Accordo all’Ovile. Dura replica di Confcoop alla Cgil: “Voi denigrate anzichè difendere i posti di lavoro”

6/11/2014 – “Siamo di fronte a un nuovo esempio di miopia e di approccio esclusivamente demagogico al tema dell’occupazione e della tutela dei lavoratori, per di più a carico di un’impresa che proprio nel lavoro, e soprattutto nel lavoro a favore di persone segnate da particolari difficoltà, trova la sua stessa ragione d’essere”.

Toccata nel vivo, la Confcooperative ha reagito duramente all’attacco della Cgil e della Uil funzione pubblica che contestano l’accordo separato firmato da Cisl e dalla cooperativa di solidarietà sociale l’Ovile (che aderisce a Confcoop) al fine di aumentare la quota contrattuale di lavoratori precari (a tempo determinato). La Cgil accusa la Cisl di aver fatto sfumare la speranza di un’assunzione stabile per numerosi lavoratori dell’Ovile, e annuncia battaglia anche sul piano delle cause legali.

“Accuse prive di senso – replica Confcooperative – che confermano l’atteggiamento ostile di una parte del sindacato, ed in particolare della Cgil, che finge di preoccuparsi dei lavoratori, ma che in realtà non collabora in alcun modo a contrastare i fenomeni di irregolarità che nel nostro territorio compromettono proprio il lavoro, e non perde occasione per attaccare e denigrare le imprese più virtuose”.

“Cgil e Uil – sottolinea a sua volta il presidente de L’Ovile, Valerio Maramotti – leggono i fatti esattamente al contrario della realtà: la deroga prevista dalle leggi e siglata con la Cisl (senza “imboscate”, ma con una trattativa che ha trovato subito l’opposizione di Cgil e Uil) non impedisce affatto una successiva stabilizzazione di lavoratori, ma, semmai, evita che la scadenza e il mancato rinnovo del contratto a tempo determinato coincida, oggi, con l’interruzione del rapporto di lavoro a carico di persone che, in diversi casi e in funzione di problematiche di cui sono portatrici, ben difficilmente potrebbero avere altre opportunità”.

“In un momento pesantissimo per l’occupazione e addirittura drammatico per le persone segnate da fragilità – sostiene ancora Confcoop – la possibilità di offrire risposte e reddito da lavoro dipendente a moltissimi soggetti piuttosto che a pochi stabilizzati, è coerente non solo con i principi che ispirano il lavoro de L’Ovile e di coop sociali che in questi anni di crisi hanno stabilizzato e non precarizzato, ma anche con valori di equità e di solidarietà che anche Cgil e Uil dovrebbero praticare e condividere e che contrastano quelle forme di assistenzialismo che rappresentano un costo per la collettività e forme di umiliazione a carico delle persone”.

”L’accordo – incalza il presidente de L’Ovile – rientra in una virtuosa dialettica con la Cisl (il sindacato largamente più rappresentativo all’interno della cooperativa), che ha colto la gravità di questi fenomeni di marginalizzazione e si è reso disponibile alla ricerca di soluzioni a favore di persone altrimenti esposte alla disoccupazione, al lavoro irregolare o all’interno di percorsi socio-sanitari con bassissime retribuzioni”.

“Non sono state sicuramente scelte facili per noi e per la Cisl – aggiunge Maramotti – ma sicuramente sono soluzioni concrete, pienamente regolari e ispirate ad una logica di tutela reale di un lavoro che si basa su contratti nazionale pienamente applicati”.

“Anche le organizzazioni sindacali – osserva il presidente de L’Ovile, cooperativa che oggi assicura lavoro a 198 persone, oltre il 50% delle quali soci-lavoratori, con 80 lavoratori svantaggiati certificati dai servizi pubblici – hanno più volte espresso apprezzamento nei confronti de L’Ovile, che è fra le poche cooperative sociali emiliane ad aver ottenuto la certificazione di qualità nell’inserimento lavorativo di persone in difficoltà e di altre i cui svantaggi sono certificati”.

“A maggior ragione è incomprensibile l’atteggiamento di assoluta chiusura di Cgil e Uil rispetto ad un accordo che garantisce comunque continuità ad un lavoro regolare e in una situazione in cui il tempo determinato è – al momento – l’unico percorso alternativo alla sottoccupazione o alla disoccupazione di tante persone”.

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