Fiere di Reggio, no degli enti al salvataggio: “Non abbiamo i soldi”. Scontro con gli operatori

27/1/2015 – È scontro aperto tra le amministrazioni e gli operatori fieristici. Il sindaco Luca Vecchi e il presidente della Provincia, in una dichiarazione diffusa ieri pomeriggio, hanno confermato che i due enti non sono in condizioni di salvare dal fallimento la società Fiere di Reggio.

Comune e Provincia, insomma non intendono tornare indietro: è stata revocata l’operazione di vendita del pacchetto di azioni Autobrennero per ricapitalizzare la società Fiere – operazione volutta dall’ex presidente di palazzo Allende Sonia Masini – e non ci sono ripensamenti possibili. Le condizioni delle finanze locali, con la riduzione dei trasferimenti statali non lo permettono.

balenaÈ una doccia fredda sugli operatori fieristici, che hanno invocato il salvataggio in extremis di via Filangieri,con una lettera firmata dal presidente della Società ornitologica, Enrico Banfi, a nome di organizzatori, allestitori e fornitori di servizi degli eventi fieristici reggiani: Camer, esposiziine canina, Fiera del cavallo, Cambi & Scamvi, Ferlini Allestimento, Mostra del Fumetto, Immagina, fiera ornitologica internazionale (che da sola cale 40 milioni di indotto), Regium e Remilia Hotel.

Gli operatori puntano il dito sull’indebitamento della Sofiser, all’origine del disastro Fiere, di cui è responsabile la gestione politica di Sofiser e che le amministrazioni targate Pd non hanno mai voluto affrontare per tempo solo per non perdere la faccia di fronte agli elettori. La sostanza del ragionamento è “chi rompe paga”, ma in questo caso la politica dovrebbe pagare per l’ennesima volta con i soldi dei cittadini.

Si legge nella lettera di Banfi: “Le  letali conseguenze sulla gestione Fiere derivano non dalle gravi condizioni economiche finanziarie del nostro Paese, né dalla gestione fieristica vera e propria, ma da gravi “carenze” nella gestione dell’immobiliare pubblica Sofiser, che ha generato debiti insopportabili. La chiusura della gestione fieristica, con lo scopo di fare cassa con i padiglioni per pagare i debiti accumulati nel passato dall’immobiliare, aggiunge errore ad errore: oltre a quello Sofiser, si aggiunge l’errore di una decisione (chiusura della gestione eventi) che significa compromettere il presente (centinaia di posti di lavoro distrutti) e il futuro…”.

La risposta di Vecchi e Manghi è chiara: bambole non c’è un centesimo. “le istituzioni non sono più nelle condizioni di intervenire nell’operazione di salvataggio delle Fiere attraverso il ripristino in bonis della società immobiliare: intervento che comporterebbe per la società reggiana e per le tasche dei contribuenti una spesa di almeno 20 milioni di euro – scrivono – Venti milioni di euro sono circa l’importo del taglio ai trasferimenti statali che la Provincia ha subito nell’anno 2015 ai quali va aggiunto l’obbligo di dimezzare la spesa del personale entro il 31 marzo prossimo. Venti milioni di euro sono l’importo che il Comune sostiene per tenere in piedi e sostenere una delle grandi eccellenze mondiali di Reggio, che è il sistema dei nidi e delle scuole d’infanzia di Reggio Children nati dal lavoro di Malaguzzi…”.

Vecchi e Manghi lasciano aperta la porta a un salvataggio, ma rinviandolo alla società unica di gestione delle fiere dell’Emilia-Romagna, da realizzare in questa legislatura. Ma sarebbe troppo tardi.

E poi, c’è da fidarsi di una Regione che attraverso l’ex assessore Muzzarelli, e con l’incredibile sostegno della Giunta provinciale Masini, ha sbarrato la strada all’intervento probabilmente risolutivo di Fiera di Milano in via Filangieri? Perchè non si riprendono rapidamente le fila di quella operazione, disfatta per ragioni di potere politico del Pd? Ma forse è chiedere troppo.

Di certo quello che non si può chiedere è che siano i cittadini a pagare il conto dei debiti. Perchè gli operatori privati, magari sostenuti da Milano o da Verona, non mettono una congrua cifra sul tavolo e non acquisiscono la proprietà del polo fieristico, a prezzi di assoluto realizzo?

(p.l.g.) 

LA DICHIARAZIONE DI VECCHI E MANGHI: “COMUNE E PROVINCIA HANNO GIÀ SCELTO”

“La scelta recentemente compiuta dalla Provincia di Reggio Emilia di fare un passo indietro rispetto all’indirizzo- che era stato assunto mesi fa nel corso della precedente legislatura provinciale- di procedere al salvataggio delle Fiere di Reggio, è riconducibile a un cambio di prospettiva che ha coinvolto tutti gli enti locali del nostro territorio.

Si registra infatti da anni un trend consolidato di finanza pubblica restrittiva: un contesto di norme e di leggi che non consente agli enti locali di investire in progetti che siano estranei a quelli che sono i servizi obbligatori che un ente deve fornire ai cittadini, peraltro definito da una legge nazionale (L. 56/2014), assai più recente e vincolante rispetto alle normative regionali citate dagli estensori della lettera. Nel caso di un Comune, si tratta del welfare universale, dell’investimento in opere pubbliche, del sostegno al pagamento delle rette o della gestione del trasporto scolastico, tanto per fare degli esempi concreti. Per quello che riguarda la Provincia, che è stata investita recentemente da una ridefinizione complessiva in termini di identità, le funzioni fondamentali sono quelle, tra le altre, che prevedono di garantire la sicurezza degli edifici scolastici, la manutenzione dei principali assi viari e la tutela ambientale.

Alla luce di questo mutato contesto -di certo assai più pesante sul piano economico di quello che si registrava già poco tempo fa- le istituzioni non sono più nelle condizioni di intervenire nell’operazione di salvataggio delle Fiere attraverso il ripristino in bonis della società immobiliare: intervento che comporterebbe per la società reggiana e per le tasche dei contribuenti una spesa di almeno 20 milioni di euro. Venti milioni di euro sono circa l’importo del taglio ai trasferimenti statali che la Provincia ha subito nell’anno 2015 ai quali va aggiunto l’obbligo di dimezzare la spesa del personale entro il 31 marzo prossimo. Venti milioni di euro sono l’importo che il Comune sostiene per tenere in piedi e sostenere una delle grandi eccellenze mondiali di Reggio, che è il sistema dei nidi e delle scuole d’infanzia di Reggio Children nati dal lavoro di Malaguzzi.

Non può più quindi essere possibile per le istituzioni intervenire in modo esclusivo su un settore come quello fieristico che è imprenditoriale e produttivo e, pertanto, dovrebbe essere sostenuto in sinergia con soggetti economici appartenenti anche al comparto imprenditoriale privato.
Ciò non toglie che le Fiere rappresentino un patrimonio per il territorio reggiano, anche alla luce dei positivi risultati conseguiti dall’attività di Fieremilia. Tuttavia occorre, per questo aspetto, provare a ridefinire il futuro in un assetto diverso da quello delle origini. In questo quadro, va guardato con interesse e approfondito quanto sostenuto oggi dal Presidente della Regione Stefano Bonaccini:

«Vogliamo arrivare, entro fine legislatura, ad avere un’unica società di gestione dei servizi fieristici e abbiamo bisogno di collaborazione, non di competizione tra le fiere del territorio». Il presidente ha citato, come buon esempio, l’accordo per il passaggio del Macfrut da Cesena a Rimini. “Dobbiamo evitare il litigio tra territori vicini, altrimenti può accadere che, nella competizione, arriva qualcuno da fuori e ci porta via eventi che sono importanti» (Agenzia Dire).

È con questo spirito costruttivo e di visione strategica sul territorio, non solo provinciale, ma regionale, che occorrerà guardare, d’ora in poi, al sistema fieristico reggiano. Noi enti pubblici restiamo a disposizione per provare a trovare una soluzione di rilancio, che deve però tenere conto del fatto che i tempi sono profondamente cambiati”.

(Luca Vecchi, sindaco di Reggio; Giammaria Manghi, presidente della Provincia) 

LA LETTERA DI BANFI A NOME DEGLI OPERATORI: “SENZA PADIGLIONI IMPOSSIBILE REALIZZARE FIERE. PENSATECI VOI”

“Egregi signori, noi organizzatori, allestitori e fornitori di servizi di eventi fieristici l’abbiamo capita così: tutti i cittadini e le istituzioni devono agire per migliorare incessantemente la qualità di vita della nostra Comunità, soprattutto quella dei più deboli.
Per realizzare questo obiettivo primario occorrono sensibilità, ma anche risorse economiche.
Le risorse economiche a disposizione, per quanto riguarda le istituzioni, derivano dalla ricchezza prodotta dalla Comunità e dalla fiscalità applicata a tale ricchezza.
Se la ricchezza prodotta si riduce, si riducono le risorse disponibili, la qualità della vita- in particolare dei più deboli- peggiora, fino a livelli intollerabili.
La responsabilità di questo fallimento non potrebbe che essere delle forze economiche e sociali e, soprattutto, delle istituzioni che governano la comunità. Non crediamo che questa visione sia elitaria né che abbia contenuti rivoluzionari: è semplicemente l’interpretazione logica della costruzione sociale ed economica che la nostra storia ha prodotto fino ad oggi. E’ l’anima che, soprattutto le istituzioni, dovrebbero ben conoscere e da cui fare guidare le loro azioni.

Le manifestazioni fieristiche contribuiscono all’ampliamento degli scambi commerciali, alla diffusione delle innovazioni scientifiche e tecnologiche e delle loro applicazioni alle attività produttive, alla divulgazione al pubblico e all’informazione specializzata sui prodotti e sui processi produttivi, sui servizi, sulle forme di marketing e sulle collaborazioni economiche, nonché alla promozione delle attività creative nei settori della cultura, dell’arte e del design.

Ebbene, vivendo direttamente ed attivamente le disavventure SOFISER (Società immobiliare a controllo pubblico) e le conseguenze devastanti su SIPER/Reggio Emilia Fiere (Soc. pubblica di gestione del Centro Fieristico di Reggio E.) abbiamo maturato la convinzione che nella nostra città stiano consolidandosi decisioni che calpestano lo spirito e la sostanza dei capisaldi citati della legge regionale e produce gravi danni alla nostra Comunità, sul piano economico, sociale, culturale e della dignità delle centinaia di persone che perderanno il posto di lavoro.
E’ noto a tutti gli addetti ai lavori che queste letali conseguenze sulla gestione Fiere derivano non dalle gravi condizioni economiche finanziarie del nostro Paese, né dalla gestione fieristica vera e propria, ma da gravi “carenze” nella gestione dell’immobiliare pubblica Sofiser, che ha generato debiti insopportabili. La chiusura della gestione fieristica, con lo scopo di fare cassa con i padiglioni per pagare i debiti accumulati nel passato dall’immobiliare, aggiunge errore ad errore: oltre a quello Sofiser, si aggiunge l’errore di una decisione (chiusura della gestione eventi) che significa compromettere il presente (centinaia di posti di lavoro distrutti) e il futuro (scomparsa dello “ strumento fondamentale della politica regionale di sviluppo economico e di internazionalizzazione delle attività produttive” e di decine di milioni di euro di ricaduta su Reggio E., ogni anno, dagli eventi).
Questa insana decisione produrrebbe un impoverimento della nostra Comunità, con conseguente riduzione delle risorse disponibili per migliorare la qualità della vita dei cittadini e per tutelare i più deboli (che si accrescerebbero di numero, con i licenziati). Infatti, nessuna città della Regione ci ha preceduto su questa strada. Anzi, investono. E vanificherebbe i notevoli investimenti infrastrutturali compiuti in anni recenti ( Mediopadana…).
Le nostre Organizzazioni, che, assieme alle Fiere, sono un patrimonio della città a dispetto delle incaute dichiarazioni di qualche amministratore evidentemente non informato, nel sottolineare ai destinatari della presente ed alla città le gravi conseguenze presenti e future di un atto illogico e privo di visione strategica come la chiusura delle attività di gestione degli eventi fieristici, fa anche presente che i tempi per una decisione chiara, responsabile e perciò pubblicamente motivata sono scaduti.
Una non decisione oppure una decisione ancora interlocutoria nei prossimi giorni, costringerebbe gli organizzatori privati a decidere- per motivi tecnici- il trasferimento ad altra sede delle proprie attività e dei relativi benefici economici e sociali a favore del territorio.
Siamo fieri delle fiere, per questo insistiamo nella loro difesa, e pensiamo all’occupazione ed allo sviluppo economico e sociale della comunità reggiana, ma occorrono condizioni essenziali per riuscirci: senza padiglioni, realizzare eventi a Reggio è impossibile. Ma le chiavi le avete voi…”.

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