Montagna, polpetta avvelenata del Pd: chiudono ostetricia del Sant’Anna, ma non avvertono i cittadini-elettori

19/11/2014 – Una vera sollevazione in Montagna contro l’ipotesi dell’assessorato alla Sanità della Regione di chiudere il reparto di Ostetricia dell’ospedale Sant’Anna di Castelnovo Monti.

bimboA dar voce alle proteste delle famiglie della montagna reggiana sono il direttore di Confcooperative Reggio, Roberto Teneggi, e l’avvocato Giuseppe Pagliani, candidato capolista di Forza Italia alle elezioni regionali.

Se l’ipotesi diventasse realtà, le mamme della montagna
dovrebbero partorire al Santa Maria Nuova di Reggio, vale a dire anche a 70 chilometri di distanza, con tutti i rischi che ne deriverebbero. Hanno cercato di mettere il silenziatore alla notizia, al punto che il candidato governatore del PD Stefano Bonaccini si è ben guardato dal parlarne nel suo incontro pubblico di pochi giorni fa al teatro Bismantova di Castelnovo Monti.

Pagliani a cena con alcuni amministratori della montagna, tra cui il sindaco di Viano

height=”321″ /> Pagliani a cena con alcuni amministratori (tra cui il sindaco di Viano Bedeschi) e consiglieri comunali
di centrodestra della montagna reggiana. “Fare squadra”

Ma il diavolo, come si dice, fa le pentole ma non i coperchi, e il silenzio si è trasformato in boomerang: “Se questa è la risposta di chi si candida a governare la Regione – attacca
Teneggi – l’Appennino Reggiano deve reagire come non mai”.

15Giuseppe Pagliani, che da sempre fa il “cane da guardia” dei cittadini sulla sanità, è sceso subito in campo. Lunedì ha parlato di questa vicenda anche con l’on. Gasparri. “Nessuno tocchi l’ostetricia dell’Ospedale S.Anna di Castelnuovo Monti: chiunque sarà il nuovo assessore dovrà tenere conto in modo stringente del disagio dei territori montani e del crinale appenninico reggiano – dichiara il candidato azzurro – Chi abita a Busana o a Ligonchio come può andare a partorire a Reggio? I tagli alla sanità non possono non tenere conto dei territori disagiati. Da sempre ci battiamo per far sì che il presidio sanitario castelnovese conservi tutte le specialistiche indispensabili per poter affrontare anche le urgenze oltre ai servizi nevralgici come, appunto,
neonatologia”.

Aggiunge il candidato azzurro: “In tutti gli incontri tenuti in consiglio comunale a Castelnuovo ne’ Monti con il direttore generale dell’ASL reggiana Fausto Nicolini, non si era mai neppure accennata l’ipotesi di chiudere il reparto di ostetricia di Castelnuovo Monti. Una nostra priorità per il
governo e l’amministrazione della regione Emilia Romagna è la tutela dei presidi ospedalieri territoriali della provincia reggiana”, anche perché “la situazione dell’ospedale Santa Maria Nuova di Reggio Emilia è di congestione totale in alcuni reparti e divisioni, pertanto – rimarca Pagliani – non vi è alternativa alla possibilità di specializzare gli ospedali della provincia mantenendo aperti i reparti fondamentali degli stessi”.

“Si pensi piuttosto a risparmiare nella burocrazia – conclude – riducendo ad una le aziende sanitarie reggiane che sono ad oggi inspiegabilmente due, semplificando e tagliando dei ruoli dirigenziali doppi che rappresentano delle inutili e costose sovrapposizioni”.

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TENEGGI, CONFCOOPERATIVE, ATTACCA LA REGIONE: FACCIAMOCI SENTIRE COME NON ABBIAMO MAI FATTO

“L’Appennino reggiano o si arrende al declino o reagisce come mai prima d’ora ha fatto”.

E’ durissima la reazione del direttore di Confcooperative Giovanni Teneggi alla notizia della destinazione alla chiusura
del materno-infantile di Castelnovo Monti, dove nel 2013 sono nati circa duecento bambini).
Notizia – spiega Teneggi – che cade a pochissimi giorni dall’incontro con il candidato PD alla presidenza della Regione, nel quale abbiamo contestato la mancanza di una politica sanitaria per la montagna, preoccupati dall’assenza di investimenti sul resto del territorio pari a quelli già previsti per l’allargamento degli ospedali metropolitani”. L’attacco contro la politica regionale nella sanità è
frontale.

“Tutta la sanità regionale, in netta controtendenza agli
orientamenti internazionali sui sistemi per la salute – prosegue – è diventata costosissima tecnologia di diagnosi e concentrazione ospedaliera, ma non si può pensare alla sanità in Appennino con la stessa testa e gli stessi numeri con i quali si pensa nelle aree ad alta densità demografica, perché
questo significherebbe solo tagli e abbandoni”.

“Il caso di cui si parla pare comunque emblematico di come tutto lo sviluppo montano viene oggi affrontato, nella sanità come nello sviluppo industriale e dell’artigianato, del
commercio, dell’agroalimentare, della formazione, della ricerca. Se questa è la risposta di chi si candida al governo
della Regione, l’Appennino reggiano o si arrende al declino o reagisce come mai prima d’ora ha fatto”.

“Ma come far capire a chi fa politica – incalza Teneggi – che in montagna non basta l’ambiente, la memoria, la brava gente, i buoni aromi e il buon mangiare, ma che servono anche il medico, la scuola; in Appennino si parla di turismo di tanti paesi e punti di servizio in rete tra di loro, perché è
proprio questo il modello che sta vincendo nel mondo, attraendo persone, imprese, capitali”.
“Sono disposti, i futuri amministratori, a realizzare questo disegno? I fatti sembrano indicare l’opposto, e allora servono risposte più congrue rispetto alle generiche dichiarazioni di questi giorni a proposito di un territorio montano che solo mantenendo e arricchendosi di servizi può davvero rappresentare una grande risorsa per tutta la regione”.

BENATI, CANDIDATO PD: NON È IL MODO DI FARE SPENDING REVIEW

Anche nel Pd, che ha preparato il piattino alla gente della montagna, ma ora teme a ragione i contraccolpi elettorali, si levano voci contrarie al taglio di neonatologia del S. Anna.
Il candidato Pd Fabrizio Benati, imprenditore non vive di politica, ha preso posizione contrariandavanti all’assessore regionale alla Salute (uscente), il reggiano Carlo Lusenti, nel corso di un incontro elettorale al Buco Magico.
Benati ha detto “un deciso no a una spending review che si attua con scelte “fredde” come la ventilata chiusura del reparto di maternità di Castelnovo Monti”

 

“A volte i numeri non rendono l’idea di com’è fatto un territorio, di chi lo vive, delle sue esigenze – ha detto – Il fatto che si ventili la chiusura del reparto maternità dell’Ospedale di Castelnovo Monti ne è la chiara dimostrazione: il territorio della montagna non è facile da vivere e se viene meno un pezzo di servizio sanitario anche la qualità della vita non può non risentirne.

In questi giorni sono stato spesso in montagna e mi sono reso conto come l’ospedale di Castelnovo Monti rappresenti, al di là dei freddi numeri, dei costi del personale e delle strutture rispetto all’utenza che ne usufruisce, un presidio primario e irrinunciabile per chi è nato, o ha deciso di vivere, da Castelnovo in su. E’ davvero possibile pensare che una donna possa intraprendere un percorso di maternità che preveda l’ospedale più vicino a 50 km di distanza? Con tutto quello che ne consegue in termini di percorso pre-parto,
diagnostica e assistenza post parto?”
“La riorganizzazione della presenza ospedaliera sul territorio richiede un rafforzamento delle zone periferiche e non un loro indebolimento, altrimenti il peso della richiesta di servizi peserà sugli ospedali cittadini in maniera progressivamente inaccettabile, con grande disagio per tutti (ad esempio, la gente confluirà nei Pronto Soccorso intasandoli)”.

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