Il crac Fiere finisce in farsa tragica: niente vendita delle azioni Autobrennero. Masini sotto accusa in consiglio

24/12/2014 – Lunedì prossimo 29 dicembre il Consiglio Provinciale metterà la parola fine al disgraziato quanto velleitario tentativo di riportare in bonis il concordato di Fiere di Reggio.  La società veicolo inventata da Sonia Masini probabilmente finirà in liquidazione, mentre il fallimento della società di via Filangieri è nelle cose. Saranno il commissario giudiziale avvocato Tiziana Volta e il giudice Varotti a decidere se in queste condizioni sia effettivamente sostenibile un concordato che prevede la soddisfazione dei creditori al 100% entro il 2017.   È possibile che prima si proceda col tentativo di vendere le aree fieristiche disponibili a prezzi di puro realizzo  visti i tempi, le urgenze  anche l’interesse malcelato di alcuni investitori privati e cooperativi.
Dopo aver decretato il pollice verso per la Matilde spa e per la Montefalcone srl, il presidente Manghi continua a grandi passi nella bonifica dei disastri ereditati dall’era Masini. Ieri, infatti, ha annunciato che la Provincia rinuncia definitivamente alla vendita del pacchetto delle azioni Autobrennero (valore presunto 15milioni di euro ) messe sul mercato dall’ex inquilina di palazzo Allende  con l’intento, appunto, di ricapitalizzare Fiere di Reggio e riportare in bonis il concordato. Operazione del resto alla quale non aveva creduto nesuno, men che meno le forze imprenditoriali e le cooperative: le azioni Autobrennero non hanno trovato acquirenti (salvo la fondazione Manodori, martellata di pressioni politiche)  anche perchè la concessione autostradale è in scadenza, sarà messa all’asta e quindi esiste la possibilità, sia pur remota, di un crollo delle quotazioni.
E dire che era stata propria la Masini, unica a Reggio, a spalleggiare l’ex assessore regionale Muzzarelli nel suo niet alla trattativa tra Fiere di Reggio e Fiera di Milano, un piano coltivato per mesi dall’ex presidente Lisa Ferrarini e che costituiva l’unica concreta possibilità di salvataggio e rilancio delle Fiere di Reggio. Ora appare paurosamente in bilico anche il calendario delle manifestazioni 2015, e proprio nell’anno dell’Expo. E proprio nel momento in cui la Medioadana puó funzionare da volano strategico per il rilancio del polo fieristico. Va in scena invece la fiera delle occasioni perdute e dei disastri firmati dalla politica reggiana.
Forse è per questo, forse è per tendere meno sgradevole il clistere e stoppare la prevedibile rivolta di forze economiche, sindacati, dipendenti, organizzatori ed espositori, che il presidente Manghi promette un piano B. Ma su quali basi, non si sa.
” Siamo consapevoli che le Fiere sono un patrimonio della città, ed è doveroso cercare di non scrivere la parola fine su una società che oggi sta lavorando con positività – ha dichiarato Manghi –  Se infatti il pubblico non è nelle condizioni di procedere su questo cammino per sopravvenute esigenze oggettive, non ci sottraiamo all’impegno di cercare soluzioni ulteriori, che possano cioè coinvolgere dei soggetti diversi per dare linfa vitale a Fieremilia e consentirne il proseguimento. A tal fine, non solo la Provincia, ma anche il Comune di Reggio sono ingaggiati per provare a cercare delle valide alternative e affinché possa restare in attività un comparto che va ritenuto importante per il nostro territorio”. E’ l’epitaffio di un sistema politico che, in via Filangieri come a Montefalcone, ha dato il peggio i sè.

(p.l.g.)

UN CRAC FIRMATO PD
La storia di questo crac porta in modo inequivocabile la firma della Provincia, del Comune capoluogo e del Pd.
Esso nasce in origine dalla montagna di debiti accumulati dalla Sofiser, società controllata dagli enti locali con la partecipazione delle banche, e dove il Pci-Ds-Pd dettava la linea. Al punto che i nomi di due amministratori e di un dirigente comparivano al tempo stesso nella Sofiser e nel cda dell’immobiliare che fa capo alla fondazione Tricolore del Pd.
Nel 2011 un’inchiesta giornalistica denunciava a caratteri cubitali lo stato di decozione di Sofiser (“Chi pagherà i debiti?”), tuttavia  Comune di Reggio  e Provincia senza battere ciglio portavano egualmente l’immobiliare proprietaria di padiglioni e terreni alla fusione con Siper, ma senza ricapitalizzazione. Nasceva così una Reggio Fiere già in debito d’ossigeno, priva di denaro fresco, soffocata dai debii,  esangue e con una brevissima speranza di vita. Era la seconda pugnalata di un delitto annunciato: oggi è lampante che quell’unificazione senza soldi fu voluta dalla politica solo nascondere il crac della Sofiser e  non dover ammettere il disastro di fronte a elettori e operatori economici.

Infine la terza pugnalata, la peggiore perchè frutto di una  manovra di puro potere di partito. Appena firmata una lettera d’intenti con Fiera di Milano, la Regione attraverso l’assessore Muzzarelli (e a  Reggio con l’appoggio di Sonia Masini che evidentemente puntava in alto e cercava alleati)  ha bloccato sul nascere la possibile alleanza Reggio-Lombardia, al punto di inventarsi un inesistente intervento di Fiere di Parma. E tutto pur di impedire l’uscita delle Fiere reggiane dall’orbita del Pd emiliano.
Poi la sortita masiniana della finta vendita delle azioni Autobrennero e le decisioni, peralto attese e inevitabili, di oggi.

(p.l.g.)

IL COMUNICATO DELLA PROVINCIA

“È stato convocato per lunedì 29 dicembre il Consiglio provinciale volto ad affrontare la complessa situazione delle Fiere. La seduta a Palazzo Allende determinerà ufficialmente la rinuncia al conferimento del pacchetto azionario di Autobrennero da parte della Provincia in favore di fieREmilia, la propria controllata, per poter dare attuazione al piano integrativo del concordato di Reggio Emilia Fiere: azioni che l’ente ha in seno al suo patrimonio, per un valore stimato in 15 milioni di euro.
Nel caso in cui il Consiglio approvasse il punto all’ordine del giorno, infatti, sarà stabilito il processo di reverse dello stanziamento come ulteriore quota capitale sotto forma di azioni della società Autobrennero a favore di fieREmilia, che era stato disposto attraverso un atto del Consiglio provinciale nel corso della precedente legislatura.

Nella prospettiva della procedura concordataria in atto, la Provincia deve rideterminare il proprio ruolo, in coerenza con il riassetto funzionale dell’ente voluto dalla Legge Delrio e con il severo taglio imposto dalla Legge di Stabilità al comparto delle Province (un miliardo di euro a livello nazionale e oltre 21 milioni di euro a livello locale), svincolando le azioni Autostrada del Brennero SpA precedentemente destinate al piano concordatario di Reggio Emilia Fiere e della sua uscita in bonis.

Tuttavia rimane alto l’impegno degli enti pubblici per continuare a valorizzare una attività che, grazie all’intervento di fieREmilia, ha ripreso vitalità, per non compromettere i posti di lavoro legati al comparto e al suo indotto, nonché per procedere al pagamento dei creditori. In dieci mesi di attività fieREmilia ha dimostrato di poter riprendere con successo il calendario fieristico reggiano, recuperando tutti i maggiori eventi (dalla mostra internazionale canina, al Camer, al Salone del cavallo, alla rassegna ornitologica e ad altre manifestazioni che hanno visto aumentare le presenze di visitatori), ha impostato nuove sinergie e ha investito in nuove iniziative in vista dell’EXPO, un’occasione che non può non avvalersi di uno spazio espositivo a favore delle imprese del territorio”.

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