunta affiliazione alla cosca cutrese Grande Aracri, che spadroneggia nel reggiano e in particolare nella Bassa con centro tra Gualtieri e Brescello, ma è stato prosciolto dal Tribunale di Catanzaro, e attualmente non é indagato per associazione mafiosa, e tanto meno in stato di arresto. Peraltro nel 2010 è stato oggetto di una interdittiva antimafia emessa dall’allora prefetto di Reggio Emilia Antonella De Miro.
Attualmente gli inquirenti ne sottolineano la “pericolosità sociale” e rilevano la sua “conoscenza interessata” di ambienti associativi criminali. In altre parole, Vertinelli avrebbe ricavato importanti vantaggi economici dalla sua “vicinanza” ad ambienti mafiosi, in particolare della ndrangheta ionica.
Il colonnello Ippazio Bleve ha spiegato come emerge tale “conoscenza  interessata”: “I provvedimenti patrimoniali sono stati chiesti alla Procura di Reggio, e non alla Dda di Bologna, per la pericolosità generica del Vertinelli, ma ciò non esclude rapporti con ambienti mafiosi. I filoni che hanno concorso a determinare il quadro sono tre: in primo luogo le indagini di polizia economico finanziaria  svolta dalle Fiamme Gialle, che hanno portato alla denuncia di Vertinelli per il reato di dichiarazione fraudolenta mediante l’uso di fatture false. Indagini – ha sottolineato Bleve – incentrate sull’acquisizione di una quantità enorme di dati e di notizie, che partono dal 1993 e che hanno reso evidente la sproporzione tra i redditi dichiarati e l’incremento patrimoniale accertato. Perchè i redditi – ha spiegato – non sarebbero neppure sufficienti a coprire la spese di sostentamento di una famiglia, secondo le tabelle Istat”.

Ma, per determinare la “conoscenza interessata” di Vertinelli, alla colossale economica, finanziaria e fiscale su vent’anni di attività  bisogna aggiunge sia le risultanze investigative di alcune operazioni anticrimine e la stessa sentenza del Tribunale di Catanzaro del dicembre 2003, quantunque – ha precisato il colonnello – “fosse stata esclusa allora l’appartenenza stabile di Palmo Vertinelli alla cosca capeggiata da Nicolino Grande Aracri”, sia l’interdittiva emessa dalla Prefettura di Reggio Emilia, che evidenziava “i rapporti di  frequentazione e la familiarità con i Grande Aracri e altri pericolosi esponenti di Cutro e Isola Capo Rizzuto”. Insomma, un quadro probatorio complesso, che scava in quella vasta zona  grigia tra cosche, famiglie contigue e economia legale che appare sempre più come il timbro caratteristico della ndrangheta in salsa emiliana.

“L’aggressione ai patrimoni è uno strumento di particolare efficacia, molto temuto in certi ambienti addirittura più del carcere – ha sottolineato il colonnello Bleve – Posso assicurare che non ci fermeremo. Noi andremo avanti, la strada ormai è segnata. Questa indagine – ha avvertito – non è un caso isolato”. Altri grossi sequestri in vista, con l’obiettivo di disarticolare la “zona grigia” che infetta l’economia reggiana.

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2 risposte a Sequestrati 10 milioni a costruttore di Montecchio. Nuova strategia antimafia: colpire i patrimoni della “zona grigia”

  1. Enrico bini Rispondi

    22/01/2015 alle 00:28

    Vorrei riepilogare quello che è successo negli ultimi tempi in una provincia dove era tutto a posto: 3 milioni sequestrati al grande aracri,10 milioni a vertinelli ,13 a sarcone , 33 l’importo delle fatture false di octobus dove sono coinvolti sarcone,silipo,gibertini,salsi. Tutti imprenditori ( sarcone,silipo,vertinelli) puliti,bravi ,disponibili che hanno lavorato per tutti qui a reggio.

  2. pinko Rispondi

    22/01/2015 alle 11:11

    È in atto un forzato passaggio di consegne, tra cosche di ‘ndrangheta. La cosca crotonese è stata messa all’ angolo, ma non è vera antimafia … continuano a tenersi in pancia i prestanome di Cosa Nostra, casalesi e altre cosche calabresi, probabilmente reggine. Gli incendi di negozi, capannoni ed auto appartenenti a calabresi e campani sono la dimostrazione della guerra in atto per il dominio del territorio.

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