Partito degli astenuti: emergenza o opportunità? Due milioni in cerca di un leader e di un progetto politico

26/11/2014 – Sembra incredibile, ma a 48 ore dai risultati elettorali dell’Emilia-Romagna il tema dell’astensionismo è già sotto traccia nei radar della cosiddetta grande politica.  Dopo il primo panico Renzi ha richiamato il popolo PD nei ranghi, annunciando al mondo che la partecipazione è un problema secondario. Conseguenza logica: intanto godiamoci le poltrone, il resto si vedrà. Non disturbiamo il manovratore.
È bene allora ricapitolare i fatti:
a) In Emilia Romagna ha votato solo il 37,7 % degli elettori, con la conseguenza che il restante 62,3 % (più di due milioni di elettori) è l’unica, vera maggioranza politica di una Regione che ancora non molti anni fa esprimeva il massimo livello di partecipazione del Paese. Altro che problema secondario: è un segnale drammatico per le sorti della democrazia italiana.
I cittadini, con la sola forza di un sentiment di massa, hanno in una domenica delegittimato i partiti attraverso l’unico strumento rimasto per farsi sentire senza ricorrere agli scontri di piazza:  non andare a votare. In questo senso si può parlare del partito degli astenuti come di una potenziale alternativa radicale, che non a caso ha preso forma in una regione sino a ieri ad altissimo tasso di fedeltà ideologica.

– È fuorviante affermare, come fa la sinistra Pd che a non votare sarebbero stati i lavoratori contro il Job Act e la politica economica del governo Renzi: se fosse vero, Sel non saprebbe più doce mettere i voti. In realtà a disertare le urne è stato il centro del corpo sociale dell’Emilia-Romagna,
quello che nei tempi d’oro era il ceto medio allargato. Parliamo dell’esercito delle partite Iva, di giovani e meno giovani senza prospettive, artigiani, imprenditori, professionisti oppressi dalle tasse, in preda all’incertezza, indignati per un ceto politico che ha continuato ad alimentare un modello pàrassitario. Il colpo di grazia lo hanno dato la condanna di Errani per l’affare Terremerse, ragione per la quale  l’Emilia è tornata al voto in anticipo, e soprattuto la
scandalo Rimborsopoli che vede indagati la maggioranza dei vecchi consiglieri regionali, e fra questi 18 del Pd chiamati a rispondere da soli della metà dei due milioni di euro contestati dalla Procura di Bologna.
Insomma, lo schifo (vedere la vicenda del dildo pagato dai contribuenti) ha preso il sopravvento ed ha assunto la forma
di un movimento di astensiine determinata e consapevole, che per ora è passivo, ma ha le potenzialità per diventare protgonista del cambiamento.
– Inutile pensare che si tornerà indietro: in questo senso il calcolo di Renzi è drammaticamente sbagliato, è un modo per infilare la polvere sotto il tappeto. Niente sarà come prima,
e questi partiti sono destinati a precipitare ancora più in basso.

– Pur avendo perso più di trecentomila voti a livello regionale rispetto al 2010,  oggi il Pd ha la maggioranza assoluta in consiglio. Se poi guardiamo alle ultime politiche del 2013 quando avevano dilagato con 989 mila suffragi, i democrat hanno perso metà dei voti. Eppure con 535 mila suffragi oggi hanno il 44,52%, nel 2010 con quasi il doppio avevano il 37%.
Il quadro appare ancor più drammatico nel livello reggiano, dove l’astensione ha travolto dighe che aveva resistito alla caduta del muro di Berlino: in provincia il PD ha ottenuto 67 mila voti, ma nel 2013 ne aveva 128 mila e nel 2010 115 mila.
Non parliamo di Forza Italia, ridotta al lumicino anche perchè il partito è senza bussola e senza timoniere a livello nazionale. Gli 8 mila 454 voti di oggi sono un quinto dei 42 mila ottenuti nel 2010, e quasi un settimo rispetto ai 46 mila del 2010: e sarebbe stato peggio, senza l’impegno determinato e il successo personale del capolista Pagliani. La base azzurra si è dissolta nel nuovo partito delle astensioni, ed è in cerca di una nuova casa.
Anche Salvini e i suoi, che si godono il successo (sono il secondo partito a Reggio e nella regione), non si facciano eccessive illusioni, perchè alle regionali precedenti la Lega Nord aveva quasi il doppio dei voti: 35 mila contro i 20 mila in provincia di Reggio. A livello regionale aveva conquistato 288 mila suffragi, oggi ne ha 233 mila.

In sostanza, un paio di milioni di elettori, quelli che hanno certificato col non voto il rifiuto di questi partiti, aspettano solo un segnale per scendere in campo. Non si faranno certo convincere da operazioni di facciata. Cercano una speranze, valori, certezze e soprattutto un progetto politico spendibile all’insegna della legalità,dell’onesta e della trasparenza.Aspettano un leader e una formazione di tipo nuovo che li tratti da cittadini e non da sudditi.
(p.l.g.)

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2 risposte a Partito degli astenuti: emergenza o opportunità? Due milioni in cerca di un leader e di un progetto politico

  1. mario Rispondi

    26/11/2014 alle 15:11

    Convengo pienamente sulle considerazioni e specie sulle conclusioni. E’ il momento di organizzare i cittadini che si sono astenuti dal votare, cioè la maggioranza, per ricostruire un paese distrutto dalla cricca di potere. La maggioranza dei cittadini sta dimostrando di essere migliore dell’attuale classe politica, quindi è il loro momento per dare finalmente al nostro paese una svolta di progresso e di civiltà.

  2. Alessandro Raniero Davoli Rispondi

    26/11/2014 alle 15:14

    In Italia sono più di 1 milione e 400mila i bambini e gli adolescenti che vivono in povertà assoluta. Le persone in povertà sono 10 milioni e 48 mila. Fonte Istat, 2014.
    L’astensione di massa in Emilia Romagna è l’ultimo avviso dato alla casta politica, dalla popolazione italiana.
    Se non “vorranno” capire, (e a giudicare dal commento idiota di Matteo Renzi, non vogliono capire), la prossima volta si faranno male, male sul serio. Spero con tutto il cuore che non accada, ma una ribellione violenta è vicina, molto vicina.
    Alessandro Raniero Davoli

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