Pagliani al sindaco Mammi: “Basta silenzi su Nanni Lasagni trucidato a 16 anni dai partigiani comunisti”

di Giuseppe Pagliani

A Scandiano durante le celebrazioni della resistenza il Sindaco Mammi e l’assessore Pighini devono ricordare anche i martiri ragazzi, quali Nanni Lasagni, prelevato e ucciso dai partigiani comunisti il  1° gennaio 1945, e il sacerdote don Carlo Terenziani.

giuseppeEsistono innumerevoli atrocità consumate nella nostra provincia da bande di sedicenti “liberatori rossi” che si sono verificate durante la guerra civile nel territorio comunale scandianese.

Oltre all’assassinio di Don Carlo Terenziani avvenuta a San Ruffino presso il cimitero il 29 aprile del 1945, una delle più gravi è il sequestro e successivo assassinio di Pietro Lasagni detto Nanni; un ragazzino scandianese di sedici anni scomparso da casa il 1° gennaio 1945.

Il giornalista cattolico Giorgio Morelli, firmandosi Il Solitario, svolge una inchiesta sconvolgente nell’anno 1946 su “La Nuova Penna”, che mette in evidenza la ridda di sospetti, di supposizioni, di angosce provocate dal prelevamento e dalla sparizione del giovinetto. Questa inchiesta si chiude con la pubblicazione del CLN di Scandiano datata 1 giugno 1945.

“Scandiano, 11-06-1945 numero di protocollo 32, relazione”: il CLN locale venne nella determinazione di far trasportare il giovane Lasagni Nanni perché sospetta spia avendo troppi frequenti contatti con elementi noti per attività fascista e per trattenerlo in montagna per ragioni di sicurezza! Fu arrestato da una squadra SAP del comando locale e trasportato in montagna.

Il 1° gennaio 1945 due partigiani si presentarono in via Ex littorio a casa Lasagni: i partigiani dicono di voler accompagnare il giovane che non era a casa al comando per un interrogatorio. I genitori riconoscono uno dei partigiani e questi li tranquillizza affermando che non c’è nulla da temere. Fissano un appuntamento con il padre, il quale accompagna il figlio. Arrivati nei pressi del cimitero degli ebrei a Scandiano incontrano altri due partigiani, una donna e due uomini, il padre non può proseguire perché questi glielo impediscono. Qualche giorno dopo una staffetta partigiana riferisce che il ragazzo è stato segnalato nella zona di Ligonchio insieme ai partigiani.

La famiglia del ragazzo rassicurata scriveva allora al Prof. Marconi che sanno essere con i partigiani per avere notizie più precise su Nanni. Ormai è sorta la convinzione che il  loro figliolo sia rimasto con i partigiani e che nulla egli scriva per prudenza. Il 25 aprile i partigiani scendono dalla montagna e la famiglia Lasagni attende Nanni. Qualche tempo dopo il padre incontra in una strada uno dei partigiani che prelevò il figlio, il quale finge di non averlo mai visto. Finchè un giorno i famigliari incontrando un partigiano amico di famiglia chiedono come era morto il figlio.

Quest rispose: “Dato che ormai siete al corrente della cosa non posso negare l’accaduto. Il misfatto è avvenuto poche ore dopo l’arresto”. E’ finita, Nanni è stato ucciso e qui inizia una lunga trafila di incontri, di ricerche per venire a conoscere la vera verità per poter dare almeno una degna sepoltura al giovane.

In data 12 novembre 1945 vengono arrestati Ivo Vecchi e Oscar Zanichelli tradotti nel carcere dei Servi in attesa dell’istruttoria del Dott. Loffredo e adibiti ai lavori di cucina. Dopo pochi giorni di detenzione improvvisamente i due responsabili vengono rimessi in libertà. Il Procuratore del Re Loffredo emette di propria responsabilità il mandato di scarcerazione con il quale l’istruttoria viene chiusa e archiviata. Il Giudice giustifica questo suo atto giudiziario con l’appellarsi alla legge  12 aprile 1945 che ritiene non perseguibili dalla giustizia tutte le azioni compiute a scopo di guerra; l’uccisione del giovane Nanni Lasagni viene considerata come un’azione legale compiuta dai partigiani ai fini della lotta di liberazione.

Con questa farsa termina la vicenda di Nanni Lasagni.

*Capogruppo in Provincia Terre Reggiane – Forza Italia

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