Rimborsi ai consiglieri regionali: 42 indagati per peculato, 6 sono reggiani. In ballo due milioni di cui metà in capo al PD

11/11/2014 – Sono soprattutto rimborsi chilometrici e pasti. Ma anche regali, feste di compleanni, cene di beneficenza. E persino un ‘sex toy’ messo a rimborso tra le spese di una consigliera regionale. Sono alcune delle voci contestate negli avvisi di fine indagine in notifica a 42 componenti dell’assemblea dell’Emilia-Romagna.

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Sono stati infatti notificati nella giornata di ieri, a pochi giorni dalle regionali del 23 novembre, 42 avvisi di fine indagine per presunti rimborsi falsi dei consiglieri di via Aldo Moro. È la famosa inchiesta sulle cosiddette “spese pazze”.

La cifra complessiva contestata ammonta a oltre due milioni (2 milioni e 80mila euro circa), quasi la metà attribuita dagli inquirenti ai consiglieri Pd, ma per oltre 400 mila euro ai soli due consiglieri dell’IdV.

Oltre al peculato, tra le contestazioni c’è anche un caso di truffa. Gli avvisi nell’inchiesta sull’uso dei rimborsi pubblici coinvolgono tutti i gruppi dell’assemblea legislativa: Pd, Pdl, Ln, Idv, Fds, Sel-Verdi, Udc, M5S e Misto.

I consiglieri reggiani indagati per peculato sono Marco Barbieri, Beppe Pagani e Rita Moriconi (Partito Democratico), il consigliere di Casina Fabio Filippi (Pdl-Forza Italia), Matteo Riva del Gruppo misto e Liana Barbati dell’IdV.

La somma più alta contestata ai consiglieri Pd, gruppo più numeroso in Assemblea: 940.000 euro per 18 indagati. Al secondo posto come cifra c’è l’Idv, con 423.000 euro, due consiglieri indagati.

Sarebbero invece 11 gli indagati del gruppo Pdl (205.000 euro), tre della Lega Nord (135.000), due del M5S (98.000), due di Sel-Verdi (77.000 euro), uno del gruppo Misto (27.000 euro), uno di Fds (151.000 euro) e uno dell’Udc (31.000 euro).

Gli avvisi che chiudono l’inchiesta sono firmati dai Pm Morena Plazzi e Antonella Scandellari, vistati dal procuratore aggiunto Valter Giovannini. I primi ad essere notificati dalla Guardia di finanza sono relativi ai capigruppo, che rispondono, secondo quanto si apprende, di peculato sia per le spese in proprio che per omesso controllo dei rimborsi dei consiglieri del loro gruppo. Ai capigruppo è dunque contestata l’intera cifra che si ritiene un gruppo abbia speso senza pertinenza con l’attività di consigliere regionale.

L’inchiesta era stata avviata oltre due anni fa. Da ottobre 2013 risultavano indagati i nove capigruppo che hanno ricevuto tutti le notifiche di conclusione delle indagini, ad eccezione di Mauro Manfredini, il presidente del gruppo della Lega Nord deceduto lo scorso 10 ottobre.

L’inchiesta riguarda il periodo giugno 2010-dicembre 2011. A fine settembre era stata stralciata e chiesta l’archiviazione per la posizione del candidato del centrosinistra alle Regionali, Stefano Bonaccini. Tuttavia non risulta che il fascicolo sia stato archiviato. Di regola il candidato governatore Bonaccini dovrebbe risultare ancora indagato.

I NOMI DI TUTTI GLI INDAGATI

Si tratta dei consiglieri del Pd Marco Monari, Marco Barbieri, Marco Carini, Thomas Casadei, Gabriele Ferrari, Vladimiro Fiammenghi, Roberto Garbi, Paola Marani, Mario Mazzotti, Roberto Montanari, Rita Moriconi, Antonio Mumolo, Giuseppe Pagani, Anna Pariani, Roberto Piva, Luciano Vecchi, Damiano Zoffoli, Matteo Richetti. Del Pdl: Luigi Villani, Enrico Aimi, Luca Bartolini, Gian Guido Bazzoni, Galeazzo Bignami, Fabio Filippi, Andrea Leoni, Marco Lombardi, Andrea Pollastri, Mauro Malaguti, Alberto Vecchi. Del gruppo misto: Matteo Riva (ex Idv). In concorso con lui risponde l’impiegata del gruppo Rossella Bolino. Della Lega Nord: Manes Bernardini, Stefano Cavalli, Stefano Corradi. Con loro c’era Mauro Manfredini, nel
frattempo deceduto. Di Sel: Gian Guido Naldi e Gabriella Meo. Della Federazione della Sinistra: Roberto Sconciaforni. Dell’Idv: Liana Barbati e Sandro Mandini. Del M5s: Andrea De Franceschi e Giovanni Favia, entrambi espulsi nel frattempo dal movimento.

Tra i rimborsi per i quali è indagato Matteo Riva, anche una settimana in albergo per due a Lampedusa insieme a una ex collaboratrice politica, anche lei indagata in concorso. Soggiorno giustificato come partecipazione a un convegno, che secondo la Procura non si sarebbe mai svolto.

A De Franceschi invece, fra le spese per collaboratori e staff, contestati anche 17 mila euro di compensi erogati per la sua attività di consulente per la comunicazione al giornalista reggiano Matteo Incerti, ora nello staff del gruppo M5S alla Camera.

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RITA MORICONI: SEX TOY? NEGLI ATTI C’E’ UNA VOCE CONFUSA, CHE NON MI RISULTA E CHE NON CONOSCO”

11/11/2014 – “Negli atti c’è effettivamente una voce che non mi risulta, che non conosco e che non so che cosa sia. Una voce abbastanza confusa”. Così, a margine della seduta dell’assemblea legislativa di oggi, la consigliera reggiana del gruppo Pd in consiglio regionale dell’Emilia-Romagna, Rita Moriconi, indiziata di una spesa in un sexy shop che le sarebbe stata rimborsata con i fondi regionali. Quanto alla possibilità che la spesa sia stata fatta da suoi collaboratori, Moriconi ha detto: “Io non escludo più niente”.

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Rimborsi chilometrici, pranzi e cene, pubblicità e scontrini di paste: per Fabio Filippi (Pdl) quasi 57.000 euro di rimborsi

Il consigliere regionale del Pdl uscente Fabio Filippi avrebbe messo sul conto del suo gruppo, tra maggio 2010 e dicembre 2011, quasi 57mila euro. Secondo la Procura, più della metà di questi soldi (31mila euro) sono stati spesi in trasporti: 30.073 in rimborsi chilometrici, quindi – tra le voci – anche 90,89 euro per un noleggio con conducente. Poi: 12.194 sono stati quelli spesi in ristoranti, 6.126 euro per generi alimentari, 2.276 euro in soggiorni in hotel, 202 euro per conti al bar, spese elettriche per 919 euro, fiori per 278 euro, libri per 607 euro, pubblicità per 1.630 euro e così via. Sono spuntati anche rimborsi per pochi spicci come i 4 euro al bar Diana, i 7 euro alla pasticceria Campari e i 7,80 euro alla gelateria Mamamia di Albinea. “Tutto ciò che ho fatto in questi anni di Consiglio – ha spiegato Filippi – era autorizzato e permesso dalle leggi. Se avessi immaginato che, improvvisamente, le cose sarebbero cambiate, non avrei ovviamente speso nemmeno un centesimo.

BEPPE PAGANI: “HO SEMPRE RISPETTATO LE NORME”

“In considerazione dell’attenzione mediatica sull’inchiesta della procura di Bologna inerente le spese dei consiglieri regionali e visto che anche il mio nome è fra quelli che sono oggetto di indagine, intendo ribadire che tutte le spese sono state sostenute per impegni di rappresentanza, istituzionali, incontri politici e per l’organizzazione di incontri di formazione e informazione per avvicinare quanti più giovani possibile alla politica e alle istituzioni. La mia attività si è svolta nel rispetto delle norme e delle direttive dell’assemblea, autorizzate e sottoposte al vaglio del sindaci revisori. Nello svolgere queste funzioni mi sono attenuto a criteri di sobrietà a trasparenza. Sono sereno perché sono in grado di dimostrare con i documenti tutte le spese sostenute. Stiamo infatti parlando di 1.752 euro di spese di rappresentanza istituzionale per 20 mesi (maggio 2010-dicembre 2012) pari a 80,7 al mese; di 900 euro di francobolli per invio di documentazione e report di attività; di 902 euro di spese di trasporto con mezzi pubblici in seconda classe e taxi, non avendo mai richiesto rimborsi chilometrici; di euro 464 per pagamenti di hotel di relatori ai convegni e alle iniziative politiche. Sono certo di poter chiarire quanto prima la mia posizione con la Procura della Repubblica che gode della mia stima e fiducia”. (Giuseppe Pagani, consigliere regionale Pd)“.

LEGACOOP REGIONALE CONTESTA LA MAGISTRATURA: CREATA TURBATIVA SOTTO ELEZIONI

“La giustizia deve verificare tutto quello che deve verificare, ma lo può fare anche senza avere scadenze che possono creare turbativa nei ragionamenti e nel clima per le elezioni prossime, e secondo me la crea”. Lo ha detto Giovanni Monti, presidente di Legacoop Emilia-Romagna, a margine di un congresso, in merito agli avvisi di fine indagine notificati a 42 consiglieri regionali.

ROBERTA MORI: ASPETTARE GLI ACCERTAMENTI, NESSUN GIUDIZIO SOMMARIO

“Da avvocata richiamo la necessità di attendere gli accertamenti prima di ciascun giudizio sommario – dichiara questa mattina la consigliera e candidata Pd Roberta Mario – Ricordo che due sentenze della Corte Costituzionale e due sentenze della Corte dei Conti ritengono le spese dei Gruppi “legittime e inerenti”. Da consigliera sono certa che tutti/e i/le colleghi/e del Pd con cui ho lavorato intensamente e di cui ho profonda stima e rispetto, perché sono persone serie e perbene, chiariranno in men che non si dica ogni elemento a carico nel pieno rispetto delle regole certificate dai revisori dei conti. Da candidata il mio impegno per rimettere al centro merito e contenuti di programma in vista delle elezioni del 23 novembre sarà totale … perché nulla può cancellare ciò che siamo. Siamo l’Emilia-Romagna e dobbiamo esserne all’altezza”.

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10/11/2014 – Nuova bufera sulla Regione Emilia-Romagna a pochi giorni dalle elezioni anticipate del 23 novembre: per le spese dei consiglieri sono in corso di notifica 41 avvisi di fine indagine dell’inchiesta della Procura di Bologna. Sarebbero coinvolti tutti i gruppi dell’assemblea legislativa.

Gli avvisi che chiudono l’inchiesta sono firmati dai Pm Morena Plazzi e Antonella Scandellari, vistati dal procuratore aggiunto Valter Giovannini. I primi ad essere notificati dalla Guardia di finanza sono relativi ai capigruppo, che rispondono, secondo quanto si è appreso, di peculato sia per le spese in proprio sia per omesso controllo dei rimborsi dei consiglieri del loro gruppo. Ai capigruppo è dunque contestata l’intera cifra che si ritiene un gruppo abbia speso senza pertinenza con l’attività di consigliere regionale.

Dunque i primi a ricevere le contestazioni sarebbero gli otto capigruppo in carica tra il 2010 e il 2011: Marco Monari del Partito democratico, il parmigiano Luigi Giuseppe Villani del Popolo delle libertà, Silvia Noè dell’Unione di centro, Gian Guido Naldi di Sinistra ecologia e libertà, Roberto Sconciaforni della Federazione della sinistra, il reggiano Matteo Riva del Gruppo Misto, Andrea Defranceschi del Movimento 5 stelle, la reggiana Liana Barbati dell’Italia dei valori. L’allora capogruppo della Lega nord, Mauro Manfredini, e scomparso di recente.

I capigruppo sono indagati dall’ottobre 2013 in quanto ritenuti responsabili per l’intero ammontare di quelle spese dei loro colleghi di partito. In totale la somma contestata a tutti i 41 consiglieri è pari a oltre 2 milioni di euro. A fine settembre era stata stralciata e chiesta l’archiviazione per la posizione del candidato del centrosinistra alle Regionali, Stefano Bonaccini. Gli avvisi sono partiti a pochi giorni dalle elezioni regionali del 23 novembre.

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