Ritorno a Enìa? Cgil-choc: “Finiamola con questa Iren. La gestione in Emilia deve tornare autonoma”

16/12/2014 – La Cgil dell’Emilia-Romagna rompe gli indugi e dice basta a Iren, o meglio all’attuale modello societario e organizzativo di Iren,  sempre più centralizzato, lontano dall’ispirazione originaria e, dice il sindacato,  sempre più privatistico.
La Cgil chiede una trasformazione radicale: se non è uno “smontaggio” della multiutility Torino-Genova-Emilia quotata in Borsa, poco ci manca. Di fatto è il ritorno al modello Enia,  vale a dire a una società di gestione autonoma per l’area emiliana, sia pure ancora all’interno della  holding Iren. 
E per sottolineare che non si tratta affatto di una proposta
estemporanea, bensì di una scelta meditata ai massimi livelli sindacali,  anzi di una vera e propria piattaforma rivendicativa, la Cgil ha indetto una conferenza stampa questa mattina, in via Roma, con Cesare Melloni della segreteria regionale ER, Oscar Zanasi del regionale Cgil, Matteo Alberini della segreteria provinciale di Reggio Emilia, Bruno Casini (funzione pubblica Cgil Reggio), Sergio Adamo della Filctem regionale, Giuseppe Braglia della Funzione pubblica di Parma e Gianluca Zilocchi segretario Cgil Piacenza

Cesare Melloni, a nome di tutti,  ha riepilogato le vicende della buonuscita faronica dell’ex ad. De Sanctis, come dell’assunzione del nuovo a.d. Bianco con uno stipendio inferiore ma comunque “spropositato” “se paragonato allo stipendio di un lavoratore della medesima società o, ancora peggio, di un lavoratore delle tante cooperative a cui Iren appalta  la raccolta rifiuti”.
 Ha ricordato che Iren, con i fatturati in diminuzione e un indebitamento in crescita, non naviga in buone acque e anzi “ha peggiorato la qualità dei suoi servizi”. Contemporaneamente, un numero  crescente di sindaci per far fronte alle necessità di bilancio vende sul mercato le azioni Iren, Castellarano ha disdettato il patto di sindacato, Reggio e Piacenza lavorano alla ripubblicizzazione dell’acqua e c’è chi, come il sindaco di Casina, denuncia di non sapere a che santo votarsi per far spostare un cassonetto. 
“Iren cambia pelle – osserva Melloni – È sempre più centralizzata e indirizzata verso la privatizzazione, lontana dal territorio. Ma allora, in questa situazione, non è forse meglio riflettere fino in fondo sull’esperienza Iren? Non è forse meglio prendere atto che l’assemblaggio tra Enia, Genova e Torino non è andato a buon fine? 

Per questo avanziamo una proposta: nell’ ambito dell’attuale aggregazione si affermi una forte autonomia dell’azienda che eroga servizi pubblici locali delle province di Reggio Emilia, Parma e Piacenza” .  In soldoni, il ritorno a Enia ma sotto la holding Iren, senza dunque dover scardinare il gruppo quotato in Borsa. Tutto con l’obiettivo di “riportare l’azienda sul territorio e fermare la deriva della privatizzaziome e della finanziarizzazione. Non separatezza da Iren – hanno sottolineato Melloni e Zanasi, ma una vera libertà imprenditoriale e industriale”. Che significa anche lanciare un ponte verso Hera in nome di una strategia regionale, mentre i piani alti di Iren (ma non il sindaco di Reggio Luca Vecchi) veleggiano sotto la spinta di Fassino verso l’integrazione-fusione con A2A. 
Comunque sia, la Cgil su questo pacchetto chiede “l’apertura di un tavolo con i sindaci capofila (Reggio, Parma, Piacenza) dell’area vasta emiliana”. 
I giornalisti hanno fatto osservare che la proposta si scontra con forze potenti – c’e chi ha pronunciato il nome di Delrio –  e che i sindaci non sono affatto estranei all’assetto attuale e neppure alla buonuscita-monstre di De Sanctis. 
D’altra parte la Cgil ha le sue cartucce da sparare: evidentemente si è mossa sapendo bene che il fronte interno è spaccato, come è spaccato il Pd, e che la frattura si allarga. 

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Una risposta a 1

  1. Alessandro Raniero Davoli Rispondi

    16/12/2014 alle 18:01

    I nostri amministratori (in Atersir), sindaci, assessori, presidenti di provincia, passati e presenti, devono spiegarci perché IREN applica (e loro hanno approvato !!!) una tariffa di 144,33 euro a tonnellata, per il ritiro e lo smaltimento dei nostri rifiuti urbani, mentre le altre multiutility applicano tariffe dai 50 ai 70 euro a tonnellata. Ripeto per i duri di orecchio, una piccola impresa come una locanda, paga oltre 3.800 euro/anno per il servizio nettezza urbana … se ci fosse un’altra multiutility, il costo sarebbe meno della metà.
    Spesso la differenza tra sopravvivere o fallire …

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