Iren, al nuovo a.d. Bianco 350 mila euro l’anno. Un po’ meno che a De Sanctis, ma è sempre uno stipendione d’oro

3/12/2014 – Oggi il consiglio di amministrazione del gruppo Iren ha deliberato, su proposta del Comitato Remunerazioni,  lo stipendio  del nuovo amministratore delegato Massimiliano Bianco, che sostituisce Nicola De Sanctis (il quale per meno di due anni di lavoro ha ottenuto 950 mila euro di buonuscita, più 400 mila euro per un altro anno da dirigente come consigliere strategico di Profumo).
Bianco riceverà un compenso di 42 mila euro all’anno lordi come amministratore delegato, 247 mila euro lordi di retribuzione fissa come dirigente a tempo determinato,  più una quota variabile al massimo del 25% della retribuzione fissa in base al “reale conseguimento degli obiettivi definiti annualmente dal Consiglio di Amministrazione”.

In sostanza, nella migliore delle ipotesi (ed è bene per l’azienda che si verifichi) il nuovo a.d. prenderà 350 mila euro lordi l’anno: un po’ meno di De Sanctis (al quale erano riconosciuti 350 mila euro più 50 mila di premio di risultato)
ma pur sempre uno stipendio d’oro, con un  contentino politico
al consiglio comunale di Reggio Emilia.

CASO DE SANCTIS: INSORGE ROSARIO TREFILETTI, PRESIDENTE NAZIONALE DI FEDERCONSUMATORI

Intanto il caso di De Sanctis e degli stipendi d’oro dei manager Iren ha assunto dimensioni nazionali. Oggi ha diffuso una dichiarazione di fuoco il presidente nazionale di
Federconsumatori Rosario Trefiletti, a nome dell’intera associazione: “È inammissibile che una società quotata, i cui azionisti sono in maggioranza espressione delle
amministrazioni comunali, conceda una buonuscita simile. Come possono i sindaci approvare certi compensi, che non prende neppure il presidente americano Barack Obama?”.

Ecco cosa scrive Trefiletti: “Abbiamo appreso nei giorni
passati, grazie alla mediazione del presidente Provinciale di Reggio Emilia, Giovanni Trisolini, che l’amministratore delegato di IREN, Dott. De Sanctis, ha ricevuto complessivamente 1.350.000,00 euro di cui 900.000,00 di buona uscita, 400.000,00 quale retribuzione per tutto il 2015 e 50.000 per i risultati raggiunti.
Un compenso esorbitante, a dir poco esagerato, soprattutto se
misurato all’operato dell’AD che, per usare un eufemismo, non è dei migliori.
Questo ha spinto IREN a chiudere il rapporto prima del termine del contratto”
Un atteggiamento, da parte della società, ” inaccettabile e
ingiustificabile, a maggior ragione nel difficile frangente economico in cui si trova il Paese”, aggiunge Trefiletti.
“È inammissibile che una società quotata, i cui azionisti sono in maggioranza espressione delle amministrazioni comunali, conceda una buonuscita simile.
La Federconsumatori Nazionale, quella dell’Emilia Romagna, del Piemonte e della Liguria (regioni in cui opera la società) si chiedono come sia possibile che in una società partecipata al 51% dai sindaci che questi ultimi non si siano preoccupati della sottoscrizione di un accordo simile in caso di recesso del contratto prima della scadenza di 3 anni per l’AD De Sanctis.
I sindaci, consapevoli delle enormi difficoltà delle famiglie ad affrontare l’attuale situazione economica, consapevoli del forte incremento della morosità in campo energetico, consapevoli dell’elevato numero di distacchi e richieste di rateizzazioni, come possono aver lasciato approvare stipendi che nemmeno il Presidente americano Barack Obama riceve nell’arco di tutto il suo mandato?”.

“Ma Iren, come sappiamo, è in buona compagnia – precisa – Le retribuzioni dei dirigenti delle società partecipate dalle amministrazioni pubbliche non sono sottoposti ad un tetto, le loro nomine molto spesso non seguono criteri di competenza e professionalità ma logiche meramente politiche e, nel caso delle aziende multiservizio, la funzione di esattori occulti per conto delle pubbliche amministrazioni li rende praticamente degli intoccabili.
Per rivendicare le dovute risposte a tali quesiti la
Federconsumatori chiede che i Consigli Comunali coinvolti dalla vicenda Iren e i Consigli Regionali di Emilia Romagna, Liguria e Piemonte, ognuno per la parte di propria competenza, si pronuncino riguardo alla fissazione di un tetto alle retribuzioni dei dirigenti, così come già avviene nella PA, e riguardo al ridimensionamento dei Consigli di Amministrazione e alla revisione della loro composizione”

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