Crisi, Federmeccanica dà la sveglia al Paese. A Reggio va un po’ meglio, ma in Italia l’industria è ancora in recessione

27/11/2014 – La presentazione dell’indagine congiunturale di Federmeccanica sul settore metalmeccanico italiano è stata effettuata per la prima volta contemporaneamente da 60 gruppi metalmeccanici in tutto il Paese, attraverso conferenze stampa territoriali in cui è stato fatto il punto sulla situazione dei singoli territori.
Si sono così unite tutte le voci dell’industria metalmeccanica. Si è trattato di un evento senza precedenti – voluto dal presidente di Federmeccanica e del gruppo reggiano Comer Industries, Fabio Storchi – “per fare comprendere che la metalmeccanica è centrale per promuovere lo sviluppo perché senza industria non ci sono posti di lavoro, produzione di ricchezza (PIL) e benessere”.

I dati dell’indagine congiunturale, rilevati da Unindustria Reggio Emilia, segnalano a livello provinciale per il terzo trimestre dell’anno un aumento della produzione (+4,8), del fatturato estero (+ 6,8) e un mantenimento del livello del fatturato domestico. La fotografia sembra quindi leggermente
migliore rispetto a quella nazionale. Molte però sono le incognite per il 2015 che non consentono di poter ancora parlare di ripresa del settore.

A livello nazionale la ripresa, da quanto emerge dai dati rilevati da Federmeccanica, pare essere ancora lontana: nel
secondo e nel terzo trimestre di quest’anno l’economia italiana è tornata in fase recessiva. Tra luglio e settembre la produzione metalmeccanica è scesa di un ulteriore 1,5% rispetto al precedente trimestre (-1,9% rispetto all’analogo periodo del 2013), un risultato ben peggiore di quello della media europea, che ha registrato, nel corso degli ultimi dodici mesi, una crescita dell’1,2%.
Di contro si evidenza un leggero incremento delle esportazioni (+0,8%), grazie alla domanda che proviene da Cina (+12,4%) e Stati Uniti (+13,7%), che però è stata quasi completamente vanificata dai segni negativi che vengono dalla Russia (-11%) anche a causa del conflitto con l’Ucraina, dalla debole congiuntura nei Paesi dell’Area dell’Euro, dalle
tensioni in Medio Oriente e dalla crisi delle esportazioni in Paesi come India e Brasile.

Anche le aziende del Gruppo Metalmeccanico di Unindustria Reggio Emilia hanno rilanciato l’allarme di Federmeccanica nazionale tramite le parole del Presidente Luca Bergonzini e del Vicepresidente Alessio Tintori.
Gli industriali ritengono che, per uscire dalla crisi profonda e strutturale che stiamo vivendo, sia necessario che
il Paese colga le opportunità offerte dall’industria.

«La metalmeccanica non è soltanto il cuore dell’industria italiana, ma anche il più rilevante tra i comparti manifatturieri per la sua capacità di contribuire alla produzione della ricchezza nazionale (8% del PIL e 40% del totale della ricchezza prodotta da tutto il manifatturiero) e
di dare lavoro ad oltre 1,8 milioni di persone – spiega Luca Bergonzini – Questo settore inoltre è strategico per molti altri fattori tra i quali  la sua propensione all’innovazione,
per la spinta competitiva delle sue imprese che internazionalizzano e per la volontà e la
capacità di reagire. E’ giunto il momento di far sentire tutto il peso, la determinazione e la coesione delle nostre Imprese che costituiscono la spina dorsale del sistema economico e produttivo italiano».

Tre le azioni da intraprendere subito i rappresentanti
dell’industria reggiana hanno identificato il rilancio della domanda interna da realizzare tramite maggiori investimenti, la creazione di un mercato del lavoro efficiente ed inclusivo che stimoli la partecipazione e la produttività e l’introduzione di una politica industriale che favorisca l’innovazione e permetta alle aziende di affrontare le sfide del futuro.
“Per raggiungere questi obiettivi – proseguono i vertici del Gruppo Metalmeccanico – occorre attuare fino in fondo una riforma del mercato del lavoro che renda chiare le regole e introduca la necessaria flessibilità imposta dal nuovo scenario economico mondiale, tutelando nel contempo il lavoratore in quanto persona. Prioritario inoltre l’abbattimento del cuneo fiscale che nel nostro Paese è pari
al 53% del costo del lavoro (media UE 44%) e la riduzione della tassazione che grava sulle imprese e che incide sui profitti per il 65,4% (media UE 42%). L’abolizione dell’IRAP sulla componente lavoro prevista dalla Legge di Stabilità va nella giusta direzione, ma resta ancora molto da fare”.

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