Stress test sulle banche europee, promosse Bper e Credem. E altri Paesi hanno “truccato le carte”

26/10/2014 – Gli stress test condotti dalla Bce su 130 banche  dell’Eurozona, di cui 15 italiane, che a partire dal 4 novembre ricadranno sotto il controllo diretto della Bce, si sono conclusi positivamente per il sistema bancario e finanziario italiano.

soldi gifLo si legge nei dati finali del Comprehensive Assessment della Bce comunicati oggi a mezzogiorno. Le ricapitalizzazioni compiute quest’anno e interamente sostenute dai privati (a differenza, come vedremo, di quanto avvenuto negli altri Paesi euro), hanno raddrizzato una situazione che a fine 2013 appariva compromessa. In realtà il sistema italiano si sta mostrando molto più solido del previsto.

La banche italiane che non hanno superato gli stress test per carenza d’ossigeno sono Montepaschi, al quale mancano 2,1 miliardi di capitalizzazione, e Carige (-814 milioni). Sono, ironia della sorte, le banche di due città, Siena e Genova, che hanno fatto la storia della finanza nel millennio scorso.

Le altre undici hanno passato i test, chi in modo brillante chi un po’ meno, ma sempre senza formule dubitative, tenuto conto soprattutto che sul giudizio dei nostri istituti ha pesato anche il giudizio sul rischio Paese, con uno “scenario avverso” che prevedeva una calo del prodotto interno lordo dell’1,9%. Ciò significa che al netto di questo parametro le banche italiane si rivelano più forti rispetto a quelle degli altri Paesi.

Ma vediamo i risultati degli istituti più legati alla piazza reggiana

scimmiaPromozione a pieni voti per Unicredit (di cui sono grandi azionisti la fondazione Manodori e la famiglia Maramotti) con un’eccedenza finale di 8 miliardi 747 nello “scenario avverso”, promozione piena anche per Banca Popolare Emilia Romagna (eccedenza positiva 631 milioni) e Credem (eccedenza positiva 463 milioni, sempre nello scenario avverso). Per il Credem, unica fra tutte le banche con la sede legale e la direzione generale a Reggio Emilia, non è ancora certo il passaggio sotto la sorveglianza diretta della Bce.

Anche il Banco Popolare (che ha “in pancia” il S. Geminiano S.
Prospero) ha passato il test nonostante previsioni non favorevoli. Del Montepaschi, che a suo tempo aveva assorbito Bam-Cooperbanca, abbiamo già detto.

Fra gli istituti più attivi in provincia, da segnalare il risultato della Popolare di Vicenza che ha superato l’esame Bce dello scenario avverso con un’eccedenza positiva minima (30 milioni, e 554 dello scenario più favorevole) ma che non tiene conto dello sforzo eroico compiuto per sostenere il  sistema industriale del Veneto, uno dei più importanti d’Europa.

È la ragione della soddisfazione e “dell’orgoglio”, davvero di
sostanza, espressi oggi dal direttore generale Samuele Sorato: “Negli ultimi quattro anni abbiamo erogato nuovi impieghi per 11,5 miliardi di euro, con una crescita media annua degli impieghi dal 2001 a giugno 2014 pari al 5,8% rispetto all’1,3% del sistema bancario italiano, un contributo prezioso per il sostegno dell’economia reale che ha salvato migliaia di piccole e medie aziende e con loro un numero ancora più elevato di lavoratori”.

Intanto la Banca d’Italia, con il suo comunicato sui risultati dello stress test, ha voluto rivelare per la prima volta con una presa di posizione istituzionale le cifre degli aiuti pubblici alle banche da parte degli Stati europei. Cifre mai udite prima e che la dicono lunga sull’ipocrisia di taluni governi, specialmente quando alzano il dito e fanno l’esame all’Italia.

“Per un corretto confronto dei risultato secondo i dati Eurostat – scrive Bankitalia – i sistemi bancari e finanziari dei vari Paesi dell’area euro hanno beneficiato negli anni scorsi di aiuti interni da parte dei governi: quasi 250 miliardi in Germania  quasi 60 in Spagna, circa 50 in Irlanda e nei Paesi Bassi, poco di 40 in Grecia, circa 19 in Belgio e Austria e quasi 18 in Portogallo.  In Italia il sostegno pubblico è stato di circa quattro miliardi”.

Ogni commento è superfluo: senza tutti quegli aiuti, quante banche tedesche, spagnole o olandesi avrebbero superato l’esame Bce?

Cifre che ribaltano la percezione sullo stato dell’Italia rispetto ai partner Europei, e che sono destinate a pesare nel dibattito politico e sul semestre di presidenza italiana della Ue. Ha tutta l’aria di essere il secondo capitolo dell’operazione verità compiuta da Renzi e Padoan con la pubblicazione della lettera di Bruxelles sul patto di stabilità, e che tanto ha fatto arrabbiare Barroso. Aspettiamo il seguito.

(p.l.g.)

Be Sociable, Share!

Una risposta a 1

  1. mario Rispondi

    27/10/2014 alle 12:02

    Finalmente un giornalista attento che guarda all’Europa ed anche al comportamento dei ” primi della classe” La Germania, che si erge a punto di riferimento, è intervenuta ad aiutare il suo sistema bancario per 250 miliardi , mentre l’Italia solo per 4. Cioè mentre da noi fallivano le aziende e si versava( e si versa) sangue e sudore con dissesti e licenziamenti a causa anche della contrazione del credito, il Governo tedesco è intervenuto a piè pari con aiuti finanziari mostruosi. Monti e C. dov’erano ? Altro che antitrust e antidumping! Si controlla e si accusa il prossimo per indebolirlo mentre in casa propria si fa l’inverso per dar maggior forza alle proprie imprese ed all’economia. Ma la BCE dov’era ? Ecco perchè lo spread per noi aumentava e ci indeboliva ulteriormente.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *