Ottomila fallimenti in sette mesi: dove finirà l’Italia? Baldi: “L’imperativo è far tornare la fiducia”

di Carlo Baldi

Continua il default di imprese nell’economia italiana: 8.000 fallimenti nei primi sei mesi del 2014 (a Reggio n. 93), comunica il Cerved, con un aumento del 10,5% rispetto allo stesso periodo del 2013: “L’aumento delle procedure fallimentari non ha risparmiato alcun settore o area geografica – si legge – I default sono aumentati ovunque, con tassi di crescita a due cifre nel terziario”.

carlo baldi reggio emiliaDa gennaio a giugno 2014 hanno poi deciso di chiudere volontariamente i battenti, mettendosi in liquidazione, 32,5 mila imprenditori.

Sono dati strabilianti che, assommati ai 45.000 fallimenti dal 2009 al 2012, danno un quadro, seppur parziale, della grande crisi che sta attraversando il nostro paese, con conseguenze disastrose per l’occupazione e per l’economia in generale.

Se a questi dati si aggiungono poi quelli intorno ai processi di ristrutturazione, tenendo conto che, lo dice sempre Cerved, il 35,5% delle imprese ha diminuzione di fatturato, la crisi economica ed occupazionale raggiunge livelli inauditi. Non viene risparmiato nessun settore. Anche quello bancario, secondo le informazioni di un recente incontro milanese, ha esuberi per circa 100.000 occupati.

Questi dati, aggiungendo anche il necessario ridimensionamento del settore pubblico, mostrano uno scenario del nostro Paese non solo allarmante, ma per certi aspetti tragico.

Né si avvertono provvedimenti che possano far invertire il ciclo economico; anzi sembra prevalga un certo populismo, con molte parole e pochi fatti, non molto dissimile da quanto avviene in altri paesi, quali l’Argentina, dove si chiacchiera molto, si danno piccole sovvenzioni a pioggia, mentre quel paese sta andando di nuovo a rotoli.

Che fare? E’ il momento, più che di scontri e di affermazioni di principi, di rimboccarci le maniche con una seria politica che crei un’ondata di fiducia attraverso uno sforzo collettivo, semplificando la burocrazia ed agevolando tutte le iniziative che possano assicurare occupazione e quindi reddito e consumi. Il tutto insieme ad un programma intenso di opere pubbliche per contribuire ad accelerare l’economia.

Malgrado le affermazioni, ci stiamo perdendo in un vortice dove prevalgono gli aspetti burocratici, sanzionatori ed i controlli, al punto che ogni iniziativa è frenata dallo spauracchio delle sanzioni e delle lungaggini. E’ un momento in cui occorre un’accelerata, creando in tutti la voglia di fare e di realizzarsi, con la spinta ed il coraggio che caratterizzò la ripresa italiana degli anni ’70.

Se la classe politica non capisce a breve che occorre operare in tal senso, smettendo le accuse reciproche e le conflittualità senza senso specie su questioni di principio, il ricupero del nostro paese diventa difficile; ne sono il segno, tra l’altro, l’incremento dei flussi migratori verso l’estero, specie di giovani preparati, che tolgono risorse umane all’Italia di domani.

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