Le Sentinelle e la libertà di pensiero violata. Chi garantisce il diritto di parola se non sei Lgbt?

Che democrazia è quella che impedisce di esprimere il proprio pensiero, in nome del politically correct e delle correnti dominanti? È l’interrogativo che fa da sfondo al bavaglio imposto a Reggio Emilia alle Sentinelle in Piedi. Un po’ dappertutto le Sentinelle, che manifestano con veglie silenziose nelle piazze, subisco aggressioni di varia natura. Qui però si e andati un pochino più avanti: la parrocchia di Regina Pacis le ha sbarrato il passo, annullando un incontro già programmatico sui temi gender, forse temendo l’assalto dei sostenitori delle unioni gay. Il rigetto verso le Sentinelle, si è manifestato proprio all’interno della Chiesa cattolica e fra i sacerdoti reggiani. 
 Il vescovo Camisasca, che non si aspettava nulla del genere, ha preso posizione con fermezza: si è schierato con le Sentinelle, e ha iniziato una campagna sulla libertà di pensiero  che è già andata oltre il caso di Regina Pacis.  In una intervista alla Radio Vaticana, il vescovo di Reggio, teologo e scrittore, ha lanciato un allarme sulla “debolezza della nostra democrazia in cui sembrano essere messe in crisi la libertà di pensiero e la libertà di espressione. Penso che il valore di questa testimonianza che danmo le Sentinelle, sia semplicemente quello di affermare qualcosa in cui si crede, un credo laico. Si crede che fondamento della società sia la famiglia e si crede, perchè è radicato nella storia dell’uomo, che la famiglia sia formata da un uomo e da una donna e si crede che sia un bene per i figli avere un padre e una madre. Non vedo cosa ci sia di intollerante o di omofobo in tutto ciò” . 

È difficile dissentire anche da un punto di vista strettamente laico, perchè il diritto delle Sentinelle è eguale e speculare a quello di chi sfila nel Gay Pride. Il tema, appunto, va oltre il gender e investe un principio generale della nostra democrazia. 
Ecco perchè le preoccupazioni di Camisasca sono condivise da numerosi esponenti laici.

Ha preso posizione, ad esempio, la consigliera di Progetto Reggio-Grande Reggio Cinzia Rubertelli, secondo cui le proteste contro le Sentinelle  sono un segnale per nulla rassicurante: “Anche a Reggio Emilia è andata in scena una forma di censura verso chi non si uniforma al politicamente corretto e al pensiero unico ormai dominante – ha detto Rubertelli –  Con la scusa della discriminazione contro gli omosessuali, una discriminazione che nessuno vuole e che anzi condanno fermamente, in realtà qualcuno ha iniziato a censurare l’opinione di chi in materia di famiglia ha opinioni diverse rispetto a quelle delle associazioni Lgbt”
“Non possiamo non dirci preoccupati quando vediamo che si cerca di impedire a una parte non indifferente della popolazione di esprimere pacificamente la propria idea – aggiunge –  Voler imporre un pensiero omologato, che non ammette repliche, rischia di far scivolare tutti lungo una china molto, molto pericolosa”. 

Il tema allora è garantire l’agibilità democratica, il diritto di tutti a manifestare pacificamente il proprio pensiero. “Riaffermiamo con forza la nostra posizione contraria a ogni tipo di discriminazione ingiustificata – conclude Rubertelli – ma al tempo stesso chiediamo che sia garantito anche nel nostro Comune la pacifica e libera discussione senza discriminare quelle organizzazioni che, senza usare metodi violenti, desiderano solo esprimere le proprie idee”. 
Sarà possibile, in questa Reggio sempre più politicamente corretta? 

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