Sciopero, oltre diecimila nei cortei di Reggio. Il nemico da battere non è più Berlusconi, ma Renzi

12/2/2014 – Punte del 90% di adesioni nelle industrie della Bassa, di Reggio e della Val d’Enza, numerosi plessi scolastici chiusi in città e in provincia, 53 uffici postali su 100 chiusi.
Sono alcune cifre della partecipazione allo sciopero generale di Cgil e Uil in provincia di Reggio. I due cortei partiti uno da Monte San Michele e l’altro dal centro Meridiana, e confluiti in piazza Duca D’Aosta, hanno raccolto secondo alcune valutazioni circa diecimila persone, compreso gli studenti. Secondo Cgil e Uil i partecipanti erano più di quindicimila.
La fiumana arrivata da via Emilia Santo Stefano solo in parte si è riversata in piazza Martiri, davanti al teatro Valli, per il comizio. Molti sono sciamati in città dove i negozi erano aperti.
In via Crispi Cobas e ragazzi dei centri sociali hanno improvvisato per alcuni minuti un piccolo comizio alternativo a quello di Cgil e Uil.
Queste alcunne percentuali di adesioni nelle fabbriche e nei servizi diffuse oggi pomeriggio da Seta: Emiliana Imballaggi 95% – Ape 90% – Lct 90% – Centrale Adriatica 70% – Seta 80% – AUSL 60% escluso i servizi minimi essenziali – Cantine Riunite 80% – Grissinbon 80% – Arti Grafiche Reggiane 70%  –  La Veggia 90% – Gruppo Gresmalt Iano 70% – Procter & Gamble 75% – Manifattura S. Maurizio 80% – Rexnord Marbet 80% – Argo Tractors 80% – Interpump 90% – IP Cleaning 80% – Ognibene 90% – Lombardini 80% – Brevini 80%.

Se un tempo l’eroe negativo delle piazze sindacali era Berlusconi, un vero e proprio collante capace di ricucire ogni
divisione, oggi il nemico di lavoratori e studenti in corteo
era Matteo Renzi. Il leader Pd nemico da battere di una piazza tutta di sinistra, e in gran parte proprio targata PD. Cose che accadono, per dirla alla Guareschi, nella terra del Po.
La rabbia degli operai in cassa o a rischio (ma anche quella dei garantiti degli enti locali) si sfoga con i vaffa scanditi come slogan all’indirizzo del premier Renzi “servo di
Marchionne” .
Nel mirino, col governo Pd, le coop nella terra capitale storica delle cooperative. C’è chi innalza la famosa foto del ministro Poletti, all’epoca presidente nazionale delle coop, alla cena del tangentaro Buzzi. Il commento è gelido e sarcastico: “La coop sei tu, chi può darti di più”. Non mancato riferimenti alle storie del Montepaschi e all’inchiesta Expo.
Vadassè che la rottura a sinistra è totale: ma non può
costituire una sorpresa per chi non aveva sottovalutato l’addio alle urne, alle ultime regionali, del 63% degli
elettori emiliani. La riprova è l’assenza in piazza, quasi
completa, dei dirigenti e dei parlamentari Pd. Un tempo, neanche troppo lontano, sarebbero stati in testa ai cortei.

IL SINDACO VECCHI: LO SCONTRO SOCIALE SFIBRA IL PAESE.
IL GOVERNO VADA AVANTI, MA ASCOLTI L’ITALIA DEL LAVORO

Dopo la manifestazione di oggi, il sindaco di Reggio Emilia Luca Vecchi si schiera tra quelli che invocano una terza via di compromesso rispetto allo scontro incrociato sul job act tra Cgil, PD e governo Renzi.
“L’Italia è un Paese che viene da anni passati che l’hanno profondamente logorato e indebolito – ha dichiarato il sindaco – oggi in piazza coi sindacati ha sfilato tanta gente che lavora, ceti popolari che rappresentano un’energia viva e sana.
Lo scontro sociale in essere in un contesto quale quello odierno, sfiancato da vicende di corruzione inaudite e da una profonda crisi economica, rischia di sfibrare il Paese e di prestare il fianco alle strumentalizzazioni della destra
estrema e di forze politiche che non hanno a cuore né i
fondamentali nel nostro Stato democratico, né la responsabilità istituzionale che deve sempre animare chi agisce per il bene comune.
Il mio auspicio è che il Governo, che invito ad andare avanti nel suo importante lavoro, sappia nell’iter di approvazione del Job Act ascoltare chi manifesta ed i suoi rappresentanti, prestando attenzione alle parole che vengono dalla piazza e
adoperandosi per ricomporre alcune divisioni.

Questa può essere l’occasione per una riconciliazione e per il rinnovamento di un dialogo fra interlocutori – l’esecutivo e i
mondi dell’impresa e del lavoro – che hanno davvero come priorità l’interesse dell’Italia prima di tutto.
Solo così saremo in grado di liberarci da faccendieri e
truffatori di cui siamo costretti a leggere, nostro malgrado, le azioni di questi giorni”.

IL COMUNICATO DI CGIL E UIL

““COSI’ NON VA” recitava lo slogan dello sciopero generale nazionale di tutte le categorie del lavoro, pubblico e privato, indetto da CGIL e UIL nella giornata di ieri. “Così non va” lo hanno detto a gran voce le migliaia di lavoratrici e lavoratori, pensionati, studenti, cittadini che hanno aderito all’appello dei sindacati svuotando i luoghi di lavoro e riempendo la città. Uno sciame colorato, baciato dal sole e e ben auspicato da un azzurro cielo invernale, si è mosso in due tronconi che, partendo dal centro commerciale Meridiana e da piazzale Tricolore, si è riunito in piazza Duca D’Aosta per entrare nel centro cittadino e raggiungere Piazza Martiri del 7 Luglio. Una giornata attesa dai tanti lavoratori che in questi mesi a Reggio Emilia hanno con forza portato avanti iniziative di partecipazione  e di lotta a sostegno di un principio: il lavoro non è una merce e i diritti sul lavoro non sono in vendita. Una contrapposizione piena con i principi ispiratori del Jobs Act che, sull’altare della ripresa economica, intende sacrificare anni di conquiste affinché la nostra Costituzione non si fermasse davanti ai cancelli delle fabbriche e alle porte degli uffici. Una legge che pensa allo svuotamento dello Statuto dei Lavoratori, al ridimensionamento degli ammortizzatori sociali, ai finanziamenti a pioggia alle imprese, senza valutazioni di merito né distinzioni tra chi investe e chi serra le porte, al mantenimento della precarietà lavorativa e che di tutto questo fa vessillo. Allora lo sciopero generale del 12 dicembre diventa tappa di un percorso in divenire. Diventa monito politico a quell’atteggiamento del governo che in questi mesi non ha fatto nulla per un vero confronto col mondo del lavoro e con la sua rappresentanza; a quel governo che, chiedendo la fiducia, per ben due volte, ha espropriato il Parlamento delle sue prerogative attraverso il meccanismo della legge delega, su un provvedimento legislativo, come il Jobs Act, che stravolgerà completamente i diritti di milioni di lavoratori. La millantata modernità che si autorappresenta, sempre più lontana dalla vita reale, mortifica il lavoro e appare vecchia e grigia. In antitesi ad essa migliaia di persone, cittadini consapevoli, cittadini che scioperando hanno sostenuto un sacrificio economico, hanno chiesto, a Reggio Emilia come nel resto del Paese, di essere ascoltati, di essere considerati, promettendo che non si fermeranno. Lo hanno ribadito a più riprese negli interventi che dal palco, a conclusione della manifestazione, si sono succeduti. Lavoratori del commercio e dei servizi, della scuola, dell’industria, del pubblico e pensionati hanno  portato il punto di vista di chi, sapendosi nel giusto, non teme smentita ma si fa coraggio. Perché ci vuole coraggio e perché è difficile non delegare ed essere protagonisti della propria storia. Oggi, in strada, hanno sfilato facce pulite e cariche di dignità. “Dignità, libertà e uguaglianza che – dice Francesco, delegato CNA – la parte sana del Paese, quella che paga le tasse non può perdere”. Gli fa eco Gianluca, insegnante, che dal palco esprime tutto lo sconforto e le preoccupazioni per “l’aumento della precarietà e della paura tra chi lavora, mentre la corruzione dilaga e le ricchezze sono sempre più concentrate nelle mani di pochi”. Ed ancora ritorna anche negli interventi di Marzia Dall’Aglio (Segretaria dello SPI) e di Luca Maraucci (delegato Ognibene) l’indignazione profonda per la mancanza di politiche aggressive di questo governo verso la dilagante corruzione e l’evasione fiscale, che sottraggono risorse ad un Paese sempre più fermo dove – lo ricorda il segretario generale della CGIL di Reggio, Guido Mora, dal palco “è in atto una lotta di classe al contrario, dei forti contro i deboli . La nostra alternativa deve essere allora quella di ribaltare gli obiettivi politici  – aggiunge – lottando contro l’esclusione sociale e le disuguaglianze”. Una lotta che passerà anche dal nostro territorio. “A tutte quelle imprese e cooperative che si stanno preparando a lucrare su questa fase diciamo – aggiunge Mora – che useremo tutte gli strumenti e le iniziative utili a difendere e assistere i lavoratori. L’attacco ai diritti del lavoro è talmente grave che non esiteremo”.  Sulla stessa linea d’onda anche la Uil che, per voce del segretario provinciale Modena Reggio, Alberto Zanetti, assicura che “non delegheremo il nostro futuro e lotteremo contro questo governo che vuole rendere precari quelli ancora non lo sono”. A fine giornata le idee della piazza sono chiare: anche in vista dei decreti attuativi del Jobs Act il sindacato non si fermerà prima di aver fatto ascoltare la propria voce.  Il prossimo inverno si preannuncia caldo”.
(cgil e uil reggio emilia)

 

12/12/2014 – È la giornata dello sciopero generale politico proclamato dalla Cgil la Uil (la Cisl  si è dissociata) contro il job act e le scelte di politica  economica di   Matteo  Renzi. Èd una giornata calda, dal punto di vita politico e sociale. Oggi venerdì 12  si fermano l’industria e i servizi. A Reggio Emilia  – città di Maurizio Landini, il leader sindacale che guida l’opposizione al governo Renzi –  la Cgil promette una prova di forza mai vista nei posti di lavoro e in città, con due cortei destinati a bloccare Reggio Emilia per tutta la mattinata.

“Bisogna fermare  ogni attività in fabbrica, campagna, ufficio, scuola, servizi, trasporti”, questo l’ordine diramato nei giorni scorsi da Cgil e Uil di Reggio. “Quei diritti che ci stanno togliendo col Jobs Act, i lavoratori se li riprenderanno con l’iniziativa di lotta, riempiendo le piazze e, se sarà necessario, anche azienda per azienda, ente per ente nei prossimi mesi”.

Due i cortei, come detto, partono intorno alle 9 da Piazza del Tricolore, angolo viale Montegrappa, e dall’area del centro commerciale Meridiana , lato via F. Ferrari.  Si ricongiungeranno  poi in prossimità di PIAZZA DUCA D’AOSTA e proseguiranno per le vie del centro fino a PIAZZA MARTIRI DEL 7 LUGLIO per gli interventi e il comizio conclusivo.

“Il Governo col Jobs Act sostiene di voler ridurre la precarietà e le differenze fra lavoratori di serie A e di serie B – sostengono i sindacati –  mentre nei fatti il provvedimento le allarga e le approfondisce perché non riduce le forme di lavoro precario esistenti anzi ne introduce di nuove come il contratto a tutele crescenti e toglie i diritti a chi li ha senza estenderli a chi non li ha mai avuti. Occorre, quindi, fare esattamente il contrario. Il lavoro manca non perché è poco flessibile ma perché non c’è e il mercato da solo, senza investimenti pubblici adeguati e senza una politica industriale non è in grado di crearlo”.

TRASPORTI PUBBLICI

Per il personale viaggiante dei servizi Tper, lo sciopero si svolge dalle 9 alle 17 sulle linne Reggio-Guastalla, Reggio-Ciano e Reggio-Sassuolo.
Giornata difficile anche nell’autotrasporto, dove l’astensione dal lavoro nei bus è prevista dalle 9 alle 13 e dalle 15,30 sino a fine servizio

SPOSTATO IL MERCATO DI REGGIO

Per permettere la conclusione della manifestazione sindacale in piazza MArtiri del 7 luglio, il comune di Reggio ha disposto per oggi il trasferimento del mercato in corso Garibaldi e in via Farini, con interruzione della circolazione dalle 6 alle 15 in corso Garibaldi a piazza Roversi e via Squadroni. Doppio senso di circolazione in via dell’Erba e sospensione della Ztl e in via Porta Brennone.

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