I misteri del poliziotto Mesiano, “facilitatore” con amici potenti. Ecco cos’ha scritto il corvo di lui

di Pierluigi Ghiggini

29/1/2015 – Reggio è ancora sotto choc per la maxi inchiesta sull’ndrangheta  in Emilia, i suoi legami con i mondi della politica e delle professioni, l’occupazione dell’economia legale. La Reggio che ha dormito e tollerato troppo a lungo, oggi scopre l’inimmaginabile: anche i pochi che avevano combattuto per anni in solitudine,  mentre gli altri si cullavano nell’illusione degli anticorpi (e nelle analisi rassicuranti di  esperti eminenti come Nuccio Ciconte: rassicuranti non certo sulla virulenza della ndrangheta, ma sulla presunta diversità di Reggio e dell’Emilia) non potevano immaginare questi livelli di infezione.  La maxi inchiesta Aemilia, con il suo esercito di 200 persone tra arrestati e indagati e i sequestri patrimoniali per la stratosferica somma di cento milioni di euro,  ha rivelato le dimensioni sconvolgenti di una  penetrazione mafiosa, che passo dopo passo ha portato alla costituzione di un’associazione di
ndrangheta diffusa nella società reggiana” dominata dai Grande Aracri ma al tempo stesso (è la prima volta) autonoma dalla Calabria. Una ndrangheta di nuovo tipo, una “mafia imprenditrice” dove  la zona grigia degli affari viene considerata a pieno titolo all’interno del cerchio mafioso.
Viene da chiedersi quanto porterà lontano questa costruzione della Dda di Bologna, basata su anni di indagini. Di certo ha gettato luce nuova su una molteplicità di vicende che oggi
sembrano addirittura riconducibili a un’unica, sinistra regia.
È emblematico l’arresto del poliziotto Domenico Mesiano, molto potente in Questura ai tempi non lontani (parliamo di mesi) dell’ex questore Domenico Savi, di cui era autista e uomo di fiducia. Mesiano è considerato dalla procura antimafia come affiliato a tutto tondo all’associazione mafiosa.
Era stato lui, nel pieno delle primarie Pd per la scelta del candidato sindaco di Reggio, a telefonare agli esponenti della comunità albanese per “sconsigliarli” dall’intervenire nella campagna a favore dell’ex assessore Franco Corradini, che correva contro Luca Vecchi.
A questo punto bisogna chiedersi chi mosse Mesiano, chi intervenne per condizionare le primarie Pd (che comunque diedero un esito difficilmente discutibile). Su di lui fece rivelazioni succulente, ancora inedite, la famosa lettera del “corvo” circolata prima delle elezioni amministrative, e di cui fu Reggio Report a rivelare l’esistenza.

FRANCO CORRADINI ATTACCA PD E VECCHI: “SI FACCIA LUCE ANCHE SU SILENZI E MANCATE SOLIDARIETÀ”

Ieri, sull’ affaire Mesiano e primarie, Franco Corradini si è tolto un pietrone dalla scarpa: ha rinfacciato al Pd di non avergli espresso solidarietà e al
sindaco Vecchi di  aver giudicato quell’episodio irrilevante o insignificante. E chiede: “Si faccia luce su tutto, anche su quei silenzi e sulle mancate solidarietà da parte di colleghi e avversari di partito”.

Ecco cos’ha scritto L’ex assessore: “Mesiano nel corso delle primarie del centro sinistra del marzo 2014 per la scelta del
sindaco di Reggio Emilia, ha avuto l’iniziativa di telefonare, con un telefono della Questura, al alcuni esponenti della
comunità albanese, sconsigliandoli di votare per il sottoscritto. Quando seppi della cosa, denunciai prontamente il tutto alla Questura di Reggio Emilia. A primarie svolte, la notizia trapelò, ma non ebbi la solidarietà dei miei concorrenti e nemmeno del PD.
Ora, anche alla luce di quel che sta accadendo i miei dubbi
rimango più forti che mai: forse che primarie furono inquinate dalla malavita organizzata? A vantaggio di chi? Chi traeva
vantaggio dal poliziotto Domenico Mesiano oggi arrestato in occasione della maxi operazione anti Mafia?
Evidente che la telefonata di Mesiano era tesa a colpire una
persona scomoda che non aveva risparmiato energie e iniziative
per contrastare la presenza della Mafia a Reggio Emilia.
Mi chiedo inoltre  se il sindaco Vecchi (e il Pd ) non voglia ricredersi o pentirsi per aver giudicato quell’episodio insignificante o irrilevante.
Si faccia luce su tutto, anche sui quei silenzi e sulle mancate solidarietà da parte di colleghi e avversari di partito”.

A Corradini ha risposto piccato il segretario cittadino del Pd Mauro Vicini, senza però entrare nel merito della questione: ” Dov’era Franco Corradini quando si costruiva questo sistema perverso e colluso? – scrive Vicini – Quanto emerge dall’indagine di oggi è il risultato di
un’indagine ancora in corso e iniziata nel 2010 su un fenomeno decennale. Viene da dire che, anche nella nostra città, le azioni degli anni passati non sono state in grado di contrastare le azioni della malavita organizzata di cui oggi
abbiamo notizia. Ci dobbiamo interrogare, ora, sugli errori commessi anche dalla politica reggiana”. E conclude polemicamente. Chi in quegli anni aveva ruoli di rilievo deve farlo ancor di più”.

ECCO COSA SCRISSE IL CORVO SU MESIANO: IL TESTO INEDITO DELLA LETTERA.

A questo punto appare giusto rompere ogni indugio, che potrebbe essere scambiato per omertà, e pubblicare ciò che scrisse il “corvo” sul conto di Mesiano: sprazzi illuminanti sulla qualità e  le relazioni del personaggio. La lettera, è noto, spinse Luca Vecchi e sua moglie Maria Sergio a presentare una denuncia. Il procuratore Grandinetti affermò ai giornali che comunque la velina anonima non aveva profili di

diffamazione e conteneva notizie “interessanti”. Infatti fu girata alla Dda di Bologna.

Ecco il testo del “corvo”, la cui identità ancora oggi è ignota,  ma che certamente era qualcuno in possesso di informazioni di prima mano.

“Sui giornali è comparsa la notizia di un poliziotto, Domenico

Mesiano, che ha telefonato alla comunità albanese di Reggio per parlare del sostegno dato alla candidatura di Franco Corradini per la corsa a sindaco nelle primarie del Pd. Una telefonata che non è mai stata smentita e che, anzi, è al vaglio della Procura. Probabilmente l’agente non ha commesso
alcun reato, ma perchè ha fatto quella telefonata utilizzando la sua posizione di poliziotto? Ci sono alcuni punti che gli elettori dovrebbero sapere”…
Segue la ricostruzione di una parentela, molto alla lontana, con Maria Sergio.

Ma è interessante soprattutto la parte della lettera relativa
alle amicizie crotonesi di Mesiano, in particolare con i fratelli Vrenna.
Ecco alcuni passaggi completamente inediti della lettera del corvo: “Particolare preoccupante, visto il ruolo ricoperto da Mesiano in Questura (autista del questore, quindi a conoscenza dei suoi spostamenti e di eventuali riunioni anche in Prefettura) la parentela con Giovanni Vrenna, che è suo cognato nonchè testimone di nozze”.
Il corvo spiega che “Giovanni è fratello di Raffaele della Fc Crotone, la locale squadra di calcio, nonchè titolare di imprese che, di fatto, controllano lo smaltimento dei rifiuti nel Crotonese. I fratelli Vrenna sono  finiti in un’indagine
dell’aprile 2008 con l’accusa di associazione a delinquere di
stampo mafioso perchè considerati vicini alla cosca di ‘ndrangheta Bonaventura-Vrenna-Corigliano. Dopo la condanna in primo grado, è arrivata l’assoluzione in Cassazione”.
E aggiunge il corvo: “Tuttavia l’attività del Vrenna è stata discussa più volte nella commissione parlamentare antimafia (dove il procuratore capo della Dda parla di imprenditori borderline) e recentemente il nome di Raffaele Vrenna è comparso nei servizi di Report del 7 aprile sul sindaco di
Verona Tosi, dove viene sottolineato come i fratelli Vrenna
siano cugini di secondo grado del capo storico della cosca Vrenna, Zù Luigi (il nonno di Raffaele e Giovanni era fratello del nonno di Zù Luigi)”.

È doveroso chiedersi quale fu la mano che spinse Mesiano  intervenire nelle primarie Pd, e quale ruolo ha avuto il
misterioso poliziotto (trasferito a Roma nel giugno scorso) nelle vicende reggiane.

LA DDA: ERA IL “FACILITATORE” DELLA COSCA REGGIANA

Domenico Mesiano, originario di Catanzaro, è finito ai domiciliari per aver favorito gli associati della cupola mafiosa reggiana (lui stesso è ritenuto un affiliato) e per una “consapevole e volontaria partecipazione” all’organizzazione stessa.
Le sue amicizie sono di quelle che fanno mormorare dentro e fuori la Questura. Si mette a disposizione di personaggi della cosca come Alfonso Paolini (in carcere), del boss Nicolino Sarcone (ai domiciliari) di Michele Colacino (anche lui in carcere) che era entrato in conflitto con Grande Aracri.
Era, insomma, il “facilitatore” della ndrangheta in questura. Secondo la Dda si era occupato di pratiche relative a Sarcone “favorendo il loro esito positivo e comunque l’accoglimento delle istanze”. Ha poi interrogato la banca dati per ottemere dati sempre su Sarcome, su Diletto, Gaetamo Blasco (catturato oggi in Germania) e Pasquale Brescia, il costruttore pure lui finito in carcere, titolare anche del ristorante Antichi Sapori di Gaida. Nel 2012 Paolini, per conto di Sarcone e Antonio Muto (1955), lo chiama per avere informazioni su una pattuglia della Polizia che gira a Montecchio, e che evidentemente “disturba”. Poi c’è l’inquietante vicenda del tentativo di intimidazione nei confronti della cronista del Carlino Sabrina Pignedoli, per il quale Mesiano è accusato anche di minacce.

“SE PARLI DEI MUTO TI TAGLIO I VIVERI: LA GIORNALISTA SABRINA PIGNEDOLI RACCONTA LE MINACCE DI MESIANO

Sul Carlino Reggio di oggi la cronista Sabrina Pignedoli scrive innprima persona delle intimidazioni ricevute poliziotto Antonio Mesiano “assistente capo della polizia, autista del questore e con il ruolo di ufficio stampa”. E proprio in quel ruolo un giorno le ordinò, perentorio: “Non devi scrivere dei Muto”. Quel giorno – racconta Pignedoli – “non mi ha chiamato per rapporti di servizio. Mi ha che i Muto erano suoi amici e non gradivano che si parlasse di loro.Nell’occasione avevo scritto di un procedimento al Tar contro un provvedimento del Prefetto che aveva vietato la detenzione di armi ai fratelli Salvatore e Vito Muto, perchè il padre Antonio aveva partecipato a una cena. Una cena non qualunque, ma a quella avvenuta il 21 marzo 2012 al ristorante Antichi Sapori di Reggio Emilia sequestrato ieri dalla Dia (il titolare, Pasquale Brescia figura tra gli arrestati, ndr.)”.
“Se continui a scrivere ti taglio i vivere” disse ancora Mesiano alla giornalista. Che continua:  “Mi sono molto irrigidita e a quel punto lui ha aggiunto che stava solo scherzando.Quando è terminata la chiamata ero arrabbiata e spaventata. Arrabbiata perchè non aveva il dirittpmdi dirmi cosa dovevo scrivere. Spaventata perchè mi sembrava assurdo che un poliziotto mi chiamasse per perorare la causa di persone che comunuque erano finite in un provvedimento del prefetto. Perchè lo faceva? Per chi?”
A quel punto Pignedoli parla col capo servizio del Carlino Reggio , che era Davide Nitrosi, il quale “condivide la necessità di segnalare la questione a chi di dovere… E ho raccontato tutro ai sostituit Marco Mescolini e Roberto Pennisi, che ringrazio per la sensibilità che hanno avuto. Come ringrazio il procuratore capo Alfonso per le belle parole di ieri mattina in conferenza stampa: mi hanno commosso”.
Domenico Mesiano ora è agli arresti domiciliari per associazione mafiosa e minacce. Deve rispondere anche dell’intimidazione nei confronti Sabrina Pignedoli”.

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