Post sisma, in arrivo miliardi che fanno gola. “Rendere pubblici gli elenchi delle imprese che lavorano alla ricostruzione”

7/11/2014 – “Mafia e opere post-terremoto: via i lucchetti dalla Banca Dati delle imprese che lavorano alla ricostruzione. Forniamo gli elenchi a chi si occupa di legalità e a ogni libero cittadino affinché possano attuare quel controllo sociale sul territorio che affianca l’azione della magistratura nel prevenire e respingere le infiltrazioni mafiose”.

soldi gifLo ha dichiarato Fabrizio Benati, candidato del Pd al Consiglio Regionale, annunciando che questa sera, venerdì 7, sarà in sala del Tricolore all’incontro con Gian Carlo Caselli e Armando Spataro.

Benati nel dopo-sisma ha lavorato in prima linea come consulente tecnico della Regione Emilia-Romagna, progettando gli strumenti informatici e le procedure per snellire l’iter burocratico di erogazione dei fondi per la ricostruzione.

Benati spiega: “Sta entrando nel vivo la fase della ricostruzione post-terremoto degli edifici residenziali, con l’arrivo in Emilia di miliardi di euro. Un fiume di denaro pubblico che le organizzazioni criminali tenteranno in ogni modo di drenare. Secondo i dati in possesso della Regione sono 3mila le imprese che stanno attualmente lavorando alla riedificazione degli stabili: se 31 hanno ricevuto l’interdittiva e sono state cacciate, sono in realtà centinaia quelle che nella fase iniziale si sono occupate del trasporto delle macerie e dello smaltimento degli inerti. Purtroppo, a causa dell’emergenza, non su tutte sono state effettuate verifiche e non sempre sono state emanate per tempo le interdittive antimafia. Presso la Regione esiste una Banca Dati in cui sono archiviati tutti gli estremi di queste imprese: potremmo, tramite un’innovazione normativa, divulgarli e metterli a disposizione in formato aperto “Open Data”. E’ necessario “togliere i lucchetti” per fornire uno
strumento prezioso ai giornalisti, a chi realizza inchieste come i ragazzi di Cortocircuito piuttosto che ad associazioni che vogliono essere protagoniste di azioni di promozione della legalità come Libera o Spi Cgil. Si permetterebbe loro, aprendo il Data Base, di svolgere analisi su chi, dove e come sta lavorando, e mettere in atto quel controllo sociale che è importante supporto all’opera della magistratura per fermare le infiltrazioni mafiose”.

Aggiunge Benati che “ad occuparsi della ricostruzione di edifici privati sono sempre più di frequente imprese Immobiliari che non hanno dipendenti, gestiscono la commessa e fanno fare il lavoro ad altri. Nella Banca Dati finisce l’Immobiliare. Una parte delle imprese subappaltatrici le “acchiappiamo” attraverso la Legge sulla Sicurezza sul Lavoro (d.lgs 81/2008), che prevede ad esempio che siano fornite le “anagrafiche” delle imprese presenti nei cantieri”.

L’idea è buona, e dovrebbe essere estesa a tutte le aziende e subappaltatori che lavorato su concessioni edilizie rilasciate dai Comuni. Le sorprese in questi anni non sono mancate.

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