Montefalcone: tutti i guai cominciarono con la Coop Muratori Reggiolo

16/2/2014 – Con le delibere per lo scioglimento della Matilde srl, presentate alla chetichella nei consigli comunali interessati, la vicenda dell’ex convento di Montefalcone (incompleto, inutilizzato e abbandonato dopo miliardi di lire e milioni di euro spesi dallo Stato, dalla Provincia e dagli enti locali reggiani) è diventato uno scandalo su cui la firma del Pd è evidente, simbolo del declino senza ritorno di quello che era osannato come il “buon governo” reggiano.
Il consigliere provinciale di opposizione Giuseppe Pagliani – capogruppo a palazzo Allende di Terre Reggiane-Forza Italia – ha ricostruito le tappe principali dell’imbroglio, evidenziando un particolare che quasi nessuno ricorda, ma che fu alla base del disastro di oggi: nel 2001 i lavori di restauro (rimasti incompiuti) furono affidati senza gara d’appalto alla Coop Muratori Reggiolo, la cui storia aziendale e politica si è notoriamente conclusa nel 2012 con una rovinosa liquidazione nella quale si sono dissolti decine di milioni di euro prestati dai soci.
La Reggiolo, non vincolata ad una gara d’appalto, mandò per le lunghe i lavori, troppo per le lunghe, al punto che la Matilde Spa protesta vibratamente. Ma ormai la frittata era fatta, non si poteva tornare indietro, le fauci di Monfalcone avevano già inghiottito una montagna di denaro pubblico. E oggi, per completare il recupero e rendere utilizzabile il complesso, sarebbero necessari altri cinque milioni di euro.

Ma leggiamo la dettagliata ricostruzione fornita dall’avvocato Pagliani
“Montefalcone ha subito una ristrutturazione senza una gara d’appalto per i lavori. Se si ripercorre la vicenda del convento si capisce come, tra mancati finanziamenti pubblici e mancanza di un progetto realizzabile da parte dei responsabili pubblici, si sia potuto far passare tanto tempo senza arrivare ad una soluzione definitiva. E’ per quanto riguarda lavori di restauro si è avuta una gestione che pur non essendo irregolare, in quanto ampiamente giustificata della legislazione, resta particolare: infatti non fu svolta nessuna gara d’appalto.

Proprietà
Dalla documentazione della Provincia emerge un quadro che oggi, visto lo stato di rinnovamento degrado della struttura, ritorna prepotentemente di attualità.
All’origine della vicenda Montefalcone, infatti, c’è l’accordo tra Provincia e proprietà della struttura dell’antico convento, facente capo a fine anno ’90 a Iniziativa Immobiliare Srl.
Ci sono due fasi nel rapporto tra questa immobiliare e Matilde di Canossa SpA (ora Srl., la società partecipa allora al 60% dalla Provincia  e oggi totalmente facente capo a Palazzo Allende): un primo momento in cui i due soggetti filano d’amore e d’accordo, un secondo in cui invece emerge conflittualità. Il primo contratto  preliminare di compravendita, stipulato il 9 febbraio 2001, prevedeva che Iniziativa immobiliare vendesse a Matilde SpA (presieduta da Fausto Giovanelli) il 57% di Montefalcone; il tutto “una volta conclusi i lavori di restauro, conservazione e valorizzazione” dell’immobile descritti in un protocollo d’intesa stipulato il 15 settembre 1999. Un atto che conteneva la prima idea sulle prospettive del manufatto: “recupero ai fini dell’ospitalità, cultura, servizi e foresteria del complesso monumentale”; la stessa idea che oggi si ripropone, quella della struttura ricettiva, nelle carte della stessa Matilde Srl (determinazione dirigenziale della Provincia 832 dello scorso 29 settembre, dove si parla di una consulenza esterna per acquisire idee su questa strada).

Chi partecipa
Iniziativa Immobiliare si impegnava, nell’ambito di un accordo pubblico – privato, a procedere in proprio all’intervento “di consolidamento e restauro necessario”. Il
ministero per i Beni Culturali e le attività culturali, nell’ambito dell’accordo, si impegnava a partecipare “al progetto di salvaguardia e riutilizzo”  attraverso un contributo per il restauro dell’ala sud della Chiesa del corpo centrale, corrispondente all’antico cenobio francescano. Anche la Provincia partecipa alle spese, ricapitalizzando per due miliardi di lire la Matilde SpA; e i comuni di San Polo, Quattro Castella e Bibbiano impegnano in totale un altro miliardo di lire per procedere ai lavori.
Il 4 agosto 2000 arrivano i soldi del Ministero: sei miliardi di lire. Il 23 aprile 2001 Iniziativa Immobiliare appalta i lavori alla Coop Muratori di Reggiolo  ” per la esecuzione delle opere inerenti il primo e il secondo stralcio, sino alla completa realizzazione, degli interventi di restauro, conservazione e valorizzazione del complesso monumentale”.

I primi problemi
Ma qualcosa in effetti non funziona come preventivato: Matilde SpA “ha  individuato nel protrarsi dei tempi di restauro del complesso monumentale di Montefalcone e nel reiterarsi della sua indisponibilità ad una pubblica fruizione, grave ostacolo al pieno sviluppo dei prioritari obiettivi di sviluppo e promozione”.
E attenzione: Matilde SpA in questa fase avrebbe già accordi con privati per gestire parte del convento. Matilde aveva già pagato tre miliardi di lire per acquisire la sua parte di monumento, ma la questione dell’inadempimento contrattuale rimette tutto in discussione: comincia un lungo braccio di ferro. Iniziativa Immobiliare infatti replica alla Provincia e reputa “per gran parte venute  meno le motivazioni che la avevano indotta alla sottoscrizione del protocollo di intesa”.
Insomma:  Iniziativa non ci mette i soldi che si era impegnata a versare e si dice disponibile a vendere la parte di convento che gli era rimasta alla Provincia.

Lo “scoglio”

E qui arriva il nodo: Iniziativa stabilisce che condizione fondamentale per la cessione della sua parte di Montefalcone è la cessione del contratto d’appalto stipulato con l’appaltatore, cioè la Cooperativa Muratori di Reggiolo.
A questo punto la Provincia si trova ad un bivio: acquisire o no Montefalcone alle condizioni poste da Iniziativa Immobiliare? Il nodo è proprio quello della mancata gara d’appalto per il recupero: situazione straordinaria che però, stando all’analisi svolta da Palazzo Allende, sembra essere giustificabile dal punto di vista giuridico. A sostegno della fattibilità dell’operazione una decisione del Tar del Lazio del 1993, che ammette a certe condizioni una deroga al passaggio per l’appalto; e un parere del 17 febbraio 2000 dell’adunanza generale del Consiglio di Stato: la compravendita di cosa futura da parte di enti pubblici (cioè del convento che attraverso i lavori sarà in futuro patrimonio pubblico) è ammissibile.
E così, attraverso una apposita scrittura privata, viene perfezionato il passaggio di proprietà pubblica. E’ il 23 aprile 2006 (Presidente della Provincia Sonia Masini) quando Matilde SpA può annunciare la svolta: l’immobile è interamente suo per tre milioni e 380 mila euro più Iva. Da allora sono passati cinque anni, la struttura non ancora fruibile.

Epilogo
Sorge una domanda: fu una mossa azzeccata non procedere ad una gara di appalto, considerato che Matilde SpA già nella prima metà degli anni 2000 aveva manifestato insoddisfazione per i ritardi nei lavori? Col senno di poi, in effetti, è facile dare una risposta: quei lavori in realtà, sembrano non essersi conclusi davvero mai. La struttura è consolidata e non subisce
più frequenti crolli, ma è ben lontana dall’essere utilizzabile. Servono almeno altri cinque milioni di euro. Anche se già il primo appalto, risalente all’aprile 2001, parla di “restauro, conservazione e valorizzazione”. Qualcosa non ha funzionato. Ora tutto salta la società verrà messa in liquidazione e con grande probabilità al successivo fallimento”.
Giuseppe Pagliani

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