“Mai entrata in un porno shop”. Rita Moriconi si dispera e presenta denuncia per l’infame scontrino del sex toy

di Pierluigi Ghiggini

11/11/2014 – “Non ho mai messo piede in vita mia in un sexy shop. Non ho mai e poi mai comprato gadget erotici, non ho chiesto né ricevuto rimborsi per un sex toy”.

resto carlino

È disperata e piange Rita Moriconi, la consigliera regionale reggiana del Pd che figura tra i 42 indagati per i “rimborsi pazzi” dell’assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna e che, secondo indiscrezioni, sarebbe sotto inchiesta anche per lo scontrino di un sex toy.

“È uno scontrino con una descrizione confusa, e sono certa che non mi appartiene – aggiunge -. Sa cosa non mi dà pace di tutto questo? Essere crocifissa sui media senza neppure un processo. Mi fa disperare il pensiero che per tutta la vita, quando passerò per strada, la gente penserà di me: quella era la consigliera del sex toy”.

Comunque, la Moriconi intende andare a fondo di questa vicenda che la infanga dalla testa ai piedi: “Non so come sia possibile che quello scontrino sia finito nella mia cartella. Non so cosa pensare, ma sono decisa a scoprire come e perché sia stato messo tra i miei rimborsi. È vero che la Procura ha in mano uno scontrino, ma non è il mio. Posso pensare a un errore, ma devo assolutamente arrivarci in fondo. Presenterò con il mio avvocato una richiesta di accesso agli atti, e poi una denuncia contro ignoti”. Rita Moriconi non ne fa cenno, ma in questa storia si sente odor di trappola.

IL COMUNICATO DI RITA MORICONI:
“NESSUN SEX TOY TRA LE SPESE CONTESTATEMI”

Dopo le pesanti insinuazioni mosse a mio danno e secondo le quali, tra le spese contestatemi dalla Procura di Bologna, ci sarebbe un sex toy, tengo a precisare quanto segue.

Non sono mai entrata in un sexy shop in vita mia e, pur affermando con forza la libertà di ciascun cittadino di vivere la propria sessualità, non possiedo né ho mai posseduto nessun gadget erotico. Non sono quindi io la persona alla quale la Procura di Bologna ha contestato questa spesa.

Per quanto mi riguarda, tra l’altro, sono fermamente convinta di poter chiarire tutte le mie voci di spesa (che si riferiscono esclusivamente a ricariche telefoniche, alcuni pasti e qualche viaggio).

Diffido chiunque dall’insinuare che io possa essere la persona che ha acquistato il suddetto sex toy. Nel caso ciò dovesse comunque avvenire procederò, come mio pieno diritto, a rivalermi del torto subito per vie legali“.

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