Caso ex convento Montefalcone, interrogazione in Regione. Il consigliere reggiano Sassi (M5S) chiede conto di 745 mila euro di contributi finiti nel crac

26/12/2014 – La nuova legislatura regionale si apre all’insegna del crac di Montefalcone. ll neo consigliere reggiano Gian Luca Sassi del Movimento 5 Stelle annuncia che lunedì 29, giorno di insediamento dell’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna, depositerà un’interrogazione sul fallimento della società Montefalcone srl (controllata all’82% dalla Provincia di Reggio Emilia), società alla quale nel settembre 2013 è stato trasferito il patrimonio immobiliare dell’ex convento dell’area matildica.

music clausSassì riepiloga le vicende della società Matilde e della Montefalcone, e soprattutto chiede provvedimenti a tutela delle risorse pubbliche impiegate nell’operazione. La Regione infatti concesse un contributo di ben 745 mila euro che oggi, alla luce dello stato di abbandono in cui versa il complesso di Montefalcone, dopo una spesa di milioni e milioni per restauri parziali affidati alla Coop Muratori Reggiolo (ora in liquidazione), “rischia di essere depauperato”.

IL TESTO DELL’INTERROGAZIONE

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

Premesso che

da notizie di stampa si apprende come in data 18 dicembre 2014 è stata approvata la deliberazione del  Consiglio provinciale per esprimere parere favorevole allo scioglimento della Società Matilde di Canossa Srl, per l’impossibilità di raggiungimento dell’oggetto sociale e conseguente nomina del liquidatore;

dal settembre 2013 la società Matilde di Canossa è stata scissa, ed il complesso monumentale di Montefalcone è passato alla Montefalcone srl, in capo per l’82% della quote alla provincia di Reggio sempre in data 18 dicembre 2014 è stata presentata l’istanza di fallimento per Montefalcone Srl, società ripartita tra Provincia di Reggio Emilia (82,5 per cento) e i Comuni di Bibbiano, San Polo e Quattro Castella (che detengono il 5,83 per cento ciascuno) ed il cui risultato di esercizio, nel 2013, è stata una perdita di 25.703 euro con un capitale residuo, ad oggi, di 1.162.770,48 euro;

la Società Matilde di Canossa SpA, costituita nel 1994 da 11 Comuni fondatori (Canossa, Casina, Carpineti, Castellarano, San Polo d’Enza, Quattro Castella, Palanzano, Toano, Vezzano sul Crostolo, Vetto, Neviano degli Arduini), vide l’ingresso della Provincia di Reggio Emilia nel maggio 1996 e fu ricapitalizzata nel 1999, per recuperare il complesso monumentale di Montefalcone, convento eretto nel Duecento da Guido II di Canossa e, secondo la tradizione, donato a San Francesco d’Assisi nel 1217, dunque, considerato uno dei primi insediamenti francescani d’Emilia;

la Provincia finanziò tale prima ricapitalizzazione, arrivando ad acquisire il 60,7 per cento del capitale sociale (pari a 1.037.607,84 euro) e, successivamente, aderendo ad una seconda operazione di aumento di capitale nel maggio 2004, volta a sostenere un ulteriore intervento di recupero del complesso, dopo tale intervento, l’ente raggiunse così un capitale sottoscritto pari a 1.537.302,96 euro, equivalente al 60,33 per cento della Società;

all’atto della scissione del luglio 2013, il capitale sociale di Matilde SpA ammontava a 2.548.158,48 euro, gli altri azionisti di rilievo erano il Comune di San Polo d’Enza con il 18 per cento, il Comune di Quattro Castella con l’8,32 per cento e il Comune di Bibbiano con il 4,27 per cento, mentre le restanti partecipazioni sociali erano detenute, in misura limitata, da 48 soci tra pubblici e privati;

la società Matilde di Canossa, prima della scissione societaria, ha consentito, attraverso specifici accordi con la Provincia, la demolizione dell’ex porcilaia di Canossa, intervento, realizzato nel settembre del 2013, che fu finanziato da fondi regionali e reso possibile dal fatto che la Società acquisì la proprietà;

Considerato che

lo stabile oggi versa in un profondo stato di abbandono e per certi versi degrado, nonché oggetto di furti e danneggiamenti situazioni, queste, che sviliscono il restauro da poco eseguito mettendo a rischio la conservazione dell’immobile e la sua valorizzazione;

la Regione Emilia-Romagna è intervenuta nella vicenda con un finanziamento di 745 mila euro che, a seguito dei fatti sopra esposti, rischia di essere depauperato;

Interroga la Giunta regionale e l’Assessore competente per sapere

• se sia a conoscenza della vicenda e quali azioni abbia messo in campo per salvaguardare il finanziamento concesso e quindi l’intero complesso immobiliare;

• se non ritenga necessario predisporre norme, clausole, prescrizioni, vincoli, comunque denominati, al fine di non ritrovarsi, in futuro, nelle condizioni di aver messo a rischio risorse pubbliche (il finanziamento di 745 mila euro) e senza essere riusciti a garantire alla collettività la fruizione duratura di un bene di rilevante valore.

Il Consigliere Gian Luca Sassi
(gruppo consiliare Movimento 5 Stelle, Regione Emilia-Romagna)

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