“Debacle Forza Italia”. Filippi, ex consigliere, torna a sparare su Palmizio: “Se resta coordinatore me ne vado io”

24/11/2014 – Dopo i risultati di domenica, che nella catastrofe generale della partecipazione al voto hanno visto Forza Italia all’8,36 % a livello regionale e in provincia di Reggio a 6,34%, nonostante la brillante affermazione personale del capolista Giuseppe PAgliani, l’ex consigliere azzurro Fabio Filippi è tornato a sparare ad alzo zero contro il coordinatore regionale Massimo Palmizio: “Se resta lui, non escludo di andarmene io da Forza Italia”
“Anzichè unire e incoraggiare la base e la dirigenza di Forza Italia, ha sminuito molti azzurri che da sempre tengono alta la nostra bandiera”, ha dichiarato Filippi a Reggio nel Web.
Forza Italia che aveva undici consiglieri nell’Assemblea legislativa, ora ne ha solo due contro gli otto della Lega Nord. La debacle, aggiunge l’ex consiglieri “è da attribuire anche alla pessima gestione del Coordinatore regionale Massimo Palmizio, il quale ora non può fare altro che prendere atto della catastrofica situazione che lui stesso ha creato.”
Filippi ricorda che in cinque anni gli azzurri a Reggio hanno perso 37 mila voti, ma tace su l’astensionismo di proporzioni epocali al quale ha certamente contribuito l’inchiesta per peculato su 42 consiglieri per rimborsi spesa ottenuti dal consiglio regionale. “Con una lista competitiva e non debole come quella proposta – questo il ragionamento di Filippi – Forza Italia avrebbe certamente riottenuto il seggio: con soli 3.600 voti in più i berlusconiani di Reggio avrebbero un eletto, un riferimento a Bologna”.
“Mai avevamo assistito – conclude ad una campagna elettorale tanto fiacca, con candidati autoreferenziali, poco vicini alla gente. Il coordinatore regionale non ha lanciato proposte
concrete sui temi cari ai cittadini, nemmeno un semplice slogan, niente di niente, e i risultati sono sotto gli occhi di tutti.
Palmizio ha sbagliato su tutta la linea, limitandosi ad inviare circolari per dare ordini ai suoi ‘sudditi’, voleva
creare una sua corrente all’interno del movimento, per questo ha inserito nei posti chiave uomini di sua stretta osservanza”. Affondo finale: “Mai prima d’ora s’era vista tanta superficialità e malafede nella gestione di una campagna elettorale. Il commissariamento del coordinamento regionale
per l’interesse del partito, è l’unica strada percorribile”.

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