Prampolini, proposta choc: “Un fondo di garanzia per le Pmi con i patrimoni confiscati alle mafie”

22/1/2015 – Le condizioni del credito riservate alle micro, piccole e medie imprese restano estremamente difficili. Rilancia l’allarme la presidente di Confcommercio di Reggio Emilia, Donatella Prampolini Manzini: “Fra il giugno 2011 e il settembre 2014 il credito alle imprese è sceso dell’8,3%.  Le analisi di Confcommercio rivelano che i tassi  reali pagati da una Pmi italiana sono attualmente superiori a quelli degli altri Paesi, più che doppi ad esempio rispetto alla Francia. A fine 2013 più del 60% delle Pmi italiane, secondo i dati Bce, ha registrato un aumento dei costi accessori del credito: un primato europeo di cui ovviamente c’è poco da rallegrarsi. Nel nostro Paese, inoltre, una Pmi paga oggi mediamente tra il triplo e il quadruplo rispetto una media o grande impresa. E’ vero, sono salite anche le sofferenze: ma si tratta di una frazione fisiologica, un costo compreso nel margine di intermediazione”.

Continua la Prampolini: “È necessario un salto di qualità imprenditoriale e creditizio, le banche non devono guardare soltanto ai numeri dei bilanci. Una prima questione è rappresentata dalle garanzie: negli ultimi tempi si è puntato sempre di più a una garanzia pubblica emarginando il ruolo dei Confidi. Bisogna invece rilanciarne fortemente il ruolo perché senza Confidi sarebbero fallite molte più aziende. Il fatto stesso che più del 50% dei beni confiscati alle mafie restino inattivi, può cambiare: potrebbero costituire un fondo mobiliare di garanzia a supporto delle aziende confiscate e per le start up, con cogaranzia dei confidi stessi”.

«Al posto della commissione di massimo scoperto – aggiunge la Presidente di Confcommercio Reggio Emilia – sono state introdotte due nuove voci, molto più costose per le imprese: la concessione di affidamento e la commissione di istruttoria veloce. Occorre trovare un metodo per legare i costi di questi servizi a quello reale sostenuto dalla banca. E’ anche evidente la differenza che esiste tra quanto dice la Bce e quanto fanno gli istituti sul territorio dove le banche hanno puntato su finanziamenti speculativi invece di aiutare imprese e famiglie, e così non si fa sviluppo».

«Seguiamo anche con una certa apprensione – conclude  Donatella Prampolini – le notizie sulla riforma allo studio per le banche popolari e la preoccupazione aumenterebbe se riguardasse anche le banche di credito cooperativo: si rischia di depotenziare una forma di credito che da sempre è vicina alle autonomie locali, all’impresa sociale. Sono state tra le poche banche che hanno retto alla crisi e che hanno continuato a finanziare imprese e famiglie. Stravolgerne la governance abolendo il voto-capitario sarebbe la fine della partecipazione popolare che ha determinato lo sviluppo del territorio e rischierebbe di buttarle in pasto alle grandi speculazioni. E’fondamentale mantenere il rapporto tra il territorio e le banche, tra un direttore di una banca e un imprenditore del posto. Non possiamo affidarci solo ai computer».

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