“Iren è il frutto avvelenato di dieci anni targati Delrio”

di Francesco Fantuzzi

6/12/2014 – Il presidio di lunedì scorso in piazza e il suo clamoroso successo hanno avuto un indubbio merito: aprire un dibattito pubblico serio su Iren. Vogliamo occuparci ora di chi ne è responsabile?

La buonuscita milionaria all’ex amministratore De Sanctis non è stata altro che l’ennesima pagina imbarazzante di Iren e di una politica assente e incapace di garantire un controllo pubblico efficace e in sintonia degli interessi dei cittadini. Ma dai numerosi spazi dedicati al presidio dall’informazione locale non è purtroppo emerso alcuno spunto di riflessione sulla paternità del mostro che oggi ci opprime; eppure non ho mancato di ricordarlo anche nel mio intervento davanti al Comune. Iren è la creatura di Delrio, un’operazione esclusivamente politica tesa al salvataggio del Comune di Torino, all’epoca fortemente indebitato a seguito delle olimpiadi invernali del 2006 (260 milioni di bollette scadute), e il cui dividendo, a partire dal cambio al vertice di Anci, è sotto gli occhi di tutti. Evidentemente, un’operazione antieconomica e contro gli interessi dei propri concittadini che egli avrebbe dovuto rappresentare.
Infatti, l’ex sindaco era perfettamente a conoscenza delle possibili conseguenze di aumenti dimensionali già dal 2004, quindi prima addirittura della nascita di Enia.
Diversi studi, allegati, lo confermano, sottolineando che l’ambito territoriale ottimale per il servizio idrico si pone tra i 500.000 e i 700.000 abitanti serviti, poco più dunque della nostra provincia; altro che fusioni ed economie di scala, le stesse riproposte nel decreto Sblocca Italia. Per la gestione virtuosa dei rifiuti, le dimensioni sono addirittura inferiori. Coloro che ora pagano bollette opache e in costante crescita (solo per l’acqua +48% in cinque anni) devono essere edotti di queste informazioni, che lasciano sgomenti.
Peraltro, Delrio ha approvato come azionista pubblico tutte le scelte sciagurate del management, gli assurdi e faraonici investimenti nel settore energetico che ora pesano sul bilancio, e non ultima la politica delle remunerazioni oggetto in questi giorni di dibattito.
Quello di Iren è il frutto avvelenato che questi ultimi dieci anni ci hanno regalato. E che costeranno ai Comuni ex Agac, con tutta probabilità, più di 100.000 milioni di euro per riportare nelle nostre mani ciò che ci apparteneva, l’acqua, e che qualcuno ha pensato bene di utilizzare per il proprio tornaconto.
Per dirla come al presidio: e io pago!

Be Sociable, Share!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *