“Renzi non ha il consenso degli onesti”. Bufera su Landini, il reggiano leader della Fiom, che insulta mezza Italia

22/11/2014 – Il sindacalista reggiano Maurizio Landini, della sinistra sabatiniana, è diventato uno dei leader più seguiti nel PAese, anche nelle gaffe. Ha di nuovo conquistato le prime pagine dei giornali servizi di apertura del tg com la sua sortita contro Matteo Renzi alla manifestazione di Napoli. Per Landini il premier del jobs act non soltanto sarebbe un nemico di chi lavora (“vuol ridurre i lavoratori alla schiavitù”) ma “non ha il consenso delle persone oneste”. Logica conseguenza: chi sostiene Renzi è un disonesto, accumunando in questa ordalia milioni e milioni di italiani.
Poco importa che poi abbia cercato di correre ai ripari, sempre riserva (“ho detto una cavolata, però…): il fatto è che queste cose Landini le pensa davvero. E chi lo conosce, lo sa: è cresciuto alla scuola della purezza ideologica e della “diversità” comunista, quella che ha garantito decenni di consenso e di potere alla sinistra in Emilia, per poi portare al disastro il modello emiliano tra scandali, sprechi, inefficienze, elefantiasi burocratica mentre i lavoratori e le famiglie sono in ginocchio, anche alla fame, per la crisi, il precariato, i licenziamenti.

E dire che Landini è buon amico di Graziano Delrio, il Gianni
Letta di Matteo Renzi, se non altro per la reggianità che li accomuna, e per certe affinità ideologiche, anche se loro
radici affondano in campi diversi: uno nel dossettismo, l’altro nel sindacalismo Pci di impronta operaista.

Insomma, non basta bucare il video e diventare un’icona
popolare per potersi permettere di dividere il mondo tra buoni e cattivi a proprio piacimento. Le reazioni alla “cavolata” dimostrano che Landini, dopo la vicenda degli scontri di Roma, ha varcato un Rubicone che sul momento gli fa guadagnare altre
prime pagine e altri tg, ma inevitabilmente lo porterà al declino.

Al corteo di Napoli il segretario generale della Fion ha affermato che il premier Matteo Renzi non avrebbe ”il consenso di chi lavora e delle persone oneste”. Immediata la replica del presidente del Pd, Matteo Orfini che via Twitter
ha risposto che il sindacalista così ”offende milioni di lavoratori” e del presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi che ha detto di essere ”molto onesto onesto”, anzi ”più che onesto”.

Landini in seguito ha precisato le sue parole, affermando di non aver ”mai pensato che Renzi non ha il consenso degli onesti. Ho detto – ha spiegato – che il premier non ha il consenso della maggioranza delle persone che lavorano o che il lavoro lo cercano e che sono nella parte onesta del paese che paga le tasse”.
Si allarga quindi la frattura tra il sindacalista e il premier dopo l’iniziale ‘luna di miele’ e i diversi incontri prima e dopo l’inizio del mandato di Renzi alla guida del Governo,
anche a palazzo Chigi, quando sembrava che il leader dei metalmeccanici della Fiom fosse stato scelto come interlocutore privilegiato per il rapporto diretto con i lavoratori.

“Si salva il lavoro tenendo aperte le fabbriche e non alimentando polemiche – ha detto poi Renzi senza mai citare Landini – risolvendo le crisi industriali e non giocando a chi urla più forte”. Proprio sulla possibilità di tenere aperte le fabbriche nelle scorse settimane si era già scatenata una
bagarre, con la minaccia di Landini di arrivare alle occuoazioni contro la riduzione dei diritti dei lavoratori e l’abbassamento dei salari.

Susanna Camusso, numero uno della Cgil (anche lei ai ferri corti con Renzi) ha preso le difese del leader Fiom.
Sulle frasi di Landini si è scatenata ”solo una grande polemica” ha detto – ”Alcune persone – ha aggiunto – mi pare che abbiano come unico scopo quotidiano costruire contrapposizioni con iniziativa dei lavoratori. Forse potrebbero dedicare il loro tempo a qualcos’altro”.
E mentre si prepara lo sciopero del 12 dicembre di Cgil e Uil
contro il ddl di stabilità e il Jobs act e per il rinnovo dei
contratti dei lavoratori pubblici (il neo segretario della Uil, Carmelo Barbagallo ha detto ”Renzi inventi qualcosa, ci stupisca, ci dia una scusa per evitare lo sciopero”) la tensione resta alta.

“Renzi non sta creando lavoro – ha detto Landini – ma sta trasformando le condizioni di chi lavora in schiavitù. Stiamo assistendo ad un tentativo pericolosissimo di far passare l’idea che pur di lavorare uno deve essere pronto ad accettare qualunque condizione”.

“La dichiarazione di Landini, secondo la quale il governo non avrebbe ‘il consenso delle persone oneste’, se vera, si rivelerebbe molto indicativa della cultura democratica del leader della Fiom – ha detto il capogruppo dei senatori di Ncd, Maurizio Sacconi – insisto a ritenere, sulla base del vissuto italiano degli ultimi 40 anni, che le parole sono pietre. Poi non ci si stupisca se…”. Renzi non ha risposto ma con l’hashtag #bastainsulti su Twitter ha annunciato l’accordo per la Ferriera di Trieste con 410 posti diretti salvati e oltre 1.000 nell’indotto.

(pierluigi ghiggini)

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