Crac Fiere, debiti Sofiser: perché il Pd è responsabile

di Pierluigi Ghiggini 

Oggi il Pd reggiano, dopo anni di silenzi, e anzi di dinieghi, riconosce che il disastro di Fiere di Reggio nasce dalla “discutibile gestione immobiliare di Sofiser”. Ormai è tardi, nondimeno bisogna salutare la franchezza del responsabile economico dei democrat reggiani, Giacomo Bertani Pecorari, che di fronte alla tragedia incombente ha trovato la forza di affermare che “lo stock di debito ereditato da discutibili gestioni immobiliari di Sofiser è l’elemento determinante di questa vicenda”.
Una dichiarazione “che non ha prezzo…”,   ha commentato su Facebook l’ex consigliere  Giacomo Giovannini di Progetto Reggio, protagonista di memorabili battaglie in Sala del Tricolore sul crac Sofiser, parallele a quelle condotte da Giuseppe Pagliani in Provincia.
Giova ricordare agli smemorati, che vorrebbero passare il cancellino su una vicenda tra le peggiori che mai abbiano coinvolto la politica reggiana, che la Sofiser nel 2012 si presentò alla fusione con Siper con una montagna di una ventina di milioni di debiti.
Il fallimento del polo fieristico era scritto in quella gestione dissennata, ma sulla quale si è colpevolmente taciuto. Eppure – andiamo indietro di almeno 4 anni  – da tempo giornalisti non imbavagliati avevano reso pubblica con dovizia di cifre e di particolari l’insostenibile situazione finanziaria di Sofiser. Nessuno poteva dire di non sapere, anche perchè l’immobiliare – proprietaria di terreni e padiglioni di via Filangieri, ipotecati sino alle orecchie – era in mano al comune di Reggio, alla Provincia e alla Camera di Commercio, con le banche a fare da chaperon.
Per questo restano scolpite sul marmo le fatidiche parole pronunciate in Consiglio comunale dall’ex assessore Mimmo Spadoni, ora consigliere del sottosegretario Delrio agli affari del Sud: “Chi afferma che la Sofiser è un carrozzone pieno di debiti è in malafede”.
Oggi bisogn chiarire che, nel momento in cui  fa autocritica, il Pd deve  anche scrutare a fondo al proprio interno e fare pulizia, almeno dal punto di vista mentale e politico. Perchè il dissesto di Sofiser, e oggi di Reggio Fiere, porta indelebile il suo marchio storico. E non parliamo soltanto in via indiretta, atttraverso il controllo da parte degli enti locali.
Ben tre amministratori di Sofiser – Il presidente Ivan Rinaldini, la consigliera Roberta Rivi (assessora provinciale di fiducia dell’ex presidente Masini), il direttore Fabrizio Catelli – comparivano al tempo stesso nella immobiliare controllata dalla Fondazione Tricolore del Pds-Ds-Pd. È certamente un caso, come no, però il Pd era nella condizioni di sapere e di intervenire per tempo.
E poi  perchè, vista la situazione, alla fusione di Sofiser e Siper in Reggio Fiere, fusione come sappiamo finitw rovinosamente, gli enti non hanno ricapitalizzato la società, come sarebbe stato loro dovere? Perchè Sonia Masini non vendette all’epoca le azioni Autobrennero?
C’e poi una precisa responsabilità del Pd nell’aver ammazzato  la trattativa con Fiera di Milano, l’unica strada possibile per portare fuori dall’abisso l’azienda fieristica reggiana: è stato l’assessore regionale PD Muzzarella a bloccarla con interventi pesantissimi, motivati unicamente da ragioni di potere politico, al punto da spacciare un inesistente salvataggio da parte di Fiere di Parma, che risorse non ne aveva, come non ne ha neppure oggi.
Muzzarelli ha agito contro la volontà di tutte le forze  imprenditoriali e cooperative reggiane, trovando in compenso una solida sponda nell’ex presidente della Provincia Sonia Masini, che poi piangendo lacrime di coccodrillo ha tirato fuori dal cappello a cilindro l’improponibile operazione di vendita delle azioni Autobrennero, revocata il 29 dicembre dal nuovo presidente Manghi, anche a seguito delle denunce di Pagliani, col voto unanime del consiglio provinciale.
Oggi il Pd torna a premere sulla Manodori perchè acquisti le azioni Autobrennero, operazione alla quale palazzo Del Monte si era resa disponibile, salva accantonarla dopo le opportune verifiche.
Il valore delle quote della società Autobrennero dipende da un concessione autostradale ormai scaduta e che prima o poi sarà messa all’asta (europea): chi comprerebbe a 15 milioni delle quote che domani potrebbero valere la metà?  E poi, perchè la Manodori dovrebbe pagare con il patrimonio di tutti i reggiani i disastri provocati dalla politica locale e regionale e , segnatamente, dal Pd?
L’operazione, oltre che economicamente più che discutibile, sarebbe moralmente insostenibile. Più fodato, a questo punto, un impegno diretto della fondazione –  va da sè dopo tutte le verifiche e le valutazioni del caso – nell’acquisizione del patrimonio di via Filangieri per poi rimetterlo sul mercato. Sarebbe probabilmente un buon investimento a reddito. Ma forse è il caso di tornare sulle strade di Milano, con il cappello in mano, e vedere se qualcuno è ancora disposto a fidanzarsi con la cenerentola reggiana.

Be Sociable, Share!

Una risposta a 1

  1. mario Rispondi

    05/01/2015 alle 10:26

    S’indaghi sui diversi apporti immobiliari ,fusioni , scissioni e scorpori, compreso l’Istituto Zootecnico consorziale, deliberate negli ultimi 10 anni, creando così le condizioni del dissesto.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *