Mafie e autotrasporto: i retroscena poco nobili della guerra contro il consorzio Fitalog di Bini

6/12/2014 – Il comparto dell’autotrasporto è fra i più esposti ai rischi di infiltrazioni da parte della criminalità organizzata. Gli esempi non mancano, neanche a Reggio. Il Consorzio FitaLog – costituto nel 2003 e che opera a livello nazionale per fornire servizi di acquisto alle imprese del settore, per diminuire i costi e aumentare la redditività – ha sempre combattuto le situazioni di illegalità, compatibilmente con gli strumenti garantiti dallo Statuto.
Ora si pone nuovi obiettivi, a cominciare dall’espulsione di soci privi dei necessari requisiti morali e di legge: “un percorso virtuoso – è stato detto in una conferenza stampa ospitata nella sede della Cna in via Maiella – che possa fungere da esempio e apripista nel tracciare un modello condiviso da tutti i consorzi e le associazioni di categoria”.
Da anni gli amministratori del Consorzio (di cui è presidente nazionale Enrico Bini, ex presidente della Camera di commercio di Reggio e oggi sindaco di Castelnovo Monti) si battono contro le infiltrazioni e per tenere ferma la barra della
legalità.
Ma perchè Enrico Bini ha sentito il bisogno di spiegare in una conferenza stampa come il Fitalog contrasta le infiltrazioni mafiose? Da un paio d’anni la presidente nazionale di Fita-Cna, la modenese Cinzia Franchini sostenuta dal Corriere dei Trasporti (rivista di primo piano del settore, pubblicata a
Genova e diretta da Paolo Li Donni) tengono nel mirino il Fitalog e personalmente Enrico Bini, accusandoli di avere nek Fitalog personaggi veramente poco raccomandabili, leggi mafiosi, sui quali chiuderebbero più di un occhio a proposito della loro contiguità mafiosa.
Accusa respinta con sdegno, e a più riprese, da Bini: “È
chiaro che sino a quando non emergono provvedimenti a carico di certi personaggi, anche il Consorzio ha le mani legate. E infatti quando sono emersi, i provvedimenti della magistratura o anche di carattere amministrativo, abbiamo espulso tutti i
soci interessati.
Noi comunque non ci diamo per vinti e attraverso il codice etico cercheremo di fare di più, senza per questo violare la legge che,com’è noto a tutti, prevede la presunzione d’innocenza sino a sentenza passata in giudicato. L’obbligo della certificazione antimafia introdotto dal decreto Sblocca ITalia sarà decisivo.
Da questo punto di vista, il Fitalog è del tutto trasparente e sarà il primo ad applicare per tutti soci l’obbligo di produrre la certificazione”.
Aggiunge Bini: “Per quando riguarda la macchina del fango ormai in moto da due anni (la Franchini era arrivata a sospendere il nostro consorzio dalla Fita, provvedimento poi giustamente annullato dalla Cna), non riusciamo a spiegarci il perchè di tanta ostinazione contro il Fitalog, se non per ragioni che nulla hanno a che fare con la lotta alla
mafia, alla camorra e alla ‘ndrangheta”.
Quali sono , allora, le ragioni? “Di pura concorrenza commerciale. Sta di fatto che la moglie di Li Donni, direttore del Corriere dei Trasporti che ci fa la guerra con accuse infamanti, ha fondato un Consorzio,il Tiristoro, che vende agli associati gli stessi servizi del Fitalog. E adesso
l’amministrore unico del Tiristoro è diventato Puleri del Lo.Tra.As di Campobello di Licata, altro consorzio nostro concorrente di cui avvale pensi un po’, proprio la Fita guidata dalla presidenten Cinzia Franchini che ci attacca dalla mattina alla sera. Più chiaro di così…” L’antimafia usata per fare business? Sia come sia, l’intreccio svelato da Bini, non offre uno scenario esaltante in tema di moralità.

Intanto – aggiunge il presidente – il Fitalog ha adottato il modello organizzativo ex Dlgs 231/2001 e un proprio codice etico. Proprio grazie alle novità del decreto Sblocca Italia
saranno escluse dall’Albo degli Autotrasportatori vecchie e nuove aziende prive dell’informativa antimafia.
Nel corso degli anni, in presenza di prove certe e certificate, il Consorzio ha immediatamente espulso le aziende
colpevoli di reati riconducibili alla criminalità organizzata o i cui titolari siano stati giudicati colpevoli per lo stesso tipo di reato.

«FitaLog è un Consorzio di servizi per il settore dell’autotrasporto con circa 3 mila soci e 110 milioni di
fatturato. Abbiamo una sede nazionale a Roma e 15 dipendenti. Ogni giorno ci confrontiamo con un settore che senza dubbio è il più esposto al rischio di infiltrazioni. Sul tema della legalità, ci siamo presto resi conto che il nostro punto debole era poter contare su scarse informazioni relative ai
nostri soci, a causa di regole dalle maglie troppo larghe: in base allo Statuto, basta infatti l’iscrizione all’Albo degli Autotrasportatori per poter accedere al Consorzio.
Questo non ci ha fermati: per combattere la presenza della criminalità organizzata nel settore, da quando sono in carica,
abbiamo adottato un codice etico e il modello organizzativo
ex Dlgs 231/2001. Così incrociamo visure camerali e altri dati per fotografare chi abbiamo davanti e muoverci di conseguenza.
Tuttavia, in quest’opera di prevenzione – ha aggiunto Bini – il Consiglio di Amministrazione è ancora fortemente esposto al rischio di andare contro la legge che tutela la presunzione di innocenza. Per questo stiamo cercando di introdurre nuove
regole di tipo morale e comportamentale per fare filtro, approfittando anche degli strumenti garantiti dal Decreto Sblocca Italia. ORa la certificazione antimafia dovranno presentarla anche le aziende già iscritte”.
FitaLog lancia quindi un appello agli altri attori del mercato e alle associazioni di categoria:  «Invito tutti a intraprendere un percorso simile al nostro – conclude Bini. – Siamo a disposizione per rendere pubblica la nostra
esperienza, visto che il settore è senza dubbio molto esposto».
Durante la conferenza stampa è intervenuto anche Livio Pallicelli, direttore generale di Transcoop. Dopo aver fatto i
complimenti a Bini per il suo impegno, Pallicelli ha invitato istituzioni, amministrazioni e burocrazie a fare la loro parte per non vanificare gli sforzi compiuti dagli operatori onesti.

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2 risposte a Mafie e autotrasporto: i retroscena poco nobili della guerra contro il consorzio Fitalog di Bini

  1. reno Rispondi

    06/12/2014 alle 23:48

    E’ desolante vedere che dopo tanti anni siamo ancora a lottare per le stesse cose.Sono convinto che sarebbe ancora di piu’umiliante dovere cedere e vedere vanificare quel poco che si e’ riuscito a fare.Continua cosi’.

  2. MARCO Rispondi

    09/12/2014 alle 19:19

    sono molto più attento a ciò che uno fa,che
    a ciò che uno dice!

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