Arriveremo a Roma. Migliaia di reggiani alla manifestazione Cgil. Mora: vogliono far fuori il sindacato

22/10/2014 – Diverse migliaia di reggiani saranno in viaggio nella notte di sabato per raggiungere Roma e partecipare alla manifestazione da un milione di persone organizzata dalla Cgil contro il Jobs act, per la difesa dell’articolo 18 dello Statuto del lavoratori e contro la legge di stabilità.

Legge che, fra l’ altro, nel contesto della manovra da 36 miliardi, contiene un taglio di 150 milioni al fondo dei patronati sindacali per le pratiche di assistenza a lavoratori e pensionati, in sostituzione di Inps e Inail. Un taglio che rappresenterebbe un colpo durissimo per i sindacati e specialmente per la Cgil reggiana, il cui patronato Inca è tra i principali d’Italia e nel 2013 ha realizzato 118 mila pratiche, di cui oltre 23 mila a punteggio, cioè rimborsate dallo Stato.

“Se non cambia – ha detto il segretario provinciale Guido Mora – vedrete presto dei grandi tazebao davanti alle sedi del patronato, perchè saremo costretti a chiudere degli uffici e a ridurre il personale”.

Torniamo a Roma: da tutta la provincia la Cgil ha organizzato 60 pullman per più di tremila persone, con le prenotazioni che affluiscono di continuo e che potrebbero addirittura rendere insufficiente lo sforzo organizzativo compiuto dal sindacato di via Roma. Ma, assicura Mora, “faremo il diavolo a quattro per assicurare un posto a tutti quelli che vorranno venire a Roma”. Le prenotazioni si ricevono via mail e per telefono in tutti gli uffici Cgil della provincia.

Le partenze sono previste intorno alla mezzanotte dalle diverse località della provincia. A Reggio città, concentramento dei pullman davanti al circolo Pigal di via Petrella (zona Stadio). Per informazioni su orari, itinerari e località: www.cdltre.it, tel. 0522.457237/238.

Ai tremila dei pullman (destinati a crescere) si aggiungeranno molti altri reggiani che si sono auto-organizzati, o che hanno deciso di partire nella giornata di domani, venerdì.

MORA: VOGLIONO FAR FUORI IL SINDACATO

“Vogliono far fuori l’art. 18 per avere mano libera, perché vogliono  far fuori la contrattazione nazionale, leggi Marchionne, con l’obiettivo finale di far fuori il sindacato”.

Guido Mora è durissimo: “Affermare che l’articolo 18 riguarda solo poche migliaia di lavoratori è una enorme castroneria. Lo Statuto riguarda tutti,  e il solo art.18 con l’obbligo di reintegro in caso di licenziamento senza giusta causa interessa 16 milioni di lavoratori. I reintegri sono pochi, è vero, ma questo vuol dire che la legge funziona, che è un deterrente a non calpestare i diritti di chi lavora. Del resto – aggiunge il segretario provinciale della Cgil – io sono andato per trent’anni nei luoghi di lavoro, e non ho sentito un solo imprenditore porre il problema dell’articolo 18. Lo pongono le associazioni, non gli imprenditori”.

Con la “spallata” di Roma, la Cgil di Susanna Camusso e la Fiom di Maurizio Landini chiedono l’estensione dei diritti a tutti i lavoratori, l’eliminazione della selva dei contratti precari, cassa integrazione e indennità di disoccupazione che valgano per tutti.

Duramente negativo il giudizio sulla legge di Stabilità: “Manovra liberista e comunque sbagliata che come sempre colpisce dove è più facile, cioè lavoratori e pensionati. Non colpisce i ricchi, ma è una redistribuzione dei pesi fra chi ha meno. Gli ottocentomila posti di lavoro di Padoan assomigliano molto al milione promesso da Berlusconi – afferma Mora – È il momento di chiedere a chi ha troppo, ai grandi patrimoni, di contribuire alla ripresa del Paese”.

L’attacco al governo Renzi, insomma, è frontale. Mai si era visto uno scontro simile tra il sindacalismo di sinistra e il principale partito della sinistra, il Pd. Non a caso Mora e la segreteria Cgil ieri hanno incontrato Silvia Prodi, figlia di Quintilio e nipote di Romano, candidata reggiana alle regionali, che sabato mattina sarà in corteo a Roma.

SILVIA PRODI: ASCOLTARE TUTTI, NON PRIVILEGIARE UNA PARTE RISPETTO ALLE ALTRE

“Io penso che debba esserci sempre lo spazio politico per il dialogo, e che si debba privilegiare il confronto con certe parti sociali rispetto alle altre. In momenti come questi non si può non ascoltare le posizioni di tutti – ha detto Silvia Prodi ai giornalisti – Prima di prendere decisioni così forti, ascoltiamo bene tutte le ragioni. Intendo spendermi molto in questa direzione, e penso che abbiamo il dovere di impegnarci per le persone che fanno vite molto più disagiate delle nostre. Ci vuole una voce che dica “incontriamoci e parliamo”, e io sono a disposizione”.

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