Sanità reggiana fanalino di coda in Italia? Gaffe della classifica di Italia Oggi

29/12/2014 – Possibile che la sanità reggiana, nei cui ospedali ci si viene a curare da tutta Italia, sia il fanalino di coda del Paese? Può sembrare incredibile, ma è proprio così secondo la sedicesima classifica sulla qualità della vita nelle province Italiane, pubblicata da Italia oggi.

Reggio Emilia risulta la prima in Emilia-Romagna e la sesta a livello nazionake, ma nella sezione Sistema Salute precipita al 94mo posto dietro alle province di Avellino, Caserta e Reggio Calabria.
Ora, chiunque abbia avuto a che fare con la sanità reggiana, anche in condizioni non idilliache, capisce che l’indagine di Italia Oggi ha involontariamente pestato una tolla. Secondo le direzioni di Arcispedale e Ausl Reggio Emilia, che hanno diffuso un puntiglioso comunicato congiunto, i parametri applicati da Italia Oggi capovolgono la realtà: le virtù del sistema reggiano sono diventate magnagne. Ad esempio il numero dei posti letto, la riduzione dei tempi di degenza, i tempi di attesa per gli esami etc.
Viene da chiedersi quanto l’ingiusta classificazione della sanità reggiana abbia influito sulla classifica generale della provincia. A conferma come questo genere di classifiche, certamente importanti, vadano sempre prese con le pinze, memori dei polli di Trilussa.
Ecco il comunicato di Ausl e Santa Maria Nuova

“Nella sezione “Sistema salute” che il quotidiano Italia Oggi ha pubblicato in data odierna, la comparazione della efficienza dei servizi sociali e sanitari colloca Reggio Emilia al 94° posto, preceduta dalle provincie di Avellino, Caserta e Reggio Calabria. La nostra provincia sarebbe un fanalino di coda.

Una lettura attenta ed una scomposizione degli indicatori alla base della classifica, tuttavia, fa emergere un punto di partenza fuorviante ai fini di analisi obiettive.
I rapporti ufficiali in cui, ogni anno, i Sistemi Sanitari delle singole Regioni vengono comparati (OASI, Mev, Meridiano Sanità, Piano Nazionale degli Esiti, CEIS/CREA), vedono l’Emilia Romagna al primo posto per quanto attiene il più importante tra gli indicatori di efficienza: il soddisfacimento dei Livelli Essenziali di Assistenza (i
cosiddetti LEA).
La Regione vanta, inoltre, il miglior saldo positivo fra emigrazione ed immigrazione ospedaliera (entità di coloro che si spostano per farsi curare in strutture ospedaliere diverse da quelle della sede di appartenenza).

Quanto al Sistema Sanitario della provincia di Reggio Emilia, i resoconti ufficiali riferiscono che si posiziona ai vertici nel rapporto fra spesa procapite, qualità e distribuzione dei Servizi, indicatori di salute e di sopravvivenza nei tumori sottoposti a screening. Quest’ultimo dato è disponibile per il fatto stesso che Reggio dispone, a differenza di altre realtà regionali e nazionali, di un Registro tumori in grado di fornire riscontri puntuali su incidenza, prevalenza, mortalità.

Paradossalmente il Sistema Salute della nostra provincia è insufficiente, per Italia Oggi, per gli stessi motivi per cui a livello regionale e nazionale viene considerato un riferimento di qualità, di appropriatezza, di competenza gestionale, di innovazione organizzativa.

Vengono ignorati gli indici positivi di performance sui tempi di attesa in ambito di specialistica ambulatoriale, gli elevati tassi di adesione agli screening, il funzionamento della integrazione interaziendale nella rete ospedaliera (modello “hub and spoke”), lo stato di attuazione del piano per la realizzazione delle Case della Salute, la presenza di un Istituto di Ricerca (IRCCS in Oncologia), già di per sé garanzia di qualità delle cure.

È questa la dimostrazione che utilizzare come punto di
riferimento i soli indicatori di struttura (letti, tecnologie) o di dotazione di personale – a prescindere dal loro efficace, appropriato ed efficiente utilizzo e dai i risultati che producono – non solo non rispecchia la complessità della realtà sanitaria ma esclude la considerazione di tutti i benefici che una oculata politica sanitaria di efficace razionalizzazione, specializzazione ed integrazione tra territori è in grado di produrre negli anni.

Le analisi dei sistemi sanitari, da oltre 30 anni ormai, combinano la valutazione di indicatori di struttura, di processo e di esito.
Sono i dati epidemiologici che misurano la sopravvivenza della popolazione ai principali tumori, le indagini di qualità sul livello di gradimento dei servizi da parte della popolazione, la capillarità dell’offerta di prestazioni e servizi in rapporto all’equilibrio economico-finanziario a fare la differenza tra un territorio ed un altro.

Aggiungiamo che, nel prendere in considerazione solamente
indicatori strutturali di area ospedaliera, la graduatoria di Italia Oggi mostra di ignorare il ruolo dei servizi territoriali e di sanità pubblica, riproponendo una obsoleta visione “ospedalocentrica”, in controtendenza con gli indirizzi internazionali e nazionali che richiamano il contributo fondamentale delle cure primarie, della prevenzione, della continuità assistenziale ospedale-territorio e dell’integrazione socio-sanitaria.

Anche il dato della nostra Regione richiede di essere letto in chiave di sistema e non di singoli territori provinciali: l’autosufficienza locale della totalità dell’offerta, oltre a costituire un obiettivo irrealizzabile se perseguito ossessivamente, ha generato inefficienze e disavanzi. Dove invece, come in Emilia Romagna si è fondato sul principio delle reti cliniche integrate (anche sovra-provinciali) si è manifestato il miglior saldo positivo fra immigrazione ed emigrazione, unito all’equilibrio di bilancio.

Una impostazione di questo genere propone ai lettori come qualificante tutto ciò che, nel tempo, abbiamo imparato a considerare un aspetto deteriore dell’Organizzazione
Sanitaria”
(Le Direzioni dell’ Azienda Usl di Reggio Emilia e dell’ Azienda Ospedaliera IRCCS  di Reggio Emilia)

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Alcuni sintetici approfondimenti per la lettura dei dati

Numero di posti letto ospedalieri in alcune discipline per 1000 abitanti.
Nella classifica di Italia Oggi si posiziona ai vertici della classifica chi dispone di un maggior numero di posti letto, laddove viceversa, la legislazione nazionale e gli indirizzi internazionali tendono ad un loro giustificato contenimento:
Reggio Emilia ha già raggiunto una dotazione di 3,65 posti letto per 1000 abitanti perfettamente allineata alle previsioni legislative ed assolutamente autosufficiente per il fabbisogno di ricovero della popolazione di riferimento.

Numero di TAC, Risonanze Magnetiche e gruppi radiologici per 1000 abitanti.

Il discorso è sostanzialmente analogo a quello dei posti
letto. L’obiettivo non può e non deve essere quello della “iper-dotazione” di tecnologie, ma l’utilizzo efficiente di quelle disponibili, la pianificazione puntuale delle attività sul maggior numero di ore giornaliere, un programma di acquisizioni equilibrato ed in grado di apportare contenuti realmente innovativi.

Indicatori di struttura, di processo e di esito.
Gli indicatori di struttura fotografano perlopiù l’offerta strutturale e tecnologica e non raccontano la efficienza di utilizzo e tantomeno i risultati.
Gli indicatori di processo sono più coerenti alla valutazione di efficacia e di efficienza nell’utilizzo delle risorse.
I risultati reali in termini di produzione di salute si ricavano dagli indicatori di esito.
Un esempio è la prevenzione dei tumori del colon-retto attraverso lo screening di popolazione. In questo caso specifico l’indicatore di struttura (o di offerta) è semplicemente l’attivazione uniforme del programma di screening nella realtà territoriale considerata. Questo indicatore nulla dice però di come funziona. Un indicatore di processo può essere l’adesione della popolazione allo screening che ci dice se il programma funziona e con quale efficienza.
L’indicatore di esito è correlabile ai vantaggi in termini reali di salute per la popolazione (numero di casi positivi, precocità della diagnosi, sopravvivenza nel tempo). Ebbene in questo campo possiamo dire che in provincia di Reggio Emilia (come in tutta la Regione Emilia-Romagna) lo screening è attivo dal 2005 mentre in altre realtà del paese non è ancora attivo. Che funzioni lo dimostra il più alto tasso di adesione della nostra Provincia rispetto ad altre realtà regionali. E che incida positivamente sullo stato di salute della popolazione lo dimostrano i dati dei Registi Tumori che pongono Reggio Emilia ai vertici in Italia per la sopravvivenza a 5 anni per questa malattia. Dato sicuramente attribuibile alla qualità delle nostre strutture di diagnosi e  cura ospedaliere, ma anche alla massiccia adesione della popolazione e quindi alla prevenzione (togliere un polipo può voler dire evitare l’insorgenza di un tumore) e/o all’ anticipazione della diagnosi (le malattie diagnosticate in fase precoce hanno una maggiore probabilità di essere curate).

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